Anno IV n. 68

In questo numero:

 

 

 

 

In copertina

IL BELLO DELLE PIAZZE D’ITALIA

Andrea Liparoto

In tutto il Paese gazebo e iniziative d’ogni genere per chiudere in bellezza il tesseramento 2019 all’Anpi

L’editoriale

Sì alla fantasy, no all’horror

Gianfranco Pagliarulo

Un pianeta che va all’indietro, dall’Amazzonia al confine turco-curdo al Cile, fino alla stessa Europa e al nostro Paese, mentre si sciolgono ghiacciai millenari. Ma ci sono segnali di riscossa, dal movimento giovanile mondiale contro i cambiamenti climatici all’associazionismo democratico italiano. Intanto un’Anpi in buona salute si riunisce a novembre per il suo Consiglio nazionale

Servizi

Formazione

PROMEMORIA 2. I fasci di combattimento

Paolo Papotti

Grazie a documenti rinvenuti da una sezione dell’Associazione dei partigiani, questo numero della rubrica di formazione collegata all’indirizzo web https://promemoria.anpi.it racconta dello statuto dell’organizzazione squadristica, anno 1921. Spregio della legge e violenza contro ogni opposizione assunte a metodo politico

Approfondimenti

I giorni dell’abbandono

Stefano Coletta

6 luglio 1938: si apre ad Evian-les-Bains una Conferenza internazionale per i rifugiati, convocata per salvare gli ebrei dalla furia nazista. Ma tutti i Paesi, tranne il Brasile, negano l’ospitalità. La stampa nazista: “Ebrei in saldo, nessuno li vuole!”. Poi c’è Monaco e l’invasione della Cecoslovacchia

Cittadinanza attiva

Tutto sulle Marche

Lorenzo Marconi

Straordinario impegno nelle giornate del tesseramento all’Anpi in tutta la regione e nel capoluogo, dove si aperta la nuova sede

In primo piano

In piazza per la pace in Siria il 1° novembre

Redazione

Un ampio documento unitario voluto da Anpi, Arci, Cgil, Legambiente, Rete della Pace, Udu e altre associazioni per fermare l’aggressione ai curdi e per trovare le vie della pace in Medio Oriente

Servizi

Servizi

Una scrittura di disperazione

Fiorella Ferrarini

Una poesia del poeta curdo Halmat Hosciar a testimonianza delle drammatiche vicende di un popolo senza Stato

Cittadinanza attiva

Coraggio, dignità, onore

Gianfranco Pagliarulo

Lettera aperta alla senatrice Liliana Segre

Idee

La parola della di-segnata e il mito greco

Letizia Annamaria Dabramo

Dino Buzzati: i cinquant’anni di “Poema a fumetti”, un “unicum” sia nel panorama fumettistico italiano che in quello letterario

Cronache antifasciste

La “Radio che non c’è più”

Maurizio Orrù

Radio Sardegna, chiamata Radio Brada, la prima ad annunciare, battendo sul tempo la Bbc, che la guerra era finita: 7 maggio 1945

Servizi

I camerati impresentabili

Gruppo di lavoro Patria su neofascismo e web

Il niet di CasaPound ai saluti romani (che ci sono stati) in piazza San Giovanni, a Roma, per la manifestazione del 19 ottobre e le ambizioni di un matrimonio politico con Lega, FdI e Forza Italia. Ma a cercare ponti sono anche altre formazioni della galassia nera

 

Cronache antifasciste

“Guarda cosa è stato!”

 Massimo Bisca

I partigiani dell’Anpi Genova invitati da studenti e insegnanti della Scuola Germanica per raccontare l’esperienza della lotta di Liberazione dal nazifascismo. Un dirigente dell’istituto: «Noi crediamo sia nostro dovere fare i conti con la storia, ma non tutti lo hanno fatto»

Profili partigiani

L’infinita Resistenza di Vera

Aldo Pavia

Se n’è andata il 28 ottobre scorso Vera Michelin-Salomon. Aveva 96 anni. Giovanissima partigiana a Roma, nel Comitato studentesco di agitazione, deportata nel carcere di massima disciplina di Aichach. Esponente di spicco dell’Aned, ha dedicato la vita a testimoniare la scelta di libertà e democrazia

Profili partigiani

I magnifici 100 anni di Lido Pittaluga

Comitato provinciale Anpi Genova

Reduce dalla campagna di Russia, dato per disperso ma poi ritrovato, licenziato per rappresaglia nel dopoguerra, si è sempre impegnato nella militanza democratica

 

 

Cittadinanza attiva

Studi antifascisti per i magistrati

Carlo Smuraglia

Due giornate dedicate alle “Disposizioni penali in materia di neofascismo, negazionismo e crimini d’odio” nei programmi dei corsi della Scuola Superiore della Magistratura

 

 

Terza pagina

Red Carpet

Il pugno nello stomaco

Mariangela Di Marco

Si parla di ritorno al fascismo, di pulsioni razziste e il teatro civile se ne fa carico. Duro e ironico, lo spettacolo “Nazieuropa” ha la forza di una provocazione/rassomiglianza. E lascia spazio alla riflessione

Pentagramma – Interviste

Daisy e la musica. Una grande e tragica storia

Chiara Ferrari

Dalle parole di Beppe Chierici, suo compagno di vita per dieci anni, un affascinante ritratto a tutto tondo di Daisy Lumini, musicista, compositrice e cantante, scomparsa col suo nuovo compagno Tino Schirinzi, malato terminale, dopo un salto dal viadotto autostradale il 18 agosto 1993

Librarsi

Americani invisibili

Giacomo Verri

Cristina Henríquez, “Anche noi l’America”, traduzione di Roberto Serrai, Casa editrice NNE, pp. 318, € 18

Librarsi

Il vento dell’Oltrarno

Valerio Strinati

Carmelo Albanese, “Storia dell’Anpi dell’Oltrarno: associazionismo popolare e memoria della Resistenza a Firenze”, Anpi Oltrarno, Firenze, 2017

Red carpet

Il capofamiglia malavitoso

Serena d’Arbela

“Il sindaco del rione Sanità”, regia di Mario Martone, con Francesco Di Leva, Massimiliano Gallo, Roberto De Francesco, Adriano Pantaleo, Daniele Ioia; Italia, 2019

Ultime da Patria

Profili partigiani

Tre partigiani di Cavaglià

Vitantonio Iacoviello

Ugo Machieraldo, Attilio Tempia e Mario Mainelli, tutti del paese in provincia di Biella, ricordati con una targa ed un’iniziativa pubblica dalla locale sezione dell’Anpi

Una mostra sulle partigiane e una nuova sezione Anpi

Graziano Pintori

Avviene a Tortolì (Nuoro), già capoluogo dell’Ogliastra, in una settimana di intensa attività col “profumo della nostra Costituzione

 

 

 

 

Profili partigiani

“Non importa il mio nome”

Annalisa Alessio

Sergio Dieda, partigiano di religione ebraica, fu il primo Caduto della valdese Val Pellice. Giovani, contadini e intellettuali di una popolazione da secoli perseguitata per la sua confessione protestante furono tra i primi “ribelli” all’occupazione nazifascista. Laicamente, nel segno dell’accoglienza, sostenuti da tutti gli abitanti

Interviste

L’esperienza dell’accoglienza

Irene Barichello

Condivisione della quotidianità e scambio tra culture. Le pratiche solidali della società civile di un’Italia ancora troppo poco raccontata. L’esperienza dell’associazione Famiglie accoglienti. La campagna per Rajane, il bambino dei libri

 

Cronache antifasciste

Il sangue dei vincitori

Roberto Villa

Il piccolo paese di Fonteno e il monte del Torrezzo, che nel Bergamasco si affacciano sul lago d’Iseo, il 31 agosto 1944 furono teatro di una delle più importanti offensive partigiane

Itinerari della Resistenza

Da Mondovì all’Emilia partigiana

Stefano Casarino

Un fine settimana dedicato alla Resistenza: visita dell’Anpi del comune cuneense a Parma, Salsomaggiore e Busseto

 

 

 

Il quotidiano

Cronache antifasciste

27 ottobre, 75° della Liberazione a Predappio

Redazione

Concerto, corteo e tagliatella antifascista per ricordare l’evento. Al teatro Comunale parlerà Emilio Ricci, vicepresidente nazionale Anpi

Itinerari della Resistenza

Lastre della memoria a Bolzano

Redazione

In vetro e acciaio riporteranno i nomi delle migliaia di deportati che transitarono nel Polizei-Durchganslager, destinati ai campi di sterminio. Faranno parte di un memoriale, il primo nella città alto atesina. Inaugurazione il 25 ottobre

Cittadinanza attiva

Milano con il popolo curdo

Roberto Cenati

Il 14 ottobre più di 5 mila persone hanno manifestato davanti al consolato turco contro l’invasione e i bombardamenti di Erdogan, in solidarietà con le donne e gli uomini che hanno sconfitto l’Isis

Cittadinanza attiva

Mani rosse a Roma

Redazione

Il pomeriggio del 14 ottobre in piazza Santi Apostoli per protestare contro l’aggressione di Erdogan

Cittadinanza attiva

Da Brindisi a Bolzano per il popolo curdo

Redazione

Manifestazioni e sit-in promosse dall’Anpi e da tante altre associazioni a seguito dell’appello nazionale firmato da Anpi, Arci, Cgil, Legambiente

Interviste

“Lottiamo contro i pieni poteri di Erdoğan”

Antonella De Biasi

Colloquio con Sezai Temelli, co-presidente del Partito democratico dei popoli (Hdp) in Turchia. Al centro il tema della lotta per la democrazia: “Non si può avere uno stato di diritto se si mette tutto il potere in mano a una sola persona, al cosiddetto uomo forte”. Il dramma del Rojava

