LIBERAZIONE DI PREDAPPIO

Il 28 ottobre a Predappio: “Cantiamogliele!”

23 Ottobre 2018

La bella Medaglia alla bella Varzi

Con Roma, anche Varzi. La cittadina adagiata sulle colline dell’Oltrepò, a quaranta chilometri a sud di Pavia è stata insignita di Medaglia d’Oro al Valor Militare il 25 settembre 2018 con questa motivazione: “Comune adagiato sulle colline dell’Oltrepò, snodo essenziale per le armate naziste, fu protagonista di un’ininterrotta e intrepida attività partigiana durante tutto l’arco della Resistenza. Varzi subì prima l’oltraggio delle atrocità delle bande fasciste e poi, dalla fine di novembre del 1944, l’ingiuria dei nazisti e dei loro scherani, colpevoli di inenarrabili violenze. La fiera popolazione, pur provata dalla perdita di tanti suoi figli, diede ripetutamente prova di fulgido eroismo: per due volte, nel luglio e nel settembre 1944, sconfisse il nemico nazifascista in altrettante epiche battaglie, e nella seconda concesse al vinto una capitolazione onorevole e dignitosa, consentendo alla grande maggioranza degli alpini del battaglione “Monterosa” di entrare nelle formazioni partigiane. Soggetto della breve ma ricchissima esperienza della repubblica partigiana di Varzi, assieme alle analoghe repubbliche che fiorirono in quel tempo pur di ferro e di fuoco, anticipò così il futuro democratico del Paese. Varzi incarna il valore della Resistenza come straordinaria lotta militare e civile di un popolo unito contro il nazifascismo e per la libertà della Patria, Varzi (Pavia), 8 settembre 1943 – 19 settembre 1944”.

Ne dà comunicazione il sito della Presidenza della Repubblica (https://www.quirinale.it/onorificenze/insigniti/353030) .

La vicenda di Varzi, che è un continuum di attività partigiana per tutta la Resistenza, è incentrata su due battaglie, la prima a luglio e la seconda a settembre. Nel corso della prima la banda di Fiorentini, il capo di una delle tante famigerate polizie speciali, la Sicherheits Abteilung viene sconfitta fra il 24 e il 25 luglio dai partigiani e dai contadini in armi. Fra i caduti, “il monello”, 15 anni, Aldo Casotti.

La seconda battaglia di settembre vede la presenza del battaglione Monterosa degli alpini. I partigiani entrano a Varzi il 17 settembre. Vinta la battaglia, il 19 settembre una ragazza di 21 anni, Lauretta Romagnesi, si reca con la bandiera bianca dal nemico per chiedere la resa, ma viene freddata da una raffica. Il 21 settembre il comandante partigiano Domenico Mezzadra, “Americano”, e il commissario politico “Piero Medici” (Gianni Landini), – l’altro protagonista fu Angelo Ansaldi, la Primula Rossa – lanciano un appello agli ufficiali e ai soldati nemici. La maggioranza degli alpini passa con i partigiani.

A Varzi e in altri comuni liberati si dà vita a quella che è rimasta col nome di Repubblica partigiana di Varzi.

Con la prestigiosa decorazione è stata riconosciuta una straordinaria esperienza di lotta, di liberazione e di democrazia.

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La Capitale partigiana: Roma Medaglia d’Oro

