IL GIORNO DELL’INFAMIA Speciale antologia leggi razziali

Una novità di Patria Indipendente: un numero speciale antologico sulle leggi razziali e sul razzismo oggi in occasione dell’anniversario dell’annuncio dell’approvazione delle famigerate norme il 18 settembre 1938. Questo numero speciale (un pdf ) può essere scaricato o letto cliccando qui:

Patria Indipendente SPECIALE ANTOLOGIA LEGGI RAZZIALI settembre 2018

Buona lettura

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Garofani rossi alla Risiera di San Sabba

Giornata delle emozioni. E non poteva essere altrimenti alla Risiera di San Sabba. Ottant’anni dopo l’annuncio della promulgazione delle leggi razziali, avvenuto a Trieste da parte di Benito Mussolini in persona, l’Anpi Friuli Venezia Giulia ha voluto ricordare quel giorno, il giorno dell’infamia, nel luogo ove questa infamia si è fatta carne, sangue e morte.

Fabio Vallon, presidente provinciale dell’Anpi di Trieste, ha sottolineato le ragioni dell’iniziativa ed ha letto il messaggio pervenuto dalla senatrice Liliana Segre: “Care amiche e cari amici dell’Anpi del Friuli Venezia Giulia – scrive la senatrice – condivido e apprezzo la vostra scelta di ricordare con una breve cerimonia, presso un luogo-simbolo come la Risiera di San Sabba, il discorso con cui Mussolini il 18 settembre 1938 volle annunciare proprio a Trieste l’avvenuta promulgazione delle leggi razziste. Io ricordo quei giorni. Avevo otto anni, ascoltai la notizia della promulgazione dei decreti che stabilivano “la necessità assoluta e urgente di dettare disposizioni per la difesa della razza nella scuola fascista”. Per me fu un trauma realizzare che ero stata “espulsa” dalla scuola. Perché? Che cosa avevo fatto? Che sistema è mai quello in cui una “legge” può stabilire una cosa del genere?

La senatrice Luciana Segre

Seguirono anni di umiliazioni continue. Poi arrivò la guerra. Il 25 luglio 1943 per un istante ci illudemmo che il fascismo fosse finalmente caduto e che anche la guerra stesse per finire, ma la parentesi delle speranze si chiuse con l’8 settembre, con l’occupazione tedesca, con il Nord ridotto alla repubblica-fantoccio di Salò. La vostra regione venne addirittura strappata all’Italia per essere integrata direttamente nel Reich nazista. Tutto questo ci ricorda – continua il messaggio di Liliana Segre – che il fascismo, oltre che un regime sanguinario e totalitario, fu anche tradimento. Tradimento dell’Italia, della sua integrità territoriale, della vita del suo popolo, della sua tradizione di cultura e di civiltà. Se a Trieste poté esserci l’unico lager nazista dotato di forno crematorio in territorio italiano, quello appunto della risiera di San Sabba, fu proprio in ragione di quel tradimento fascista, cioè del fatto che un pezzo importante del territorio nazionale fosse stato consegnato alla giurisdizione diretta dei tedeschi. E devo anche dire che per noi ebrei italiani perseguitati, depredati e costretti nei campi di sterminio, ha sempre rappresentato uno shock verificare sulla nostra pelle che tra i più zelanti nostri aguzzini vi erano proprio i collaborazionisti italiani, servi dei nazisti. Finalmente dopo l’inferno di Auschwitz venne nel 1945 la liberazione nostra dal Lager e dell’Italia dall’invasore nazifascista.

La Risiera di San Sabba

Nel 1948 ci furono poi due grandi eventi epocali: l’entrata in vigore della nostra Costituzione repubblicana, democratica e antifascista e la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani; fatti che sancirono anche formalmente la fine degli anni peggiori dei regimi totalitari.