Servizi

Pomodori rosso sangue

Mariangela Di Marco

Un reportage dalla Puglia dove si coltiva il 40% della produzione nazionale dell’ortaggio. Tra nuove baraccopoli, campi lavorati soprattutto da immigrati, infiltrazioni mafiose e piaga costante del caporalato. Grazie a progetti virtuosi di Regione, Cgil, associazioni e il contrasto all’illegalità qualcosa sta cambiando. Ma non basta

 

Cittadinanza attiva

L’Anpi siciliana col sindaco Orlando e la giunta

Redazione

Breve cronaca di una giornata particolare nell’Aula consiliare di Palermo col sindaco, il vice sindaco, gli assessori, i dirigenti delle sedi provinciali dell’isola, il coordinatore regionale Ottavio Terranova e il direttore di “Patria” Gianfranco Pagliarulo. L’incontro con Leoluca Orlando e con la giunta, e poi la riunione del coordinamento siciliano

 

Profili partigiani

Fabbrica Curone e i suoi cinque martiri

Anpi Viguzzolo

Una giornata dedicata a Luigi Callegari “Tosca”, Mario De Antoni “Carrista”, Aldo Dellepiane “Aldo III”, Sergio Paganini “Negro” e Igino Sala, uccisi dai nazifascisti nel dicembre 1944

 

 

 

 

Itinerari della Resistenza

Partigiani, da Castelluccio a Visso

Pia Bacchielli

Nando Galletti, vent’anni. Pietro Capuzi, 53 anni. Catturati, torturati e uccisi dai nazifascisti. Un toccante racconto della Resistenza, in una terra di antica fierezza, ancora ferita dal terremoto del 2016

Interviste

«Si rischia di mettere sullo stesso piano vittime e carnefici»

Filippo Giuffrida

David Sassoli, Presidente del parlamento europeo. «Il giudizio sui sistemi comunisti nei Paesi dell’Est non credo sia in discussione, così come non può esserlo il grande contributo delle formazioni partigiane comuniste e dell’Unione sovietica nella Liberazione dell’Europa dal nazifascismo». «In Italia, il Pci è stato protagonista della Resistenza, della rinascita democratica del nostro Paese e del consolidamento delle istituzioni repubblicane»

In memoria di Giuseppe di Vagno, il gigante buono

Pasquale Martino

Fu il primo parlamentare assassinato dai fascisti. A Mola di Bari, dove venne ucciso, l’Anpi provinciale e Fondazione Circolo Rosselli hanno dato il via a un percorso biennale di preparazione delle celebrazioni per il centenario della morte

 

 

 

Interviste

L’est antisemita e la “risoluzione” del parlamento Ue

Natalia Marino

Parla lo storico Alessandro Barbero sul documento europeo che mette sullo stesso piano nazismo e comunismo: “Stalin fa il patto con la Germania quando sono falliti tutti i tentativi di stringere accordi con l’Inghilterra e con la Francia, quando già Inghilterra e Francia hanno lasciato via libera a Hitler”. L’odio verso gli ebrei “diffuso nei Paesi dell’Europa orientale ha permesso che l’occupazione nazista non incontrasse una netta opposizione”

 

 

 

Profili partigiani

Quando i fascisti ammazzarono il deputato Di Vagno

Annalisa Alessio

Dopo un comizio a Mola di Bari gli assassini al soldo degli agrari gli sparano tre revolverate e lanciano una bomba a mano. Il parlamentare socialista morirà il giorno dopo, 26 settembre 1921. Violenza e omicidio nel dna del fascismo

Approfondimenti

La storia à la carte

Claudio Vercelli

Una vivisezione della recente risoluzione del parlamento europeo, “un vero e proprio minestrone indigeribile di affermazioni del tutto destoricizzate”. Un regalo alle forze politiche sovraniste ed identitarie che sono al governo in diversi Stati dell’Europa orientale, a partire dall’Ungheria e dalla Polonia

 

 

Itinerari della Resistenza

Un piccolo grande cimitero internazionale partigiano

Redazione

Sui monti di Acquasanta Terme (Ascoli Piceno) era stato danneggiato gravemente dal sisma di tre anni fa. Sabato 21 settembre l’inaugurazione dopo la messa in sicurezza dell’area, il restauro e la sistemazione delle lapidi. E domenica 22 una cerimonia all’ex campo di prigionia di Colfiorito

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’articolo Anno IV n. 68 proviene da Patria Indipendente.

IL BELLO DELLE PIAZZE D’ITALIA

Più di 160 piazze in tutta Italia colorate di giovani, Costituzione, antifascismo, pace. Queste le giornate del 26 e 27 ottobre scorsi nelle quali l’Anpi ha chiuso il tesseramento 2019 incontrando nei suoi gazebo migliaia di cittadine e cittadini. Uno straordinario impegno volontario, una fitta partecipazione e nuove adesioni all’Associazione. Così da Palermo a Torino, da Milano a Catanzaro passando per la Sardegna, la fantasia partigiana di tanti militanti ha prodotto incontri e passione contagiosa. Abbiamo scelto di raccontarvi in particolare alcune delle iniziative promosse a Roma, Genova e in alcune realtà più piccole. Per illustrare la capillare, formidabile, positiva, energia dell’Anpi oggi. Tenendo quindi a mente che i resoconti dalle città e dai territori metropolitani di cui diamo notizia sono semplicemente un magnifico emblema delle attività realizzate in quasi tutti i centri urbani di ogni Regione del nostro Paese.

Ecco dunque qui di seguito solo alcune testimonianze.

Un banchetto, tra i molti, a Roma

Ci racconta Valerio Bruni, componente della Presidenza dell’Anpi provinciale di Roma: «Oltre 30 sezioni mobilitate, decine di nuove iscrizioni, centinaia di presenze. Proiezioni, musica di strada, performance artistiche e tanti banchetti per le adesioni.

Le bandiere dell’Anpi hanno sventolato nelle piazze dei Municipi di Roma e dei Comuni della provincia.

Nel capitolino rione Esquilino

Dal litorale all’Appenino, passando per le storiche piazze della Capitale, la straordinaria forza di volontà che contraddistingue lo svolgimento di ogni nostra iniziativa, unita all’entusiasmo dei tanti che si sono avvicinati e che hanno intrapreso questo nuovo percorso di democrazia e di impegno civile, ha dato vita in ogni territorio ad un momento importante di condivisione, confronto e di volontà di continuare a battersi quotidianamente per preservare i valori di libertà, pace e solidarietà.

Nella foto in senso orario: durante le giornate del tesseramento a Nettuno, Subiaco e Lanuvio

Nei prossimi giorni continueranno, con cadenza quasi quotidiana, gli eventi organizzati dall’Anpi su Roma e provincia.

Un territorio vasto che nell’ultimo periodo ha visto quasi raddoppiare gli iscritti all’Associazione e nel quale i nuovi partigiani continuano ad inaugurare nuove sezioni che di giorno in giorno realizzano progetti con scuole, comunità locali ed Istituzioni».

Per la due giorni di tesseramento 2019 a Formia (LT)

Ottimi risultati anche nella provincia di Latina, territorio non facile per l’antifascismo. «L’atmosfera di sereno scambio e confronto intergenerazionale tra gli attivisti che si sono avvicendati tra banchetto e volantinaggio – ci scrive Ada Filosa, presidente dell’Anpi provinciale – ha catturato l’attenzione di molte persone. Alcune hanno preso il volantino e sono andate via, altre si sono fermate a chiedere informazioni, altre ancora hanno parlato con noi della situazione del nostro territorio e dell’importanza del nostro impegno. Sono stati certamente due pomeriggi proficui: a Formia vecchi iscritti hanno rinnovato la tessera e cittadini e cittadine antifascisti/e si sono convintamente tesserati per la prima volta. Particolarmente gradita è stata la richiesta di adesione da parte di un giovanissimo simpatizzante di soli 11 anni, segno che i valori della Resistenza e della Memoria vanno diffusi con sempre maggiore impegno tra le giovani generazioni».

Alcuni scatti dell’incontro pubblico promosso dal Comitato provinciale Anpi di Torino e dalla sezione Giambone del centro cittadino A coordinare gli interventi, la presidente del Provinciale Anpi, Maria Grazia Sestero

Le Marche sono da tempo vessate da brutte realtà, ma l’Associazione si mantiene fedele alla sua missione, come ci testimonia il coordinatore regionale Lorenzo Marconi: «L’Anpi nazionale ha voluto creare un’ulteriore occasione per offrire la possibilità a quanti, stimolati dalla particolare difficoltà della situazione economica, politica e sociale, intendano con la loro adesione riconoscere il ruolo dell’Anpi nella lotta al fascismo e nella difesa della democrazia e rafforzare l’Associazione. Una diversificazione delle iniziative che è anche specchio delle diverse situazioni che la nostra associazione sta vivendo: nell’ascolano e nel fermano la persistente egemonia della destra non rende certo facile la vita alle nostre sezioni; ancor più queste realtà insieme a quelle del maceratese sono condizionate dalle conseguenze del terremoto che continuano a rendere molto complicata e difficile la conquista di una normalità e con essa la partecipazione alla vita politica e civile.

A Calci (Pisa). Nella foto in basso, il prof. Paolo Pezzino, Presidente dell’Istituto nazionale Ferruccio Parri

Nel maceratese poi il peso dell’attentato terroristico del fascio-leghista Traini e della forsennata campagna razzista orchestrata dalla destra in seguito alla tragica vicenda di Pamela Mastropietro ha inciso profondamente nel tessuto della città che stenta a riprendersi e anche nella nostra realtà associativa abbiamo avuto più difficoltà a mantenere il tesseramento precedente. Per fortuna la presenza degli studenti e delle loro organizzazioni tiene desta l’attenzione su quanto ci succede intorno e nel mondo».