Le Fosse Ardeatine

Roma è stata decorata di Medaglia d’Oro al Valor Militareperché La Città eterna, già centro e anima delle speranze italiane nel breve e straordinario tempo della Seconda repubblica romana, per 271 giorni contrastò l’occupazione di un nemico sanguinario e oppressore con sofferenze durissime. Più volte Roma nella sua millenaria esistenza aveva subito l’oltraggio dell’invasore, ma mai come in quei giorni il suo popolo diede prova di unità, coraggio, determinazione. Nella strenua resistenza di civili e militari a Porta San Paolo, nei tragici rastrellamenti degli ebrei e del Quadraro, nel martirio delle Fosse Ardeatine e di Forte Bravetta, nelle temerarie azioni di guerriglia partigiana, nella stoica sopportazione delle più atroci torture nelle carceri di via Tasso e delle più indiscriminate esecuzioni, nelle gravissime distruzioni subite, i partigiani, i patrioti e la popolazione tutta riscattarono l’Italia dalla dittatura fascista e dalla occupazione nazista. Fiero esempio di eroismo per tutte le città e i borghi occupati, Roma diede inizio alla Resistenza e alla guerra di Liberazione nazionale nella sua missione storica e politica di Capitale d’Italia. 9 settembre 1943 – 4 giugno 1944”.

È questa la motivazione ufficiale che si legge sul sito della Presidenza della Repubblica (https://www.quirinale.it/onorificenze/insigniti/351302).

Il conferimento è avvenuto il 16 luglio, dopo un lunghissimo lavoro istruttorio di un apposito comitato formato da rappresentanti delle varie Armi e delle associazioni partigiane, fra cui l’Anpi.

Con tale decorazione si completa il palmarès di una Capitale che ha fatto la storia del Paese ed ha contribuito alla Resistenza e alla Liberazione con un altissimo tributo di sangue.

È la seconda Medaglia d’Oro al Valor Militare attribuita alla città. La prima (decreto del 7 febbraio 1949) riguardava il “glorioso meriggio del Risorgimento nazionale” – si legge fra l’altro nella motivazione – quando “la migliore gioventù italiana correva a morire sugli spalti di Roma repubblicana, ispirata dall’infaticabile apostolo dell’Unità Giuseppe Mazzini e guidata dall’eroe nazionale Giuseppe Garibaldi”.

Il riconoscimento attribuito alla Città eterna assume oggi uno speciale significato, perché “i partigiani, i patrioti e la popolazione tutta riscattarono l’Italia dalla dittatura fascista e dalla occupazione nazista”. Un riscatto quanto mai attuale, contro ogni tentativo esplicito o sotterraneo di tornare a ideologie, metodi, linguaggi, leggi che richiamino a quel tempo perduto, di dolore, di sofferenze, di povertà, di discriminazione.

Roma era ed è antifascista. L’Italia era ed è antifascista.

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Mussolini, il criminale

Pubblichiamo, riprendendoli dal volume di Angelo Del Boca, “I gas di Mussolini. Il fascismo e la guerra d’Etiopia” (Roma, Editori Riuniti, 2007), alcuni telegrammi di Mussolini a Graziani e Badoglio al tempo della cruenta occupazione italiana. Parlano da soli e basta questo. Non ci soffermiamo ulteriormente (per ora) sulla lunghissima strada di sangue e di sofferenze che Benito Mussolini ha fatto percorrere agli italiani e a tanti altri popoli. Per ora. Ma nei prossimi giorni…

 

MINISTERO DELLE COLONIE

TELEGRAMMA  IN  PARTENZA

Roma, li 28 dicembre 1935-XIV

Segreto M.P.A.

S. E. Maresciallo BADOGLIO

MACALLE’

15081 –  Dati sistemi nemico di cui a suo dispaccio n. 630 autorizzo V. E. all’impiego anche su vasta scala di qualunque gas et dei lanciafiamme (.)

Mussolini

 

MINISTERO DELLE COLONIE

TELEGRAMMA  IN  PARTENZA

Roma, li  2  gennaio  1936

Segreto

S. E. GRAZIANI

MOGADISCIO

029 -Approvo pienamente bombardamento rappresaglia et approvo sin da questo momento i successivi. Bisogna soltanto cercare di evitare le istituzioni internazionali croce rossa.

Mussolini

 

MINISTERO DELLE COLONIE

TELEGRAMMA  IN  PARTENZA

Roma, li 19 gennaio 1936-XIV

M.P.A. su tutte le MM. PP. AA.