Oggi a ottanta anni dalle leggi razziali e a settanta dalla Costituzione e dalla Dichiarazione universale – si conclude così il messaggio – non dobbiamo stancarci di operare per costruire una memoria collettiva salda e civile, indispensabile a contrastare quell’ignavia e quell’indifferenza che sempre sono dietro le pagine più nere dell’umanità”.

Dopo un breve saluto dell’assessore del Comune di Trieste Carlo Grilli è intervenuto il coordinatore regionale dell’Anpi Dino Spanghero che ha letto il messaggio della presidente nazionale dell’Ucei Noemi Di Segni e poi quello della presidente nazionale dell’Anpi Carla Nespolo.

Noemi Di Segni, presidente nazionale dell’Ucei

“Nell’ottantesimo anno dall’emanazione delle leggi antiebraiche – ha scritto Noemi Di Segni – di cui oggi viene celebrata memoria a Trieste, città nella quale furono con orgoglio proclamate da Benito Mussolini, inevitabilmente si insinua il dubbio su questi lunghi decenni da allora trascorsi. Il ’38 rappresenta uno spartiacque legale tra l’essere e non essere più cittadini italiani di pari diritto. Il tradimento dello Stato rappresentato dalle sue massime istituzioni rispetto ad una popolazione che ha sempre vissuto come parte del contesto sociale e culturale di riferimento. L’annuncio del varo delle leggi, l’orgoglio e la convinta ragionevolezza delle stessi fu chiaro in quel 18 settembre ma ancor più devastante l’inno che dalla piazza riecheggio quell’annuncio. Una piazza che gremita attribuiva un senso alle folli parole, rinunciando ad ogni vaglio di umana ragionevolezza, neppure la benevolenza. E le grida che invocavano quell’ingiustizia come gesto di assoluta correttezza e doverosità. Le mura della Risiera di San Saba dove oggi vi siete radunati, hanno visto quel che alle leggi è stata la risposta. Dall’annientamento dell’anima a quello fisico, con obbedienza al supremo ordine, con rinuncia ad ogni autonomo giudizio di moralità, con indifferenza.

Oggi ponete un fiore in ricordo di chi assieme a noi prega un antico monito: sceglierai la vita.

Per scegliere la vita, che nessuno potrà mai vivere per noi al posto nostro e che ovvia non è, occorre oggi con coraggio dire che questo è avvenuto che questa è verità. Per scegliere la vita è necessario che i siano i nostri giovani a sapere e conoscere. Per scegliere la vita è necessario che la piazza si riempia di nuovo e che risuoni un forte no ad ogni forma di odio, no a chi dimentica la Resistenza e la Liberazione, no ad ogni forma di promessa purezza, no a chi rinuncia al sogno di solidarietà europea, no a chi antepone il conflitto e la pena. Nel ricordo di tutti coloro che a seguito delle leggi patirono isolamento e smarrimento, di tutti coloro che con la complicità del silenzio regnante sono stati deportati e sterminati, di chi sacrificò la vita per donarci la libertà, oggi unisce la preghiera per la vita. Grazie per il dono di ascolto, di partecipazione e di speranza”.

Carla Nespolo, presidente nazionale dell’Anpi

È stata poi la volta della lettura del messaggio di Carla Nespolo: “Oggi, 18 settembre, è un triste anniversario, quello dell’annuncio delle leggi razziali. Vi ringrazio del gesto simbolico di cui siete protagonisti nel luogo dove furono scientificamente sterminati dalla follia nazista migliaia di innocenti; il vostro gesto deve rinnovare la condanna, ma deve anche sollecitare l’allarme. Dalla Liberazione in poi l’Italia e l’Europa hanno ritrovato la via della pace e del progresso economico e sociale, e la città di Trieste è tornata ad essere un ponte fra storie, culture, lingue e popoli diversi. Ma oggi, sia pure in altre forme, sta tornato nel nostro Paese e in parte del continente il vento mortale del razzismo e della discriminazione. Ricordo che allora, nel 1938, si avviò l’infernale meccanismo che prima negò i diritti civili e sociali, e poi negò il diritto alla vita. Oggi, con voi, rinnoviamo l’impegno solenne che l’intero popolo italiano ha contratto con la sua Costituzione, che recita: ‘Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali’”.