Molte le sezioni mobilitate anche a Pisa e provincia. Si sono svolte iniziative a Calci (con la presenza del professor Paolo Pezzino, presidente dell’Istituto nazionale Ferruccio Parri), Pontedera, Vicopisano, San Frediano, Settimo, Cascina e Putignano.

Dall’alto in senso orario, foto da Pontedera; Vicopiano; Cascina; con la Cgil Pisa

Così a Genova dove le giornate si sono concluse in modo distintamente vivace come ci spiega Massimo Bisca, presidente dell’Anpi provinciale: «Il pomeriggio della domenica poi, abbiamo concluso queste due giornate a Bolzaneto concluse in un modo un po’ diverso in un salone stracolmo di gente, iscritti e non, il titolo dell’iniziativa era “TI SGANASCI E CONTRIBUISCI” perché oltre all’impegno per far vivere i nostri valori nella società, ci siamo impegnati tutti a far diventare ogni nostra sezione un punto d’incontro tra tutti i cittadini e di ogni età. Abbiamo quindi voluto chiudere chiedendo ad un gruppo di comici genovesi, nostri stessi iscritti, a chiudere quella giornata. Abbiamo vissuto insieme   un bel pomeriggio piacevole, abbiamo fatto vivere uno spazio che oltre ad essere un luogo in difesa della memoria è e può diventare ancor di più un centro di socialità».

Foto di gruppo dall’Anpi provinciale di Brindisi. Al centro Tea Sisto, componente della Presidenza dell’Anpi provinciale

Anche il sud ha fatto la sua parte, attivissima e brillante. «Anche in provincia di Brindisi ci racconta un’entusiasta Tea Sisto, componente della Presidenza dell’Anpi provinciale  sono state intense le giornate di chiusura del tesseramento. Ha iniziato venerdì 25 ottobre Mesagne dove, in quella stessa data si è svolta l’assemblea congressuale di costituzione della locale sezione, alla presenza del presidente del comitato provinciale, Donato Peccerillo. La sezione è stata intitolata al combattente antifascista ucciso in Spagna Eugenio Santacesaria. Presenti in assemblea alcuni suoi familiari. Eletto il Comitato direttivo: 6 donne su 9 componenti. Molti i nuovi tesserati in questa occasione speciale. L’Anpi a Mesagne continuerà una storica battaglia contro il fascismo, una battaglia che appartiene alla città. Sono 28 i partigiani e gli storici antifascisti mesagnesi.

Sabato 26 ottobre è toccato a Brindisi città. La giornata di chiusura del tesseramento si è svolta nella sede dell’Anpi. Numerosi i presenti, anche giovanissimi. Il ricercatore Carlo Guadalupi ha regalato all’Anpi Brindisi la sua preziosa raccolta di documenti originali delle lotte a Brindisi dal 1968 in poi.

Scatto di gruppo a Ostuni (BR)

Sempre sabato 26 ottobre, in Piazza della Libertà, organizzata dalla Sezione Anpi di Ostuni intitolata al Maggiore Antonio Ayroldi, Martire delle Fosse Ardeatine, si è svolta una manifestazione in piazza in onore dei nuovi tesserati, durata un’intera giornata, dalle 10 del mattino alla sera alle 20. Nel corso della manifestazione, che ha visto la partecipazione di numerosi cittadini, è stato distribuito materiale informativo dell’Anpi oltre a copie del periodico Patria Indipendente. Studenti del Liceo Classico di Ostuni si sono avvicendati nella lettura di brani tratti dal libro “Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana” e di lettere alla famiglia del Maggiore Antonio Ayroldi (zio della presidente di sezione Anpi, Isabella Ayroldi). Di seguito si sono svolti la pièce teatrale “I cento passi”, un intervento musicale della cantante Angela Semerano che, accompagnata alla chitarra da Alessandro Fiorella, ha interpretato brani della resistenza e canzoni di lotta (Oltre il ponte, Bella ciao, La ballata di Sacco e Vanzetti, Fratelli Carlo e Antonio di A. Fiorella ecc.). La manifestazione è stata anche l’occasione per esprimere il forte sostegno dell’Anpi di Ostuni alla lotta del popolo curdo, con la lettura di poesie del poeta curdo Abdullah Goran, la distribuzione di un volantino e l’esposizione di manifesti opera di Zerocalcare.

Tanti nuovi iscritti all’Anpi anche a Francavilla Fontana

Infine nuovi iscritti domenica 27 ottobre anche a Francavilla Fontana dove l’Anpi ha organizzato un banchetto in piazza dalle ore 10 alle 13. È stata l’occasione anche per dialogare con molti cittadini che hanno chiesto lumi sul ruolo dell’Anpi dato che i partigiani rimasti vivi non sono moltissimi ormai. Dirigenti e volontari hanno spiegato il ruolo antifascista dell’Anpi e di difesa della Costituzione della quale sono state distribuite numerose copie».

Grande attivismo e attualità anche Catanzaro. Ci scrive Mario Vallone, presidente dell’Anpi provinciale: «Da giornate come queste, o come quella di qualche giorno fa sulla manifestazione di solidarietà al popolo curdo, vengono tante utili sollecitazioni per il nostro lavoro. La necessità di accrescere le adesioni rimane un obiettivo da perseguire tutti i giorni.

Tanti giovani con l’Anpi a Catanzaro

Il senso delle giornate del tesseramento lo ha dato Maria Elena giovane avvocato che con queste parole domenica mattina ha motivato la sua prima iscrizione: “Perché è l’unica tessera che oggi vale la pena di avere in borsa. Ora e sempre Resistenza».

Nel beneventano sono state inaugurate nuove sezioni, dunque nuovi e promettenti semi partigiani.

«Le giornate di chiusura del tesseramento 2019 – ci racconta Amerigo Ciervo, presidente dell’Anpi provinciale – hanno visto l’Anpi sannita attiva su più fronti e in diverse zone del territorio provinciale. Infatti, oltre al tesseramento, che ancor prima di questa chiusura aveva visto un balzo in avanti importante passando dalle 180 tessere del 2018 alle quasi 250 di quest’anno, ha avuto luogo la costituzione delle prime due sezioni locali dell’Anpi del Sannio.

Nuove sezioni locali, le prime, nel Sannio (BN).
Nella Biblioteca comunale di Morcone, l’assemblea costitutiva della sezione intercomunale Alto Tammaro

Il primo appuntamento è stato sabato 26 ottobre alle ore 17.30 presso la Biblioteca comunale di Morcone dove gli iscritti hanno dato vita all’assemblea costitutiva della sezione intercomunale Alto Tammaro.

Dalla discussione assembleare sono venute fuori tante proposte valide e interessanti, ma al tempo stesso la consapevolezza della responsabilità che deriva da un passo così importante quale quello di rappresentare la memoria partigiana e lo spirito antifascista in tempi complessi e delicati come quelli attuali. Inoltre, l’Anpi Alto Tammaro cercherà di porre al centro della sua attività l’attenzione alle memorie locali legate alla Resistenza, memorie sbiadite di donne e uomini su cui, tuttavia, già alcuni iscritti stanno lavorando da tempo con passione e tenacia.

Costituzione della sezione intercomunale Valle Caudina (BN)

Domenica 27 ottobre, invece, è stata la volta della costituzione della sezione intercomunale Valle Caudina che si è tenuta presso la Biblioteca Comunale di Montesarchio. La discussione fra gli iscritti si è, in questo caso, concentrata, oltre che sull’attualità politico-culturale del nostro paese, sulle possibili azioni e iniziative da mettere in campo con particolare attenzione al mondo giovanile e della scuola. Non a caso il comitato della sezione Valle Caudina ha visto l’elezione di ben tre giovani tesserati segno della volontà di incidere profondamente sulle nuove generazioni».

Un’Anpi, dunque, più presente, giovane e viva che mai.

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In piazza per la pace in Siria il 1° novembre

Guernica, di Pablo Picasso

Anche a Roma sfilerà il popolo della pace nella giornata europea di mobilitazione a sostegno dei diritti dei curdi del Rojava. Il 1° novembre associazioni, sindacati, studenti, partiti democratici, semplici cittadini si daranno appuntamento nella capitale e in tante altre città italiane per partecipare in contemporanea alla manifestazione promossa da “Autonomia del nord-est Siria-Rojava”, coordinata nel nostro Paese dall’UIKI (l’Ufficio informazione del Kurdistan in Italia). E Anpi, Arci, Cgil, Legambiente, Rete della Pace, Udu e altre associazioni, dopo aver lanciato appelli ed espresso vicinanza alle donne e degli uomini curdi che aveva contribuito a sconfiggere l’Isis ed aveva avviato nel territorio una grande esperienza democratica, hanno deciso di fare un passo in più. Così hanno messo a punto una “Piattaforma per la pace in Siria e in MedioOriente”. Un documento articolato che Patria vi propone integralmente.

Hevrin Khalaf, segretaria generale del Future Syria Party barbaramente assassinata con i suoi accompagnatori nei primi giorni dell’invasione turca probabilmente da miliziani dell’Isis

 

Piattaforma Pace in Siria ed in Medio Oriente

Fermiamo la guerra in Siria

Fermiamo le guerre in Medio Oriente

Costruiamo la pace

L’allontanamento dal territorio siriano da parte delle forze armate americane, l’annunciata aggressione turca nei confronti del popolo curdo residente nel territorio della Siria del nord est, il successivo intervento russo al fine di comporre il conflitto accettando nella sostanza le pretese territoriali della Turchia confermano l’abbandono della popolazione curda al suo destino e la cacciata dei residenti dalla cosiddetta fascia di sicurezza. Ma mettono in luce anche l’inerzia e l’incapacità di svolgere un efficace ruolo di mediazione sia da parte dell’Onu che da parte della Ue.