Maresciallo BADOGLIO

MACALLE’

790 – Manovra est ben ideata et riuscirà sicuramente stop Autorizzo V. E. a impiegare tutti i mezzi di guerra – dico tutti – sia dall’alto come da terra stop. Massima decisione (.)

Mussolini

 

MINISTERO DELLE COLONIE

TELEGRAMMA  IN  PARTENZA

Roma, li  3/5/1936-XIV

Segreto

S. E. BADOGLIO

DESSIE’

  1. Occupata Addis Abeba V. E. dara’ ordini perche’: 1°siano fucilati sommariamente tutti coloro che in citta’ aut dintorni siano sorpresi colle armi alla mano 2° siano fucilati sommariamente tutti i cosiddetti giovani etiopi, barbari crudeli e pretenziosi, autori morali dei saccheggi  3° siano fucilati quanti abbiano partecipato a violenze, saccheggi incendi  4° siano sommariamente fucilati quanti trascorse 24 ore non abbiano consegnato armi da fuoco e munizioni. Attendo una parola che confermi che questi ordini saranno – come sempre – eseguiti.

Mussolini

 

MINISTERO DELLE COLONIE

TELEGRAMMA  IN  PARTENZA

Roma, li 29 marzo 1936-XIV

Segreto

M.P.A. su tutte le MM. PP. AA.

S. E. BADOGLIO

MACALLE’

3652 Segreto. Dati metodi guerra nemico le rinnovo autorizzazione impiego gas qualunque specie et su qualunque scala.

Mussolini

 

MINISTERO DELLE COLONIE

TELEGRAMMA  IN  PARTENZA

Roma, li  5 giugno 1936

Segreto

S. E. GRAZIANI

ADDIS ABEBA

  1. Tutti i ribelli fatti prigionieri devono essere passati per le armi.

Mussolini

 

MINISTERO DELLE COLONIE

TELEGRAMMA  IN  PARTENZA

Roma, li  8  giugno  1936

Segreto

S. E. BADOGLIO

ABA

6595 – Segreto. Per finirla con i ribelli come nel caso Ancober, impieghi i gas.

Mussolini

 

MINISTERO DELLE COLONIE

TELEGRAMMA  IN  PARTENZA

 

Roma, li  8 luglio 1936

Segreto

S. E. GRAZIANI

ABA

  1. Autorizzo ancora una volta V.E. a iniziare e condurre sistematicamente politica del terrore et dello sterminio contro i ribelli et le popolazioni complici stop. Senza la legge del taglione ad decuplo non si sana la piaga in tempo utile. Attendo conferma.

Mussolini

 

 

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L’ABERRAZIONE RAZZISTA Speciale: il primo numero de “La difesa della razza”

Dopo il numero di Patria Indipendente speciale antologico sulle leggi razziali e sul razzismo, in occasione del 75° anniversario del rastrellamento del Ghetto di Roma, pubblichiamo la riproduzione del primo numero della rivista La difesa della razza. Riprendiamo così la pubblicazione avvenuta sul primo numero di Patria Indipendente cartacea del 2007, con l’editoriale dell’allora direttore Vladimiro Settimelli. Il primo numero della rivista La difesa della razza uscì il 5 agosto 1938 sotto la direzione di Telesio Interlandi e con le firme di accademici e di politici. Fra le tante, non si può sottacere quella di Giorgio Almirante.

Il razzismo propugnato dalla rivista era quello biologico, vale a dire una visione gerarchica dell’umanità divisa in gruppi in base a quello che veniva definito “un criterio naturalistico”, per cui per esempio – si legge a firma di Guido Landra, assistente di antropologia alla regia Università di Roma – “l’uomo che appartiene a una razza creatrice di una grande civiltà, ha in se stesso, nel proprio plasma e nel proprio germe, dei tesori immensi. Questi tesori mancano e mancheranno sempre a uomini di altra razza, anche se per ragioni contingenti parlassero la stessa lingua, professassero la stessa religione ed avessero la stessa nazionalità”. Nella realtà quotidiana il razzismo fascista univa al “biologico” anche l’aspetto culturale e sociale.