Proprio alle parole di Carla Nespolo si è collegato Dino Spanghero, sottolineando che davanti al vento razzista che spira oggi c’è certo bisogno di ricordare, ma specialmente di conoscere, capire e contestualizzare. “Col 18 settembre 1938 noi rammentiamo una data simbolica – ha aggiunto – ma il razzismo è nato prima e non è morto; non è bastata la catastrofe della seconda guerra, né il riscatto della Resistenza, né l’attuazione della Costituzione. Da ciò le ragioni del nostro impegno antirazzista che si rinnova davanti alle notizie spesso tragiche che si succedono quotidianamente”.

Nei brevi interventi che si sono succeduti non è mancato il saluto in sloveno di Stanka Hrovatin, già presidente dell’Anpi di Trieste e già vicepresidente nazionale dell’Anpi, e la riflessione di un partecipante all’iniziativa che ha ricordato che la Risiera è stata utilizzata sia come forno crematorio per gli ebrei, sia come prigione e luogo di fucilazione per partigiani italiani e sloveni.

E proprio sulle urne con le ceneri delle tante vittime è stato deposto un mazzo di garofani con la scritta “Anpi Friuli Venezia Giulia”.

A conclusione si è svolta una conferenza stampa al circolo della stampa, ove si è annunciato un convegno proprio sul tema delle leggi razziali e del nuovo razzismo; si svolgerà il 17 novembre, anniversario della pubblicazione del regio decreto di entrata in vigore delle leggi razziali.

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Raid razzista a Milano

Una delle aule scempiate della scuola

Svastiche a corredo di scritte omofobe, per di più sgrammaticate, e frasi inneggianti a Salvini e alla Lega, le hanno lasciate sono state lasciate sui muri della Scuola Cultura Popolare, in via Bramantino. periferia nord di Milano. Nell’istituto da cinque anni, la cooperativa sociale don Milani aiuta, con un importante supporto didattico, tanti ragazzi stranieri e italiani. I teppisti vi sono entrati nella notte tra venerdì e sabato.

Una delle scritte

A denunciare l’accaduto su Facebook è stata l’associazione “Sentinelli di Milano“, che nella mattinata di domenica si era messa a lavoro, assieme a famiglie di volontari che gestiscono la scuola, per ripulire le pareti delle aule, in vista della ripresa – oggi – delle attività.

Ad esprimere immediatamente sdegno per il fatto e la solidarietà dell’Anpi alla Bramantino, è stato il presidente del Comitato provinciale milanese, Roberto Cenati che ha voluto ricordare e far sue le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della ricorrenza della presentazione del manifesto della “razza”, precursore delle famigerate leggi antisemite del 1938:“Il veleno del razzismo continua a insinuarsi nelle fratture della società e in quelle tra i popoli – aveva detto il Capo dello Stato – . Crea barriere e allarga le divisioni. Compito di ogni civiltà è evitare che si rigeneri”. Sulla vicenda è intervenuto anche il sindaco Giuseppe Sala, che con un post sulla sua pagina Fb ha scritto “Attaccare una scuola che punta sull’integrazione significa voler ostacolare il futuro del nostro Paese. Non possiamo più tollerare gesti come questo: da milanesi continuiamo a credere in una città aperta, solidale e profondamente democratica”.

Una delle scritte pro Salvini

Ultimo a bollare l’accaduto è stato Salvini, ma solo dopo essere stato incalzato più volte sul raid razzista: “Collegare questi comportamenti al lavoro di buon senso, rigore e sicurezza che sto portando avanti è follia”, ha però aggiunto. Per concludere: “Non vorrei che la sinistra urlante faccia la stessa figura di quando mi ha accusato per le uova tirate alla nostra atleta, l’azzurra Daisy Osakue e poi si è scoperto che erano dei ragazzi cretini alcuni genitori dei quali erano del Pd”. Parlava da vicepremier e ministro della Repubblica o da leader della Lega?