Il mondo, e l’Europa in particolare, che avrebbe dovuto sostenere con tutte le proprie risorse, l’esperienza di integrazione e di convivenza tra le comunità etniche e religiose in corso nel Nord/Est della Siria, riconoscendo il sacrificio e la resistenza del popolo siriano e della sua milizia curda Ypg (Unità di protezione popolare), di cui una importante componente costituita da donne combattenti che si sono distinte per coraggio ed abnegazione, pagando un altissimo prezzo di vite umane, e riuscendo a sconfiggere l’Isis, hanno invece tradito questa esperienza, rendendosi complici di una nuova violazione della sovranità siriana, della ripresa della guerra e provocando l’alto rischio di un ritorno dei miliziani dell’Isis alle loro attività belliche e terroristiche.

La guerra continua ad essere l’unico strumento di composizione dei conflitti in Medio Oriente, dove si intrecciano laceranti contraddizioni mai sopite: la questione nazionale dei curdi, la legittima aspirazione ad uno Stato e un territorio per i palestinesi, la salvaguardia dell’esistenza dello Stato d’Israele, la lotta per l’egemonia regionale che si avvantaggia della perenne rivalità fra sciiti e sunniti, il perdurare del conflitto in Yemen e la repressione violenta delle mobilitazioni popolari in Iraq e Libano che rischiano di degenerare e riaccendere nuovi focolari, la frammentazione della Libia, il contrasto fra regimi laici e regimi confessionali (tutte le petromonarchie sono a carattere teocratico), la questione economica per le ricchezze petrolifere in gran parte di quei territori, gli interessi economici e strategici delle grandi potenze, il ruolo devastante che ha avuto e può avere l’Isis in Medio Oriente oltre che in Europa, in un quadro aggravato dagli interventi militari trascorsi in Iraq, in Libia, ed oggi nella stessa Siria che hanno comportato conseguenze catastrofiche per la stabilità dell’intera regione.

Davanti a questo scenario così complesso e drammatico l’unica via d’uscita è l’applicazione del diritto internazionale, multilateralismo per l’azione di mediazione e di risoluzione nonviolenta dei conflitti armati, mettendo al bando la guerra e le armi nucleari.

Noi, uomini e donne, cittadini e cittadine europee, migranti, rifugiati e richiedenti asilo, sentiamo il dovere di agire, di mobilitarci, di far sentire le nostre voci e le nostre ragioni a chi ci governa, a chi ha la responsabilità politica di fermare questa spirale di guerre e di violenze infinite.

Per questo rivolgiamo alle Nazioni Unite, alle istituzioni europee, agli stati membri, questa piattaforma di pace per porre fine alla guerra in Siria e nella regione Medio Orientale, per costruire la sicurezza ed il futuro di ogni popolazione, per ogni uomo e per ogni donna, in libertà e nel rispetto dei diritti umani universali e della libertà.

Per queste ragioni, sostenendo l’appello delle donne curde a tutti i popoli che amano la libertà, chiediamo e ci impegniamo per:

  • La cessazione del fuoco senza condizioni e il ritiro immediato delle truppe turche e di ogni altro esercito e milizie straniere, dal territorio della Siria;
  • l’immediata sospensione di vendita di armi ed assistenza militare alla Turchia, come pure agli altri stati implicati in guerre nel Medio Oriente, da parte degli stati membri dell’Unione Europea e in particolare dell’Italia;
  • che sia garantita assistenza umanitaria e corridoi umanitari per la popolazione siriana vittima di questa nuova invasione, come pure il rispetto dei diritti umani per tutta la popolazione civile, senza discriminazione di etnia o religione;
  • il ritiro del contingente militare italiano dal confine tra Turchia e Siria;
  • una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle nazioni Unite per istituire una missione di forze di interposizione con mandato ONU per la protezione della popolazione siriana e per ripristinare condizioni di ricostruzione democratica, di convivenza tra le diverse comunità;
  • la costituzione di una commissione internazionale sotto l’egida dell’ONU per verificare l’eventuale uso di armi chimiche contro la popolazione siriana della regione della Rojava, del Ghouta; operazioni ed azioni militari che possano costituire crimini di guerra e/o azioni di vera e propria pulizia etnica di cui si sono rese colpevoli le parti coinvolte nel conflitto in questi anni;
  • la costituzione di una commissione internazionale d’inchiesta sotto l’egida dell’ONU per scoprire esecutori e mandanti dell’assassinio di Hevrin Khalaf, segretaria generale del Future Syria Party, e dei suoi accompagnatori;
  • la sospensione di accordi commerciali e di associazione tra l’Unione Europea e la Turchia;
  • il non rinnovo dell’accordo tra UE e Turchia per la gestione dei rifugiati provenienti dalla Siria e da altri paesi in guerra;
  • l’attuazione, da parte dell’UE e degli stati membri di una politica di accoglienza e di integrazione di ogni uomo o donna in fuga da situazioni di rischio e minaccia alla propria vita e dei propri cari, siano condizioni di povertà, di repressione, di persecuzione, di disastri ambientali, di guerre, accompagnando queste politiche con programmi di cooperazione, di investimenti, con accordi commerciali e di associazione coerenti e diretti ad eliminare le cause che obbligano le persone a fuggire in cerca di rifugio e di condizioni di vita dignitose;
  • la ripresa di una profonda riflessione da parte del Parlamento Europeo sul ruolo dell’alleanza atlantica (NATO) e sulla necessità di avere una politica di difesa ed un esercito di difesa europeo;
  • il rilascio dei prigionieri politici e “verità e giustizia” per le vittime di sparizione forzata che in Siria;
  • togliere il PKK dalla lista delle organizzazioni terroriste;
  • riattivare il programma europeo per la riconversione industriale dell’apparato militare, a sistemi dual e civile; mantenendo l’apparato militare per scopi prevalentemente di difesa e non commerciali;
  • sostenere la società civile e democratica – quella siriana e delle altre popolazioni vittime di guerre e di regimi antidemocratici, quella turca che si oppone a Erdogan – con programmi di promozione dei diritti umani, in particolare per la libertà di espressione, di comunicazione, di associazione;
  • promuovere iniziative di dialogo tra le comunità e di costruzione della democrazia dal basso.

Questa piattaforma è promossa da associazioni, sindacati, organizzazioni studentesche, artisti, sportivi, intellettuali, politici, pensionati, cittadini e cittadine, migranti, rifugiati, richiedenti asilo, che hanno a cuore i principi ed i valori su cui si fonda l’Unione Europea, che si riconoscono nella carta universale dei diritti umani, che si impegnano e vogliono costruire una società giusta, libera e democratica. Libera da guerre e dalle armi. Libera da dittatori e regimi repressivi.

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27 ottobre, 75° della Liberazione a Predappio

Le Anpi delle province romagnole, col sostegno dell’Anpi nazionale, chiamano domenica 27 ottobre, a partire dalle ore 16, i democratici e gli antifascisti a festeggiare la ricorrenza del 75esimo anniversario della Liberazione di Predappio dai nazifascisti. L’Anpi invita i democratici e gli antifascisti a deporre singolarmente un fiore sul monumento ai caduti della Resistenza in Predappio.

La data della Liberazione di Predappio coincide, non del tutto casualmente, con quella della marcia su Roma del 28 ottobre. Date coincidenti ma, con tutta evidenza, antitetiche: l’una ricorda il tragico inizio di una dittatura, la seconda – pur se da un punto di vista locale, anche se si tratta del luogo natale di Mussolini – la cacciata della stessa e più in generale del nazifascismo e l’avvio di quel processo che porterà alla Repubblica e alla Costituzione.

La manifestazione verrà aperta nel pomeriggio alle 16 presso il Teatro Comunale di Predappio dalla prima edizione dell’Anpi Folk Fest, curata dal cantautore Alessio Lega, durante la quale si esibiranno E Zezi, De Soda Sisters, Massimo Ferrante, Coro Spontaneo Individualista, e altre sorprese. Nell’intervallo fra la prima e la seconda parte del concerto interverranno Miro Gori, presidente provinciale Anpi Forlì-Cesena, Giusi Del Vecchio, presidente provinciale Anpi Rimini, Luigi Lolli, presidente della sezioneAnpi di Predappio, e concluderà Emilio Ricci, vicepresidente nazionale Anpi. Al termine del concerto partirà un corteo che, attraversando il centro del paese, si concluderà davanti al circolo Arci di via Gramsci, dove avrà inizio verso le 19.30 una “tagliatella antifascista”.

Inoltre l’Anpi invita i democratici e gli antifascisti a deporre singolarmente un fiore sul monumento ai caduti della Resistenza in Predappio.

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Lastre della memoria a Bolzano

Una foto d’epoca del Polizei Durchganslager Bozen

Sono trentadue lastre in vetro e acciaio incastonate in un muro in acciaio collocato accanto al vero muro del lager, al civico 80 di via Resia. Vi scorreranno, proiettati, i nomi di migliaia di deportati, principalmente civili, e farà parte del “Passaggio della memoria-Passage der erinnerung”, museo a cielo aperto dove pannelli e installazioni esplicative raccontano la storia del Polizei Durchganslager Bozen.