Le aberrazioni antropologiche e le teorie pseudoscientifiche andavano ovviamente di pari passo con la legislazione: è infatti dello stesso periodo l’avvio della promulgazione delle leggi razziali. Era il tempo del fascismo ma anche del nazismo. Il circuito persecutorio che si innestò, com’è noto, passava dall’ideologia (il razzismo) alla legislazione e quindi alla negazione dei diritti (le leggi razziali), ed infine alla negazione della vita (i campi di sterminio). E fu l’Olocausto. Ma non furono cancellati solo milioni e milioni di ebrei; furono cancellati uomini e donne perché slavi, omosessuali, testimoni di Geova, Pentecostali, Rom e Sinti (il Porrajmos, “il grande divoramento” in lingua romanì), i prigionieri di guerra sovietici (più di un milione e mezzo), i prigionieri politici (comunisti, socialisti, sindacalisti), i mulatti, i disabili, i malati di mente.

In Italia, come scrive Vladimiro Settimelli nell’editoriale in pdf, le leggi razziali “portarono alla morte migliaia di ebrei e provocarono sofferenze indicibili, paura, terrore, angoscia e miseria”. D’altra parte tali leggi furono anche il portato del razzismo latente e patente delle guerre coloniali fasciste che causarono efferati massacri e furono sorrette e “giustificate” da un innegabile pensiero di superiorità etnica. Analogamente avvenne dopo, quando nel 1941 l’Italia fascista invase la Jugoslavia rendendosi responsabile di inenarrabili atrocità al cui fondo c’era comunque una visione gerarchica nei confronti delle “barbare” popolazioni slave.

Il razzismo contemporaneo non è necessariamente biologico, come illustrato nel recente passato proprio su queste pagine, e si nutre di pregiudizi e luoghi comuni che – non lo si può negare – stanno avendo una certa presa su alcuni strati popolari, e si contamina con l’odio verso il diverso, che comunque viene espunto dal popolo o perché “esterno” (lo straniero) o perché “viola le leggi della natura” (l’omosessuale), o perché in quanto tale è “ladro e parassita” (il rom o il sinti), solo per fare gli esempi più frequenti.

Il razzismo contemporaneo – che altro non è che il volto attuale dell’“eterno razzismo” – ha contaminato in forme e con sfumature diverse una parte rilevante dell’Europa ed è connesso ai vari “sovranismi” di moda, essendovi una relazione fra ogni nazionalismo (il sovranismo in sostanza è questo) e l’esclusione dell’altro. È evidente a qualsiasi persona di buon senso la natura razzista delle aggressioni, delle violenze e degli omicidi che da diverso tempo avvengono nel nostro Paese. Allo stato delle cose gli anticorpi della società e delle istituzioni garantiscono una reazione, seppure non sempre sufficiente. Ma il quadro può peggiorare in modo imprevedibile e imprevisto, anche in rapporto alla stagione politica del tutta inedita che sta vivendo il nostro Paese. D’altra parte le forze vive democratiche del nostro Paese, per quanto indebolite dagli eventi della politica e dai grandi cambiamenti sociali, ci sono e sono forti, come dimostrato da una sequenza di iniziative e di eventi tutt’ora in corso. Il grande successo della marcia Perugia Assisi e per ora l’ultimo anello di una catena che si sta ricostruendo. Per questo oggi è il momento non solo di alzare la guardia, ma di organizzare una difesa e se possibile un contrattacco quanto meno sul piano culturale e sociale. È l’impegno dell’Anpi e di tanta parte dell’associazionismo. E naturalmente di questo periodico: per contrastare l’aberrazione bisogna farla conoscere.