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OTTAVIA PICCOLO E L’ANPI FERMATI A VENEZIA

L’attrice Ottavia Piccolo

«Sono stata bloccata dalla polizia perché avevo al collo un fazzoletto dell’Anpi. Se non fosse preoccupante per il nostro Paese, quanto accaduto sfiorerebbe il ridicolo». Commenta così a Patria Ottavia Piccolo, notissima attrice di cinema e teatro, impegnata in tante battaglie civili, quanto le è successo sabato sera al Lido di Venezia, poco prima della premiazione del Leone d’oro.

Come sono andati i fatti?

Alcuni partiti e associazioni, tra cui l’Anpi, avevano promosso un presidio-testimonianza per denunciare gli infortuni sul lavoro e le morti bianche, un tema gravissimo e serio di cui troppo poco si parla. L’iniziativa era stata autorizzata, a una certa distanza dal tappeto rosso. Era tutto in regola. Nessuno pensava di creare disturbi o disagi. Sono arrivata presto e così ho deciso di entrare al Palazzo del Cinema. Volevo recarmi all’Excelsior, altro luogo storico della Mostra, per far visita ad alcuni amici della televisione. E lì, all’ingresso del Palazzo, ai controlli per la sicurezza sono stata fermata da un giovane funzionario della polizia di Stato. Pensavo volesse solo controllare la borsa. Invece mi ha vietato di entrare. Indicava il mio collo. Lì per lì non riuscivo a capire.

E poi?

Mi hanno detto che non potevo entrare con quel fazzoletto. Ho spiegato che era il fazzoletto dell’Anpi, l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, alla quale sono iscritta. Ho chiesto se conoscevano l’Anpi e cosa rappresentava. Niente da fare. Non mi facevano passare con quel fazzoletto. Continuavano a ripetermi che dovevano controllare. Ero basita, poi mi sono indignata, sono una cittadina libera e orgogliosa di indossare il fazzoletto dell’Anpi, sarei entrata comunque; per nulla al mondo mi sarei tolta quel fazzoletto e se me lo avessero imposto non so proprio come avrei reagito. Finalmente un’altra funzionaria della polizia è intervenuta e dopo un poco mi hanno dato il via libera. Se non ci fosse da piangere per il nostro Paese, ci riderei su. Probabilmente anche la polizia è vittima spaventata del clima molto poco accogliente, violento e rabbioso che si respira in Italia.

La Presidente nazionale dell’Anpi, Carla Nespolo, le ha espresso solidarietà unita al ringraziamento per il forte e concreto attaccamento ai valori dell’antifascismo, della Resistenza e all’ANPI.

Ringrazio di cuore la presidente Nespolo e l’Anpi tutta. Saperlo è il modo più bello per cominciare una nuova giornata. E aggiungo: Resistenza sempre!

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L’8 settembre e la volontà di riscatto

In occasione dell’8 settembre 2018 ripubblichiamo, con l’aggiunta del video della dichiarazione di armistizio di Pietro Badoglio nel fatidico 8 settembre 1943, un articolo del Presidente Emerito dell’Anpi Carlo Smuraglia, pubblicato lo scorso anno. Ci sembra infatti particolarmente attuale, specie laddove afferma: “anche quando tutto sembra crollare, non bisogna mai arrendersi, ed anzi si deve lavorare per il riscatto e la rinascita”.

Noi siamo tra quelli che la considerano una data importante, da ricordare, certo, anche per i suoi aspetti dolorosi, ma anche e soprattutto per aver consacrato la fine di una fase storica altamente deprecabile, rappresentando, al tempo stesso, l’inizio del riscatto.