I primi a esservi rinchiusi furono gli oppositori politici antifascisti e i partigiani; poi vi arrivarono i militari prigionieri, soldati alleati, disertori e renitenti alla leva di Salò; in seguito fu la volta degli ebrei, uomini donne, bambini, e dei rom. Quasi nessuno di loro fece ritorno a casa. Perché era un campo un campo di lavoro e di transito il Polizei Durchganslager Bozen. Posto sotto il diretto controllo nazista (al pari dei lager di Fossoli, Carpi, Borgo San Dalmazzo e la risiera di San Sabba), funzionò dall’estate 1944 al 3 maggio 1945.

Quasi 10.000 persone, secondo le stime più recenti (ma gli studi sono ancora in corso), vi passarono. I reclusi venivano sfruttati sino allo sfinimento nello sgombero delle macerie causate dalle incursioni aree, nelle operazioni di sminamento, oppure nelle fabbriche e nei terreni agricoli, prima di essere destinati ai luoghi di sterminio oltreconfine: Flossenbürg, Dachau, Ravensbrück, Buchenwald, Mauthausen, Auschwitz-Birkenau.

Il Passaggio della memoria in via Resia (da http://www.comune.bolzano.it/ UploadImgs/21662_26012012_014.jpg)

Oggi del Durchganslager Bozen, allora al margine di un quartiere operaio, resta solo una parte del muro di cinta e intorno c’è un complesso di palazzi di edilizia intensiva lungo un’arteria di intenso traffico cittadino. Quel campo infatti fu a lungo trascurato nel dopoguerra, fino a quando, nel 1995, l’amministrazione comunale in collaborazione con l’Anpi locale realizzò un “un percorso della memoria” storica di Bolzano.

La nuova istallazione si prefigge di ricordare anche i tantissimi abitanti del territorio che rischiarono in prima persona la rappresaglia nazifascista lanciando pane ai deportati, custodendo e inoltrando le lettere per i familiari di chi era costretto a salire sui treni piombati. Non va neppure dimenticato che nel lager bolzanino operò la Resistenza, un comitato clandestino era in costante contatto con i partigiani del Cln, organizzando decine di fughe, in particolare di quanti erano condannati a morire in Germania, Austria, Polonia. Le lastre intanto diverranno parte del primo memoriale dedicato di Bolzano.

Il taglio del nastro avverrà il 25 ottobre alle ore 17, alla presenza delle istituzioni locali e dei rappresentanti dell’Anpi Alto Adige-Südtirolo (guidati dal presidente Guido Margheri) e dell’Aned, alla sera ci sarà un concerto all’Auditorium dell’Orchestra Haydn a ingresso libero (necessaria però la prenotazione). Ma i partigiani alto atesini hanno già promosso iniziative ed eventi per una intera settimana “resistente” con incontri, presentazioni di libri, spettacoli teatrali nei licei. E sabato 26, la prima della due giorni nazionale di chiusura del tesseramento Anpi 2019, la sede bolzanina di via Torino 31 resterà aperta per momenti di dialogo, incontro e convivialità nel segno della riflessione sull’attualità dell’antifascismo e dei valori di pace, libertà, solidarietà e convivenza della Costituzione.

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Milano con il popolo curdo

Milano 14 ottobre 2019. La protesta davanti al consolato turco (da https://www.repstatic.it/content/localirep/img/rep-milano/2019/10/14/195500734-da55f926-83a8-4c55-8549-c458d1d39aac.jpg)

Nel pomeriggio di lunedì 14 ottobre si è svolta a Milano una grande manifestazione di solidarietà con il popolo curdo che rischia di essere massacrato dall’intervento di Erdogan. Davanti al consolato turco, in via Canova, Milano ha voluto esprimere la propria riconoscenza e vicinanza ai curdi che, da soli, hanno sconfitto i terroristi dell’Isis e ha voluto manifestare profondo cordoglio per la barbara uccisione di Hevrin Khalaf, leader curda, assassinata dalle milizie schierate con Ankara. Al presidio “Fermatevi! Milano al fianco del popolo curdo” hanno partecipato oltre 5 mila persone e i rappresentanti di Anpi, Aned, Cgil, Cisl, Acli, Verdi, Pd e di tantissime altre sigle della società civile.

La portavoce della comunità curda a Milano, Hazal Kayuncuer, rivolgendosi ai manifestanti dal camion che fungeva da palco, ha detto con grande forza: “Resisteremo fino in fondo. Il nostro popolo al nord della Siria è composto da diverse minoranze etniche che hanno sempre convissuto pacificamente fra loro. Resisteranno agli attacchi, si batteranno come hanno fatto contro l’Isis”.

Dal 2014 al 2018 la Turchia è stato il primo Paese di esportazione delle armi italiane. Il blocco della vendita di armi proposto dal governo italiano, ma solo per il futuro, non basta, anche perché gli arsenali turchi sono già al completo. Sono necessarie contromisure molto più efficaci. Questa crisi drammatica obbliga l’Unione europea, che condanna solo a parole l’invasione turca, a dotarsi di quella visione geopolitica che non ha mai avuto e i mezzi e la volontà per sostenerla.

La Resistenza italiana ed europea contro il nazifascismo sono state una guerra alla guerra per costruire un modo unito, nella pace, e nei valori della solidarietà e dell’antifascismo. Per questi valori ci siamo sempre battuti e in questi giorni si sta battendo coraggiosamente il popolo curdo.

Roberto Cenati, presidente Comitato provinciale Anpi Milano

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Mani rosse a Roma

Decine e decine di mani rosse, come sporche di sangue, per ricordare il bestiale assassinio di Hevrin Khalaf, curda, segretaria generale del Partito del futuro siriano. E centinaia di donne e uomini con striscioni, cartelli con Hevrin in effigie, simboli dei sindacati e delle associazioni.

L’Anpi in prima fila con le sue bandiere. È avvenuto il 14 ottobre in piazza Santi Apostoli a Roma, dove Cgil, Cisl e Uil avevano dato appuntamento per un presidio che rappresentasse l’indignazione della città per l’invasione del Rojava, il territorio siriano dove i curdi avevano avviato un’esperienza democratica dove libertà e liberazione si coniugavano con le aspirazioni a una patria da parte di un popolo senza patria.

Nel corso del pomeriggio in quella piazza ad un passo dal monumento al Milite Ignoto c’è stata un’affluenza continua di cittadini che testimoniavano la loro vicinanza a quelli – e quelle – che hanno sconfitto i carnefici dell’Isis.

Niente discorsi, comizi, parole. Solo la lettura della dichiarazione comune dei tre sindacati contro l’aggressione di Erdogan. E l’impegno a continuare. Perché a Roma quel pomeriggio è stato solo l’inizio. Come in tutta Italia.

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Da Brindisi a Bolzano per il popolo curdo

Da Brindisi a Savona, da Benevento a Bolzano e in decine di altre località italiane. L’Anpi sarà in piazza alla mobilitazione internazionale promossa sabato 12 ottobre in solidarietà con il popolo curdo.

Comitati provinciali e sezioni dell’Associazione dei partigiani manifesteranno contro l’invasione turca del nord est della Siria, una regione che tutti abbiamo imparato a conoscere come il “Rojava.

Ma tante iniziative si sono già tenute, oppure si svolgeranno oggi o nei prossimi giorni.

Sabato 12 in moltissime città italiane si darà vita a sit-in oppure a cortei insieme all’Arci, alla Cgil, a Legambiente, ai partiti democratici e della sinistra, alle Acli, alle onlus, alla plurale rete della società civile che si declina in ogni territorio in decine e decine di associazioni, a migliaia di persone comuni.

Insieme al sostegno di una forte azione diplomatica per la pace, che faccia cessare ogni azione della guerra voluta dal presidente Erdoğan, in favore dell’indipendenza e della sovranità di una popolazione storicamente martoriata, costretta più volte alla diaspora. Che solo grazie al tributo di sangue pagato nella lotta contro l’Isis aveva ottenuto di poter vivere in un’area autonoma.

Sui social si scambiamo informazioni, ci si dà appuntamento, c’è chi ha già approntato manifesti, altri dimostreranno portando con sé le foto di donne e uomini verso cui “la comunità internazionale, l’Europa, l’Italia, hanno ancora fresco un debito di riconoscenza”, perché “si sono battuti fino alla morte per fermare il comune nemico Daesh e salvaguardare la sicurezza e serenità dell’Europa e del nostro Paese, di noi tutti”.

Sono frasi tratte dall’appello alle istituzioni Ue e della Repubblica italiana lanciato dall’Anpi, Arci, Cgil e Legambiente non appena si è appresa notizia e che continua a correre sul Web. Proprio da quel testo è tratto il motto che unirà le dimostrazioni dell’Associazione dei partigiani in tutta Italia: “Si avvii in Siria una forte e decisa azione diplomatica”.

A Brindisi, dove il tam tam è anche all’insegna delle parole d’ordine “Scendiamo in piazza, restare indifferenti non è concesso a nessuno”, i partigiani locali saranno simbolicamente sotto la sede del Consolato generale onorario di Turchia, in via Cesare Braico insieme, tra gli altri, al Forum per cambiare ordine delle cose, al Treno della Memoria, a L’alveare-Mesagne Bene Comune, a la Collettiva Trans Femminista Queer, al Consorzio Nuvola. A Savona l’appuntamento è in piazza Mameli dalle ore 17.30; a Bolzano si svolgerà un presidio in piazza del Grano dalle 15.30 alle 18.30; l’Anpi a Benevento sarà con Cgil e Libera alle ore 18 davanti alla prefettura.

A Benevento, l’Anpi con Cgil e Libera

Se è impossibile dare conto di ogni orario e luogo dove si terranno le manifestazioni, c’è però una certezza: l’Anpi, territorio per territorio, saprà raggiungere e informare iscritti, amici, compagni e semplici cittadini. Nel nome di una pace giusta e subito ed essere accanto alle donne e agli uomini dello straordinario e generoso popolo curdo.