Questo nuovo speciale (un pdf ) può essere scaricato o letto cliccando qui:

Patria Indipendente Speciale L’ABERRAZIONE RAZZISTA – Il primo numero de La difesa della razza

Buona lettura

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Macerie e fascisti

Tre lunedì dedicati alle macerie, cioè al ritorno dei fascisti in Europa. È il tema di altrettante iniziative – tutte alle ore 21 – promosse dall’Anpi provinciale di Bergamo.

La prima – Blood & honour. Dal nazi punk inglese al rock neofascista italiano – si svolgerà il 15 ottobre in piazza della Costituzione a Scanzorosciate per approfondire il tema della musica delle nuove destre, con Michele Dal Lago e Carlo Capitanio.

La seconda – Il ritorno di ciò che non se n’è mai andato. Metamorfosi e persistenza del neofascismo – sui svolgerà il lunedì successivo, 22 ottobre, alla Sala della Rocca, all’interno del castello di piazza Rocca 1 a Romano di Lombardia. Parlerà Claudio Vercelli e modererà la discussione Giorgio Scudeletti.

L’ultima – CasaPound Italia: chi sono i fascisti del terzo millennio? – si svolgerà il 26 novembre nella Basilica Auterana in piazza Roma a Fara Gera d’Adda con Elia Rosati e Mauro Magistrati.

“Macerie. Il ritorno dei fascisti in Europa” è un percorso promosso dall’Anpi fin dal 2016 per contribuire a costruire consapevolezza davanti ai pericoli del neofascismo. L’iniziativa di quest’anno è particolarmente pregnante, perché avviene in un contesto nazionale di gravissima preoccupazione per una serie di ragioni, a cominciare dai comportamento xenofobi del ministro dell’Interno, dalle ripetute aggressioni in particolare nei confronti di migranti, dal diffuso rancore che avvelena la situazione sociale.

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Vietare il corteo fascista del 28 ottobre a Predappio

Un’immagine del corteo dello scorso anno a Predappio (da https://immagini.quotidiano.net/url=http://p1014p. quotidiano.net:80/polopoly_fs/1.3498038.1509309325!/ httpImage/image.JPG_gen/derivatives/gallery_800/ image.JPG&h=495&pos =top&w= 626&mode=clip

“Celebrare la marcia su Roma e Benito Mussolini vuol dire celebrare il fascismo. Consentire la celebrazione della marcia su Roma e di Mussolini significa disattendere e violare il dettato della Costituzione”. L’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia con una lettera firmata dal vicepresidente Emilio Ricci ha chiesto al prefetto e al questore di Forlì-Cesena ed anche al sindaco di Predappio, l’espresso divieto della commemorazione della marcia su Roma il 28 ottobre prossimo a Predappio.

Lo scorso anno nella cittadina romagnola erano giunti in 3mila. Camicie nere e mani tese nel saluto fascista, arrivate con pullman e auto da tutta Italia nella località natale di Mussolini e che ne ospita la tomba. Organizzati da Forza nuova e Arditi di Romagna, hanno sfilato in corteo da piazza Sant’Antonio al cimitero di San Cassiano. Indisturbati, eppure non avevano alcuna autorizzazione. Scrive il vicepresidente Ricci: “Ogni anno, in questa occasione, assistiamo a un corteo di camerati in camicia nera che espongono simboli dell’odio (svastiche, fasci littori o celtica) e porgono, con fare osannante, il saluto romano al sacrario di Benito Mussolini”. Non solo:“Ulteriore aggravante è rappresentata dal fatto che i manifestanti non chiedono l’autorizzazione alle autorità competenti e di fatto ogni volta questa celebrazione viene tollerata”. L’Anpi – prosegue il vicepresidente dell’Associazione dei partigiani –si è sempre opposta e ha sempre denunciato tali manifestazioni. La gravità e illiceità dell’evento è così evidente che non può essere taciuta.