È ben vero che le singolari modalità di comunicazione dell’armistizio, la secchezza del comunicato di Badoglio, la fuga verso il sud non solo del Re e della famiglia, ma anche dei vertici militari, determinarono il clamoroso naufragio delle istituzioni e di un’intera classe politica, rivelatasi assolutamente incapace di assumere decisioni responsabili.

Inevitabilmente tutto questo determinò uno “sbando” complessivo, in un vuoto colmato soltanto dalla velocità con cui i tedeschi presero in mano la situazione, occupando buona parte del suolo nazionale Per cui, venuti meno tutti i punti di riferimento istituzionali, ci fu disorientamento, sbandamento, desiderio di farla finita con tutto e ternare a casa.

Un quadro assolutamente spiegabile psicologicamente e di cui sono evidenti le responsabilità. Ma non è giusto parlare di “un’Italia ridotta al silenzio ed alla volontà di tornare a casa”, perché ci fu anche un’altra Italia, che non tacque e non fuggì; un’Italia “diversa”, che esisteva da tempo (quella degli antifascisti militanti, reclusi nelle carceri o al confino, o esiliati più o meno volontariamente) e in parte aveva subito in silenzio, ma non sopportava la barbarie dell’invasore tedesco e l’arroganza dei fascisti che cercavano la rivincita dopo il 25 luglio.

Questa Italia non aspettò ordini o proclami, maturò subito l’esigenza di avviare il riscatto e di reagire al crollo delle istituzioni ed alla violenza dei tedeschi.

Ci furono molte rivolte popolari contro i tedeschi, ci fu l’insurrezione di Piombino, sulla base di un’alleanza tra civili e militari; ci furono episodi importanti, a Porta san Paolo (Roma), a Gorizia, a Trieste, Cuneo, Savona, Viterbo e financo nel sud, in Sicilia e in Sardegna.

Ci fu lo straordinario comportamento dei militari italiani sorpresi dall’armistizio all’estero, e molti non vollero arrendersi ai tedeschi e pagarono la loro scelta con la vita, a Cefalonia, Kos, Leros; e ci furono comportamenti, prossimi all’eroismo, della Marina Militare. E poi ci furono gli “sbandati”, i giovani che non vollero andare con la Repubblica di Salò, affrontando un destino ignoto e avviando la prima fase della Resistenza.

E ancora, ci fu tutta la “resistenza non armata”, che si espresse da subito con una grande fiammata di solidarietà, aiutando gli ex prigionieri, i fuggiaschi, i militari che cercavano di tornare a casa, e in seguito – in molti casi – i partigiani.

Questa fu l’altra Italia, quella del non silenzio, dell’avvio verso il riscatto.

Calamandrei, nel suo linguaggio che sarebbe ingiusto definire retorico, parlò di una sorta di “adunata spontanea”, di una specie di “passaparola” cui aderirono fedi ed ideali diversi, accorsi alla chiamata di una voce “diffusa come l’aria che si respira”.

Le due Italie, quella dello sbando e quella del riscatto, si intersecarono in quei giorni; ma di questo intreccio è giusto cogliere soprattutto la parte attiva, quella che rifiutò il ritorno a casa ed avviò concretamente quella pagina meravigliosa che è stata la Resistenza. Questa è la parte che alla fine ha vinto, dopo molti mesi di impegno e di sacrificio, liberando – assieme agli Alleati – il nostro Paese dai tedeschi e dai fascisti di Salò.

Penso dunque che sia giusto rifiutare l’alternativa proposta da alcuni, lo sbando o l’avvio del riscatto. Registriamo correttamente il crollo delle istituzioni e di una classe politica, ma ricordiamo anche che ci fu una reazione, in alcuni casi, immediata, in altri progressiva; e fu questa – alla fine – a prevalere, contribuendo a restituire all’Italia la libertà ed a costruire sulle rovine del passato un Paese democratico ed una Costituzione ampiamente innovativa e destinata a durare nel tempo.