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Pomodori rosso sangue

L’antica Capitanata coincide oggi con la provincia di Foggia. Comprende la parte settentrionale della regione pugliese, con il Tavoliere, il Gargano e i Monti della Daunia (da http://2.citynews-foggiatoday.stgy.ovh/~media/original-hi/37464097686188/capitanata-2.jpg)

Ousemane scende da una utilitaria polverosa nello spazio antistante la foresteria dove vive da un anno, sulla Statale 16 per Foggia. Con lui, quattro amici. Vengono da una giornata di lavoro nei campi di pomodori nei dintorni di San Severo, nel distretto della Capitanata, principale area di produzione di oro rosso del Sud Italia.

Dal 2017 la foresteria Casa Sankara offre riparo a 250 lavoratori agricoli provenienti da Mali, Senegal, Ghana, Costa d’Avorio. Alcuni arrivano dagli insediamenti informali dell’ex Pista aeroportuale di Borgo Mezzanone, di Borgo Tre Titoli e da una moltitudine di masserie occupate a macchia di leopardo in un raggio di 50 km da Foggia. Ma la maggior parte è uscita dal Gran Ghetto, la baraccopoli nella piana tra San Severo e Rignano Garganico, sgomberata nello stesso anno. I terreni su cui sorgeva, di proprietà regionale, sono stati posti sotto sequestro dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari per presunte infiltrazioni criminali nella gestione del caporalato nei campi. Poco tempo dopo e a pochi metri distanti è tuttavia nata una seconda baraccopoli. Qui, al picco della stagione, si concentrano oltre 2mila persone, in baracche improvvisate di legna, teli di plastica e lamiera. Aspettano di essere convocate dai caporali, a cui pagheranno il costo del trasporto ai campi (dai 2 ai 5 Euro). I caporali poi otterranno un’altra percentuale (dai 20 ai 50 centesimi) dal datore di lavoro per ogni cassone raccolto dai membri della loro squadra.

La foresteria Casa Sankara è dedicata a Thomas Isidore Noël Sankara, attivista e primo presidente del Burkina Faso. Lottò contro la povertà del suo Paese. Un murales lo ritrae

Ed è dal Gran Ghetto che arriva Ousemane, senegalese di 28 anni, dove ha vissuto per più di un anno. «A Casa Sankara abbiamo avuto la possibilità di mettere da parte un po’ di soldi per comprare la nostra macchina. È intestata a uno di noi, ma è di tutti e cinque. Nel ghetto non ce l’avremo mai fatta» commenta il ragazzo, alzando lo sguardo verso la facciata di un prefabbricato dove troneggia il murale di Thomas Sankara, politico e rivoluzionario del Burkina Faso che si impegnò per la riduzione della povertà attraverso il taglio degli sprechi statali e la soppressione dei privilegi delle classi agiate. «Tutte le mattine venivano a prendermi intorno alle 4 con un furgone. Alle 5 riempivo già cassoni di pomodori. E poi di notte, nella baracca dovevo combattere con i topi. Dovevo lasciare al capo (il caporale) i soldi per dormire, per andare a lavoro, per farmi accompagnare in ospedale. Non è facile lavorare tante ore col caldo» aggiunge mentre si avvicina a un gruppo di ragazzi tornati da poco dai campi, distesi a riposare all’ombra di un albero. Sulla Statale 16 sfrecciano autotreni che trasportano decine di cassoni di pomodoro nelle industrie della Campania, dove verrà trasformato.

«Abbiamo sempre sostenuto che la chiusura dei ghetti sarebbe stata possibile se ci fosse stata un’alternativa. Così nel 2017, dopo la chiusura della baraccopoli di Rignano, la prefettura ha trasferito una parte di quelle persone a Casa Sankara» spiega Hervé Latyr Faye, presidente di Ghetto Out, capofila della rete di associazioni vincitrici del bando della Regione Puglia per l’utilizzo, per cinque anni, dell’azienda Fortore. Un’altra parte è ospitata nella struttura Arena, di proprietà del comune di San Severo.

Casa Sankara. Sulla targa una delle frasi più celebri di Nelson Mandela

«Ci sono molte richieste di accesso a Casa Sankara, per cui abbiamo dovuto introdurre dei requisiti, ma non chiudiamo le porte a chi non ha i documenti. Accogliamo, ascoltiamo e valutiamo la possibilità di intraprendere un percorso» continua Latyr Faye. «Molte persone che avevano perduto i loro documenti ora sono regolari. Rintracciamo i legali, recuperiamo i documenti. Abbiamo un avvocato che ci aiuta in questo. Persone che hanno vissuto nel ghetto per anni e che non hanno mai avuto la possibilità di rinnovare i loro documenti, arrivando a Casa Sankara hanno avuto la residenza perché abbiamo un accordo con il comune di San Severo. Molti hanno vissuto qui per un periodo e hanno trovato una sistemazione altrove perché hanno raggiunto l’autonomia economica grazie a un lavoro dignitoso» continua mentre camminiamo attraverso i prefabbricati della struttura di accoglienza, disposti ordinatamente e decorati da murales. In uno slargo, una targa cita Nelson Mandela «La libertà è una sola. Le catene imposte a uno di noi pesano sulle spalle di tutti». Intorno i panni stesi ad asciugare.

Per contrastare il caporalato, qui si lavora sui venti ettari di terreni abbandonati messi a disposizione dalla Regione, sedici dei quali coltivati a canapa per uso terapeutico, settore in cui la Puglia registra la maggiore attività in Italia. «Abbiamo stipulato una collaborazione con un’azienda di Bari che ci garantisce i semi e l’assistenza tecnica, mentre noi di Casa Sankara ci impegniamo con la manodopera, remunerata degnamente» aggiunge Latyr Faye. Vicino al campo dalle piante che superano il metro di altezza, i filari dell’uva quasi pronta per la raccolta. «Stessa cosa per il vigneto: noi ci mettiamo la manodopera e un agronomo di un’azienda locale ci supporta nelle varie fasi della coltivazione».

Da un lato del sentiero di breccia, gli operai lavorano all’ultimazione dei nuovi moduli abitativi inaugurati lo scorso 31 luglio dal presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano. Ospiteranno altri 400 posti letto, con infermeria, cucina e mensa, sportelli mobili di avviamento e sicurezza sul lavoro attraverso i progetti finanziati dal Fondo asilo migrazione e integrazione (Fami) e dal programma operativo nazionale del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali (Pon Inclusione).

«Senza questi lavoratori l’agricoltura pugliese non potrebbe resistere», scrive Emiliano sulla sua pagina social. «Per questo abbiamo dato vita a questo esperimento delle foresterie. Diamo così dignità alla produzione agricola fatta in modo legale e umanamente sostenibile, e soprattutto contrastiamo il caporalato, perché tutto ciò che è bestiale, illegale, che soffoca i diritti umani ed è frutto di abuso, prepotenza, arroganza e di mafia non può essere venduto da un Paese civile, fa solo danno».

Nello stesso giorno è stato attivato anche Senza Caronte, il servizio di trasporto del sindacato Flai Cgil, finanziato dalla Regione, per i lavoratori residenti a Casa Sankara e nel ghetto di Borgo Mezzanone, da e per i luoghi di lavoro, evitando così l’intermediazione illegale da parte dei caporali. Proprio questo meccanismo, che vede i braccianti stipati in furgoni, ha innescato all’inizio di agosto dello scorso anno due gravi incidenti, provocando 16 vittime con la stessa dinamica: uno scontro tra un tir e il furgone dei lavoratori, di ritorno da una giornata di raccolta di pomodori.

«Presto ripartiranno i corsi di italiano. Abbiamo dovuto sospenderli perché lo spazio adibito alla scuola abbiamo preferito darlo a chi aveva bisogno di un tetto sotto cui stare» dice il presidente di Ghetto Out. Parlare italiano è uno dei modi di liberarsi dal caporalato: i caporali servono ai padroni che non saprebbero come dare ordini ai lavoratori, senza la mediazione linguistica dei caporali. Intanto altre utilitarie con cinque passeggeri entrano a Casa Sankara. «La macchina è il grande potere del caporale. Se gliela togli, diventa nessuno» commenta Latyr Faye.

Nei campi di Puglia (https://www.pugliapress.org/wp-content/uploads/2017/10/D67CAA61-C7C2-440E-BA82-EA0C2A84B13C-1024×768.jpeg)

I caporali hanno diversi ruoli nella vita dei braccianti: si occupano, dietro compenso, del trasporto dalle abitazioni ai campi agricoli, degli alloggi in cui dormono fino al cibo. Ma soprattutto del reclutamento e dell’organizzazione dei lavoratori. In questa intermediazione tra il datore di lavoro e il bracciante, l’illecito sta nel fatto che il compenso viene trattenuto direttamente dalla paga del bracciante e nell’arbitrarietà con cui il caporale decide chi lavora e chi no, spesso trattenendo anche i documenti delle persone, rendendole ricattabili. E di conseguenza, sfruttate.

Se nei distretti settentrionali – Emilia Romagna e Lombardia – la raccolta è stata quasi integralmente automatizzata, al Sud, e in particolare in Capitanata, gli appezzamenti delle circa 3.500 aziende locali sono più piccoli e meno adatti alla meccanizzazione. Ed è qui, dunque, che risulta il modello estremo dello sfruttamento lavorativo nell’agricoltura, in cui si concentrano simultaneamente violazioni dei diritti su più livelli. Il rapporto 2018 dell’Ispettorato nazionale del lavoro attesta che circa il 50% delle aziende agricole pugliesi risulta essere irregolare, mentre il 64% dei lavoratori in nero. Il 75% delle persone assunte in agricoltura risultano prive di regolari documenti di soggiorno. Non vengono rispettati neanche i contratti da 50-60 euro a giornata, come richiede il contratto collettivo nazionale del comparto agricolo.