La copertina della pagina Facebook dell’Anpi

Emilio Ricci, avvocato, che ha ricevuto il mandato di rappresentare nella sua richiesta l’Anpi tutta, “in persona della presidente Carla Nespolo, spiega: “ La legge Scelba e la legge Mancino sanzionano in maniera anche penalmente rilevante l’apologia del fascismo quando apologia vuol dire esaltazione del regime, esaltazione dei principi, delle figure che al fascismo hanno fatto riferimento. L’art. 4 l. 20 giugno 1952, n. 645, infatti, punisce «chi pubblicamente esalta esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo».

Consentire che una manifestazione di tal genere abbia luogo costituirebbe apologia del fascismo.

Né si può affermare che vietando la celebrazione si neghino le libertà costituzionalmente tutelate come quella di riunione e di manifestazione del pensiero”.

Infatti, illustra Ricci:

“La Corte europea dei diritti dell’uomo, con una sentenza del 2015, visto l’art. 10 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo, ha espresso il principio per cui taluni diritti si possano anche comprimere nel momento in cui questi non sono conformi a quelli che sono i principi generali dell’ordinamento costituzionale dei vari Paesi.

Da https://o.aolcdn.com/images/dims3/GLOB/legacy_ thumbnail/630×315/format/jpg/quality/85/http%3A%2F% 2Fi.huffpost.com%2Fgen%2F829373%2Fimages%2Fs- RADUNO-PREDAPPIO-large640.jpg

Allo stesso tempo, la celebrazione della marcia sua Roma integrerebbe altresì gli estremi del reato di apologia di delitto, di cui all’art. 414 comma 3 c.p. La giurisprudenza di legittimità, infatti, ha affermato che l’elemento oggettivo di tale fattispecie «consiste nella rievocazione pubblica di un episodio criminoso diretta e idonea a provocare la violazione delle norme penali» (Cass., sez. I, 17 novembre 1997, Gizzo, in C.e.d. Cass. n. 209140). Poiché è indubitabile che la figura di Mussolini rievochi ed esalti i metodi fascisti, la sua celebrazione è certamente interpretabile come apologia dei reati commessi nel ventennio fascista.

Inoltre, in considerazione dell’evento programmato, si possono profilare altresì gli estremi del reato di cui all’art. 2 d.l. 26 aprile 1993, n. 122 (con riferimento all’art. 3 l. 13 ottobre 1975, n. 654). La norma, infatti, punisce «chiunque, in pubbliche riunioni, compia manifestazioni esteriori od ostenti emblemi o simboli propri o usuali delle organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi» che abbiano tra i loro scopi «l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali o etnici». Essendo indiscutibile che il fascismo era fondato sull’odio razziale, celebrare un suo esponente nell’ambito di un evento pubblico integra la fattispecie in parola”.

Conclude la lettera, il vicepresidente Ricci: “Alla luce di quanto esposto-– si invita l’Ill.mo Prefetto a vietare la celebrazione dell’anniversario della marcia su Roma a Predappio il 28.10.2018 in quanto illecita e illegittima”.

Il testo completo può essere letto anche su anpi.it all’indirizzo e un consistente estratto su Repubblica.it.

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Una lapide per le camicie nere? Pasticcio a Savona

“Abbiamo chiesto l’immediata modifica della lapide”, ha finalmente dichiarato il sindaco di Savona, Ilaria Caprioglio, dopo la reazione della società civile a una vicenda che ha scosso la città Medaglia d’Oro al Valor Militare per la Resistenza.

E già, perché a poche settimane di distanza dallo scempio della targa commemorativa in memoria dei sette Martiri della strage di Natale ’43, un altro episodio ha ferito la coscienza democratica del luogo natale di Sandro Pertini: la scopertura ufficiale di una stele dove, nella lista delle Forze Armate che hanno avuto caduti e dispersi nella Seconda guerra mondiale, compaiono anche le “Camice nere”.