Questo è, dunque, il nostro ricordo dell’8 settembre; da tramandare ai giovani, perché ne traggano insegnamento: anche quando tutto sembra crollare, non bisogna mai arrendersi, ed anzi si deve lavorare per il riscatto e la rinascita. Questa è la condizione essenziale perché la democrazia, conquistata con l’impegno, il sacrificio e le lotte di tanti (donne, uomini, giovani e anziani), possa riuscire sempre a superare ogni tipo di difficoltà, ed imporsi come il fondamento della nostra vita, perfino nei momenti più difficili.

Carlo Smuraglia, Presidente nazionale dell’Anpi, da ANPInews n. 255, 5-12 settembre 2017

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Estrema destra in Svezia: le responsabilità Ue

Il leader dei “sovranisti” svedesi Jimmie Åkesson. Sullo sfondo, il tranquillizzante simbolo del partito ultranazionalista (da https://www.svt.se/nyheter/val2014/jimmie-akesson-1)

Per farsi un’idea, il partito Sverigedemokraterna (Democratici Svedesi) di ispirazione ultranazionalista e dalle oscure origini che partono dalla galassia nera del Paese scandinavo, conseguì l’1.4% dei consensi alle elezioni del 2002 e il 2.9% alle elezioni del 2006. Nel 2014 il primo balzo in avanti: 12.9%. Oggi, a risultati non definitivi, avrebbe ottenuto poco meno del 18% dei voti. Un’ascesa forse inferiore alle previsioni, ma tale da mettere in discussione gli equilibri politici del Paese e da rendere problematica la formazione del governo.

Ma il risultato elettorale di questo partito dell’estrema destra xenofoba conferma che l’onda populista e radicale di destra si è tutt’altro che fermata, un’onda che rischia di travolgere sia l’Ue sia quell’idea di democrazia politica e sociale che dovrebbe ispirarla. In realtà le responsabilità del declino della Ue, che rischia di trasformarsi in un collasso, vanno indietro nel tempo e coinvolgono in prima persona propria chi ha governato l’Ue negli ultimi anni.

Su questo si sofferma la Presidente nazionale dell’Anpi Carla Nespolo in una dichiarazione alla stampa: “Il partito “sovranista” di Svezia, pur non sfondando, ottiene un importante risultato. Si conferma così l’allarme da tempo lanciato dall’Anpi sulla crescente estensione di tali movimenti politici”. Poi, la denuncia del pericolo: “Per quanto diversa sia la situazione attuale, non va mai dimenticata la sottovalutazione e la debolezza di tante forze democratiche davanti all’ascesa al potere di fascisti e nazisti nel 900”.

Che fare dunque? “La via da percorrere per fermare l’espandersi di un fenomeno continentale che può minare alla radice i presupposti dell’Ue – continua Carla Nespolo – è quella dell’unità degli antifascisti e della lotta per la difesa e il rinnovamento della democrazia. Antifascismo e democrazia sono le basi su cui è nata quell’unità europea che ha consentito mezzo secolo di pace”.

Ed ecco le responsabilità e le politiche sbagliate: “Ma è fondamentale un cambiamento radicale delle politiche economiche e sociali, dell’atteggiamento stesso dell’Ue davanti ai problemi e ai bisogni dei popoli. Un decennio di austerità forzata e controproducente ha creato una rivolta delle coscienze ed una rottura dei legami fra i popoli e l’istituzione europea. Su questa base è sorto e si è sviluppato il consenso ai partiti “sovranisti”. Allarma che, nonostante l’evidenza dei fatti, l’Ue si limiti a balbettii e sottovalutazioni, e si dimostri incapace di un’iniziativa che ponga al centro della sua attività il lavoro e la vita reale dei cittadini. E’ oramai urgentissima e indilazionabile una svolta risolutiva che faccia dell’UE un’unione di popoli, ed una rinnovata capacità di proposta politica e sociale dei partiti e dei movimenti che si ispirano al lavoro, alla pace, alla fratellanza”.

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