(foto Imagoeconomica)

Secondo le stime del Rapporto Flai Cgil (Osservatorio Placido Rizzotto, 2018) le infiltrazioni mafiose nella filiera agroalimentare e nella gestione della domanda e offerta di lavoro attraverso la pratica del caporalato muovono un’economia illegale e sommersa di oltre 5 miliardi di euro.

A livello nazionale, sono tra i 400 e i 430 mila i lavoratori stranieri esposti al rischio di ingaggio irregolare, e di questi 130 mila sono in condizione di grave vulnerabilità. Le donne sotto caporale percepiscono un salario inferiore del 20% rispetto ai loro colleghi. Nei gravi casi di sfruttamento analizzati, alcuni lavoratori migranti percepiscono un salario di 1 euro l’ora, mentre in media si guadagna 3-4 euro per un cassone di 375 chili per 30 euro al giorno. I lavoratori stranieri costituiscono circa un quarto del totale in agricoltura (Dossier statistico immigrazione, Idos 2018) dove, di fatto, il caporalato è l’unico mezzo di reclutamento della manodopera. Ma non mancano gli italiani, come ci ricorda la morte di Pasquale che poche settimane fa si è accasciato mentre raccoglieva angurie nel caldo asfissiante di una serra della provincia di Napoli, a Giugliano. Aveva 55 anni e neanche lo straccio di un contratto.

La figura del caporale è piombata nell’immaginario collettivo italiano nel 1990 con Pummarò, film del regista pugliese Michele Placido che racconta le vicissitudini di un ragazzo ghanese. Ma quello del caporalato è un sistema che è sempre esistito. «Scancèlletece dalla società, pe nui poveretti pietà nun ce ne sta» cantava Matteo Salvatore negli anni Sessanta, conosciuto come il più grande cantore sullo sfruttamento. Narrava la vita di stenti e fatica dei braccianti del Tavoliere delle Puglie assoggettati ai caporali, italiani come loro. Continuando in questa digressione, è importante ricordare che proprio in queste terre avvenne il primo omicidio di un parlamentare da parte dei fascisti: Giuseppe Di Vagno, parlamentare che si schierò a fianco dei contadini colpiti dalla violenta e sanguinosa reazione degli agrari all’occupazione pacifica delle terre incolte e dalla repressione poliziesca. Erano gli anni del biennio rosso (1919-1921), anni di importanti lotte sociali che attraversavano il Paese. «Nel settembre 1921 i delitti commessi dagli squadristi si contavano già a centinaia in tutta Italia, ma per la prima volta era ucciso un parlamentare. Non era un caso che questo grave crimine politico fosse stato commesso in Puglia. Già nel 1913 le leghe bracciantili pugliesi erano più numerose di quelle di qualsiasi altra regione italiana» scriveva il giornalista e storico Leo Valiani su l’Espresso in occasione dei cinquant’anni dell’uccisione dell’onorevole Di Vagno.

Se, però, i vecchi caporali avevano un rapporto con la comunità e il territorio e i braccianti erano parte integrante di un sistema sociale che fungeva loro da riferimento, nel corso degli ultimi decenni, la presenza di caporali stranieri ha rappresentato – e rappresenta – una profonda mutazione antropologica di questo fenomeno. I nuovi lavoratori stranieri vivono nell’invisibilità dei ghetti e finiscono per essere sradicati dal territorio, non avendoci alcun contatto se non quello nei campi agricoli. Le relazioni temporanee e distaccate tra caporale e lavoratore non trovano più neanche il conforto dell’appartenenza a una comunità. «Ed è questa doppia condizione di estraneazione (rispetto al paesino del Tavoliere di cui non sanno niente e, soprattutto, rispetto al caporale con il quale, per quanto loro connazionale, non hanno alcun vincolo sociale, comunitario) che trasforma i braccianti in schiavi» scriveva il giornalista e scrittore Alessandro Leogrande in Uomini e caporali (Feltrinelli, 2008).

Lo stemma della Regione Puglia

Nel 2016 il Parlamento ha approvato la legge 199 contro il caporalato che penalizza il datore di lavoro che «sottopone i lavoratori a condizioni di sfruttamento e approfitta del loro stato di bisogno». Le azioni promosse dalla Regione Puglia per lo smantellamento dei ghetti e il superamento del caporalato vanno nella giusta direzione. Ma non basta. Lo scorso 4 luglio un decreto del ministero del Lavoro ha istituito un tavolo operativo per monitorare e organizzare interventi di contrasto a questo fenomeno: la legge 199 risulta insufficiente, avendo carattere prevalentemente repressivo perché interviene sul fatto avvenuto e non sulle cause.

Quali sono queste cause? Pensiamo alle passate di pomodoro vendute a 49 centesimi, il modello del sottocosto che ha riempito il mondo della grande distribuzione. Un mondo dietro cui si nasconde lo sfruttamento non solo dei braccianti, ma anche dell’ambiente. I 49 centesimi delle conserve di pomodoro sono determinati dalle aste online a doppio ribasso che permettono ad alcuni gruppi, soprattutto discount della grande distribuzione, di acquistare enormi partite di prodotti, per lo più conservati, come le passate di pomodoro, a un prezzo irrisorio. Lo fanno sui prodotti a loro marchio per poi venderli a pochi centesimi. La conseguenza è che chi produce e trasforma il pomodoro non rientra nei costi di produzione. L’unica alternativa che si ha a disposizione è quella di tagliare i costi del lavoro e della qualità. La qualità si abbassa perché si deve aumentare la resa di produzione, aumentando quindi l’uso di prodotti chimici sul campo. Il costo del lavoro nei campi di pomodoro diventa altresì sfruttamento e caporalato. Secondo l’Anicav, l’associazione nazionale industriali conserve alimentari vegetali, il fatturato dell’industria del pomodoro si aggira sui 3 miliardi di euro. L’Italia è il secondo trasformatore mondiale, dietro la California e seguita dalla Cina e detiene il 50% della produzione a livello europeo. Eppure, nonostante questi numeri, il pomodoro italiano vede ogni anno diminuire il prezzo della materia prima e del prodotto trasformato.

Ci sono diverse azioni politiche e culturali sul territorio pugliese che rispondono a queste problematiche e che rilanciano il comparto. Dal 2014 Sfruttazero è uno di queste. Le associazioni Solidaria di Bari e Diritti a Sud di Nardò (Lecce) autoproducono salsa di pomodoro, trasformando l’oro rosso in simbolo di emancipazione e riscatto. «Non è solo un progetto agricolo, ma anche una reazione allo status di sfruttato che vivono in queste terre italiani e stranieri. Siamo partiti da questo, ma avevamo un’idea di carattere politico: mettere insieme le esigenze e i bisogni quotidiani delle persone, come avere dei documenti, un reddito, un lavoro» dice Gianni De Giglio di Solidaria. «Negli ultimi anni, a livello nazionale si sta finalmente accendendo il dibattito sulle responsabilità della grande distribuzione che, attraverso le multinazionali, impone il prezzo del prodotto e non solo. Spesso l’imposizione è anche sulle quantità e le modalità di produzione che scaricano i costi sulla filiera agricola a ritroso. Il capro espiatorio è il caporalato, non escludendo ovviamente tutte le responsabilità che questo fenomeno ha» aggiunge De Giglio.

L’investimento su questo progetto è stato avviato attraverso una campagna di crowdfunding, un finanziamento dal basso con il quale ciascuno ha potuto donare una somma a piacimento. «Siamo passati dalle 2.500 bottiglie del primo anno ai poco più di 22mila vasetti di quest’anno, con una produzione di pomodori di 270 quintali. Siamo cresciuti anche a livello contrattuale perché quest’anno Sfruttazero ha stipulato 30 contratti con retribuzione prevista dal contratto nazionale agricolo. Ben lontani dai 3-4 euro a cassone, come purtroppo avviene nella maggioranza dei casi» chiosa Rosa Vaglio di Diritti a Sud.

Tutto il processo produttivo, dalla piantumazione dei pomodori fino alla distribuzione del prodotto viene autogestito. “L’etichetta narrante” fornisce informazioni dettagliate sulla varietà dei pomodori utilizzati, sul luogo della coltivazione e della trasformazione e su tutti i costi sostenuti che vanno a determinare il prezzo di ogni singolo vasetto di salsa. La coltivazione avviene secondo i principi dell’agroecologia, nel rispetto dell’ambiente. Vengono impiegate solo varietà locali di pomodoro, come il San Marzano e il Fiaschetto. Perché è questo il punto di forza del made in Italy: la biodiversità che varia da regione a regione. E la scelta delle due associazioni risponde alla volontà di differenziare una merce che sugli scaffali della grande distribuzione è sempre più standardizzata e che fa sì che le qualità tipiche del luogo di produzione perdano peculiarità: un prodotto uguale a quello che si può trovare su qualsiasi altro scaffale nel mondo. Dalla California alla Spagna, dalla Turchia alla Cina.