Sabato scorso al Cimitero cittadino di Zinola, Campo “V” dei Valorosi, per iniziativa dell’Opera Nazionale Caduti Senza Croce, alla presenza del sindaco Ilaria Caprioglio e del prefetto Antonio Cananà, si è tenuta la cerimonia di inaugurazione della lapide, posta accanto al monumento in onore ai Caduti e dispersi del Secondo conflitto mondiale.

Ebbene nell’elenco, con alpini, artiglieri, autieri, bersaglieri, carabinieri, carristi, fanti, genieri, granatieri, marinai, aviatori, sanitari, cappellani, c’erano anche le “camicie nere”. Reazione della prima cittadina e del prefetto? Nessuna, mentre i rappresentanti dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza avevano preferito allontanarsi.

(da http://www.ivg.it/photogallery_new/images/2018/10/lapide-camicie-nere-caprioglio-canan-495218.660×368.jpg)

Alla vicenda l’Anpi Savonese, con i partiti, i sindacati e le associazioni democratiche, è insorta e chiesto la cancellazione della scritta ignominiosa in onore agli sgherri di Mussolini.

«Savona non può subire ulteriori offese alla sua storia – dice il presidente dell’Anpi provinciale Samuele Rago – e chi la rappresenta nelle istituzioni dello Stato ha il dovere di impedire e sanzionare l’offesa». In un primo momento, alla richiesta di chiarimenti, le autorità cittadine avevano risposto di non essere state informati in anticipo della scritta.

A protestare anche la Cgil, i partiti democratici – il Pd regionale ha annunciato un’interpellanza –  e l’Arci.

Il presidente di Arcimedia, Giovanni Durante, si è recato alla lapide coprendo con un nastro adesivo la dicitura della vergogna. “In attesa che sia rimossa e che qualcuno dia le dimissioni andava fatto – ha spiegato – . È nastro da muratura: se lo tolgono ogni giorno ci impegniamoci a rimetterlo”. Anche l’Anpi Genova ha espresso grande indignazione.

L’oltraggiosa dicitura coperta con lo scotch (da https://www.ivg.it/photogallery_new/ images/2018/10/camicie-nere-lapide-495234.660×368.jpg)

Continua Rago: «Ricordare le “camicie nere” alla pari di alpini, carabinieri, e altri corpi militari impegnati nel conflitto è una fine alchimia per riabilitare chi fu l’artefice del disastro della seconda guerra mondiale e dell’alleanza col nazismo di Hitler responsabile dell’olocausto»”. Le camicie nere cioè la Mvsn (milizia volontaria per la sicurezza dello stato) erano strutturate su base volontaria e territoriale, formate da iscritti al Partito nazionale fascista e giuravano fedeltà a Mussolini che affidò loro il ruolo di braccio armato”. Spiega Rago: «La Mvsn pertanto è organica al fascismo in tutto e per tutto ed anche se verrà poi aggregata ai ranghi dell’esercito è ben lontana da quei valori che seppero esprimere le migliaia di caduti a Cefalonia, solo per citare il caso più conosciuto o i quarantacinquemila morti nei campi di concentramento per non asservirsi ai nazisti, o agli alpini caduti in Russia».  Per di più – spiega l’Anpi savonese – «la stessa lapide che genericamente viene dedicata a “tutti i Caduti” della seconda guerra mondiale è offensiva per chi, come i carabinieri pagarono un pesante tributo di sangue al regime fascista come i 12 uccisi alle fosse Ardeatine o i 3 martiri di Fiesole. Chi fu il braccio armato di un regime dittatoriale e violento non può avere lo stesso riconoscimento di chi pagò il prezzo del suo “dovere”».

Insomma dopo le pressioni della cittadinanza il sindaco farà cancellare l’offensiva iscrizione.