Nel gennaio 2010, la rivolta dei braccianti di Rosarno, in Calabria, svelò le condizioni inumane in cui vivevano e lavoravano gli immigrati (da http://i.cdn-vita.it/blobs/variants/b/f/6/f/bf6f60eb-f98c-4a50-b943-71ac7e6b5d1d_medium.jpg?_636294198333111175)

La trasformazione avviene in un laboratorio di Bari autogestito dall’associazione Solidaria, mentre a Nardò in un’azienda locale che rispetta i diritti dei lavoratori. È proprio nelle campagne di Nardò che nel 2011 ha avuto luogo la più grande mobilitazione dei braccianti agricoli schiavizzati – a un anno e mezzo dopo quella di Rosarno, in Calabria – che è riuscita a guadagnare una forte eco nazionale. A seguito di questi fatti, nel 2017 la sentenza di primo grado del tribunale di Lecce porterà all’arresto quattro imprenditori salentini e nove africani, tra cui l’algerino Saber Ben Mahmoud Jelassi detto Sabr, che diede il nome all’indagine giudiziaria condotta nel 2011. Sentenza, però, ribaltata dalla Corte d’Appello lo scorso aprile che ha visto l’assoluzione di undici dei tredici condannati perché, al tempo dei fatti, il reato di riduzione in schiavitù non era previsto dalla legge.

La distribuzione della salsa Sfruttazero avviene all’interno del circuito Fuori Mercato, rete nazionale che collega realtà solidali ed etiche – mercatini di autoproduzioni, cucine e spacci popolari, spazi autogestiti e piccole botteghe – in contesti urbani e rurali da Nord a Sud sull’esempio del movimento dei Sem Terra brasiliani e del Soc Sat andaluso, sindacato che difende i braccianti nella regione del sud della Spagna. «Il 50 per cento della salsa prodotta va nei gruppi di acquisto solidale delle grandi città. Certo, la nostra salsa ha un prezzo diverso rispetto a quella presente nella grande distribuzione. Se non avessimo delle associazioni che trasmettono ciò che facciamo, che corrisponde a ciò che fanno anche loro, non riusciremo ad avere questo tipo di risposte» continua Vaglio.

In Puglia sono nate realtà associative per la produzione e l’acquisto solidale (https://comune-info.net/wp-content/uploads/5-1-768×510.jpg)

L’autocertificazione partecipata rende il consumatore parte integrante della filiera, avendo la possibilità di seguire tutte le fasi lavorative. «Abbiamo molte persone che vengono nei campi a vedere come si lavora. C’è inoltre una scheda tecnica che è un quaderno di campagna e basta incrociare le giornate di lavoro con i dati presenti su questo quaderno per vedere effettivamente che tipo di trattamenti vengono fatti» dice Angelo Cleopazzo di Diritti a Sud.

Ma ci sono delle criticità. «Noi non siamo contadini. In agricoltura non ci si inventa, si ha bisogno di sperimentare, di documentarsi e affidarsi ai consigli di persone più esperte. Ma non è questo il grande limite. In questi anni abbiamo conosciuto moltissime persone africane, ma pochissimi contadini. Pochissime persone che già nella loro terra lavoravano in campagna. Non sono qui e non vengono qui per coltivare i nostri campi. Molti di loro hanno altre aspirazioni. Lo fanno perché è l’unico sbocco lavorativo che trovano, sfruttato e mal pagato. Molti giovani italiani sono lontani dall’agricoltura da tantissimi anni. A Nardò, ad esempio, che ha un’estensione terriera importante, l’istituto agrario ha chiuso. Quindi è una questione di approccio sistemico» chiosa Cleopazzo.

L’agricoltura è il principale settore lavorativo del Sud Italia, ma molti giovani non ne vogliono sentir parlare. Secondo il Rapporto sull’economia e sulla società del Mezzogiorno della Svimez, l’associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, il 72% di chi emigra da queste terre ha meno di 34 anni. Dal 2002 al 2017 c’è stato un vuoto giovanile pari al numero di abitanti della città di Napoli: poco meno di un milione di persone. «Manca nel vissuto culturale del Paese questa attenzione al cibo, alla cura della terra, alla produzione agricola. C’è bisogno di una nuova fase di una riforma grande in termini agrari a livello nazionale. C’è bisogno di tornare a parlare di questi temi per riuscire a incidere anche sulle volontà e le aspirazioni di chi si vuole effettivamente cimentare nel lavoro in campagna. C’è in questo un grande limite» aggiunge ancora Cleopazzo.

Il due per cento del ricavato della salsa Sfruttazero viene destinato ad una cassa di mutuo soccorso con cui le due associazioni sostengono mobilitazioni per i braccianti agricoli e per tutte quelle realtà che hanno carattere politico. «Ci autogestiamo – è scritto sulla pagina social del prodotto – e lo facciamo in tutte le fasi di quella che per noi non è una filiera. È lotta di classe».

Mariangela Di Marco, insegnante

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L’Anpi siciliana col sindaco Orlando e la giunta

Nell’Aula del Consiglio. Nella foto da destra: Ottavio Terranova, vice presidente nazionale dell’Anpi, presidente Anpi Palermo e coordinatore regionale; il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando; il vice presidente dell’Anpi nazionale e direttore di Patria, Gianfranco Pagliarulo; il moderatore Armando Sorrentino. Questa e le altre fotografie sono di Gaspare Semprevivo

Una corona di fiori davanti alla lapide posta nell’atrio del palazzo del Comune, in ricordo dei partigiani dell’isola, il coro della Pro Loco Nostra Donna del Rotolo Vergine Maria diretto da Pia Tramontana, che intona prima “Bella ciao” poi “Fischia il vento”, successivamente tutti nell’Aula del Consiglio. Tutti vuol dire il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, il vicesindaco Fabio Giambrone, gli assessori, il coordinatore regionale dell’Anpi e vicepresidente nazionale Ottavio Terranova, i gruppi dirigenti delle sedi provinciali dell’associazione dei partigiani, il vicepresidente nazionale e direttore di questo periodico Gianfranco Pagliarulo.

Qualcosa di più di un’intesa cordiale fra l’Istituzione e l’Associazione: un riconoscersi negli stessi valori, nella stessa passione civile, nello stesso rispetto dell’altro in quanto persona. Quindi una manifestazione di prossimità.

Un momento di raccoglimento davanti alla lapide dedicata ai partigiani siciliani

In realtà la storia della splendida iniziativa di sabato 5 ottobre, incastonata nella bellezza di una città unica come Palermo, non è nata dal nulla. Lo scorso anno, proprio l’8 marzo, il sindaco conferiva la cittadinanza onoraria a Carla Nespolo, Presidente nazionale dell’Anpi. Prima ancora, nel 2015, la giunta comunale approvava la “Carta di Palermo”, per la radicale modifica della legge sulla cittadinanza e per il diritto alla mobilità come diritto della persona umana, un documento di straordinaria attualità che proponeva l’accoglienza come fondamento della convivenza civile; una Carta, come disse il sindaco, che “rappresenta la conferma della vocazione multiculturale della nostra città, volta al confronto e al dialogo”. E poi tante presenze insieme.

Il coro della Pro Loco Nostra Donna del Rotolo Vergine Maria

La prossimità fra l’Anpi e il Comune era quindi da anni un dato di fatto e un sentimento condiviso, che si è simbolicamente incarnato il 5 ottobre con la consegna al sindaco della tessera ad honorem dell’Anpi e a ciascun assessore del fazzoletto dell’associazione. Poi, sotto la regia dell’avvocato Armando Sorrentino, i discorsi del sindaco, di tutti gli assessori, di Ottavio Terranova e Gianfranco Pagliarulo dopo un minuto di silenzio per ricordare i due agenti assassinati a Trieste. Non solo un gesto doveroso, ma il segno di una connessione inestricabile fra le istituzioni democratiche e coloro che per dar vita a quelle istituzioni andarono in montagna a combattere i nazifascisti. E dunque il dolore per l’assurda scomparsa di due difensori della legalità repubblicana. Brevissimi gli interventi: il lessico del sindaco, che coglie l’occasione per comunicare la destinazione di una sede all’Anpi, e così il lessico degli assessori è lo stesso dell’Anpi; accoglienza, democrazia, libertà, vicinanza: tutto ciò che mette assieme Stato e popolo facendolo diventare nazione, che unisce amministratori e amministrati, che fa respirare del respiro della vita una città con vocazione di Capitale.

Ottavio Terranova interviene nella seduta comune col sindaco e la giunta di Palermo

Poco dopo le 11 è tutto finito e comincia la seconda parte, e cioè la riunione del coordinamento regionale dell’Anpi della Sicilia. Ottavio Terranova introduce parlando dell’Italia e della Sicilia, fino ai problemi quotidiani dell’associazione e alla necessità di un suo rafforzamento organizzativo; poi gli interventi di tutte le province presenti; si vola alto, il governo, le spinte nazionalistiche, i rischi per la democrazia, le potenzialità di una sua espansione, l’urgenza di un fronte antifascista ed antirazzista sempre più ampio, la centralità della Costituzione della Repubblica; si vola alto, ma spesso si atterra: occorre un passo in avanti nel tesseramento all’Anpi nella regione e in particolare in alcune province, perché la sua forza non corrisponde ancora pienamente alle aspettative e alla “domanda di antifascismo” presente in tanti cittadini.

Nella foto da destra: Giusy Vacca e accanto Caterina Pollichino

E si conclude con lo stesso passo: le vicende europee, la particolarità della situazione italiana, i pericoli dell’estrema destra, la necessità di rompere il blocco sociale che la appoggia riconquistando larghe fasce di elettorato popolare, le giornate straordinarie del tesseramento previste per il 26 e il 27 ottobre.

Il coordinamento regionale siciliano dell’Anpi

Sono da poco trascorse le 13. È stata un’iniziativa prestigiosa ed utile, promossa e organizzata dall’infaticabile Ottavio Terranova, con il contributo materiale delle dinamicissime Caterina Pollichino e Giusy Vacca, con la partecipazione di tante e tanti compagni dell’isola.

È finita una mattinata particolare in una terra particolare, la terra dei Fasci, di Girolamo Li Causi e Pio La Torre, di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, del profumo di zagare e della Vucciria. Finisce nel sole di una Palermo che di autunno proprio non vuole ancora sentir parlare.

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