Così era stata ridotta la lapide in memoria dei sette Patrioti Martiri: Cristoforo Astengo, Aurelio Bolognesi, Francesco Calcagno, Arturo Giacosa, Carlo Rebagliati, Aniello Savarese, Renato Vuillermin

Intanto è stata restaurata e verrà ricollocata, al Forte della Madonna degli Angeli, la lapide in memoria dei sette Martiri della strage di Natale 1943 uccisi proprio dalla “omaggiata” Mvsn come rappresaglia per un’azione partigiana alla Trattoria della Stazione, ritrovo di nazisti e fascisti. Due le iniziative per il ripristino: una cerimonia sabato prossimo, 13 ottobre, al Forte, luogo dell’eccidio, e il 27 una manifestazione con corteo che attraverserà la città. Promotori il Comitato antifascista e il Coordinamento antifascista, di cui fa parte l’Anpi. Sabato 13 un gruppo farà il percorso a piedi seguendo un sentiero attrezzato che parte dalla ex centrale del latte e chi non conosce il posto, o avesse difficoltà a raggiungerlo, può prendere contatto con gli organizzatori via mail (anpisavona@gmail.com) oppure per telefono (349 5506184). Il 27 ottobre l’appuntamento per sfilare è alle ore 15 in piazza Martiri della Libertà. «Una grande partecipazione – conclude Rago – sarà la migliore risposta a vecchi e nuovi fascismi, a vecchi e nuovi razzismi».

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“Lucano libero!”

A Riace il 6 ottobre 2018

L’Umanità al potere. Un sogno realizzatosi almeno per un giorno nel pomeriggio del 6 ottobre a Riace.

Previsioni meteo e allerte di ogni colore non hanno fermato il cuore generoso di donne e uomini di ogni età decisi a portare la loro solidarietà al sindaco Mimmo Lucano, gridando al contempo un forte no a tutti i razzismi e tutti i fascismi.

Un corteo lungo, colorato e pacifico ha sfilato per tutto il pomeriggio sino a portarsi sotto la casa del sindaco agli arresti domiciliari.

Per far sentire il calore di un’Italia che non si rassegna a vivere sotto una cappa di odio e rancore contro i migranti e gli ultimi della società.

Delegazioni da tutta Italia, con una forte presenza della Calabria, si sono ritrovate insieme per condividere oltre alla solidarietà, la necessità di reagire, continuare a vedersi, non disperdere un grande patrimonio di energie e disponibilità a lottare per un paese più giusto e più umano.

Con l’Anpi a Riace

Tutti concordi – associazioni, partiti, sindacati, singole personalità – nel riconoscere al piccolo comune calabrese il merito di aver posto all’attenzione mondiale il significato autentico dell’accoglienza e della giusta integrazione. Nemmeno i peggiori nemici di questa esperienza riescono ad andare oltre il solito cliché delle accuse di buonismo e dell’invasione.

Questo perché Riace, con il suo sindaco in primis, hanno dimostrato con i fatti in vent’anni di attività cosa siano le buone pratiche amministrative. Come si può fare accoglienza senza diventare complici di meccanismi perversi di corruzione e spreco di risorse.

È questo a dare fastidio di Riace e del suo modello. Non altro. A poco serviranno gli arresti domiciliari e la denigrazione per mettere fine a questa esperienza. La manifestazione del 6 ottobre lo ha dimostrato senza esitazione.

C’è una grande parte del Paese pronta a difendere pacificamente ma con determinazione l’esperienza del piccolo borgo. Qui si respira aria di Resistenza. Se si vuole avere una conferma al concetto gramsciano dell’odio per l’indifferenza bisogna venire a Riace. L’indifferenza da queste parti non ha cittadinanza. Decine di nazionalità, presenti ormai da anni a Riace, hanno sfilato insieme per chiedere la liberazione del loro sindaco. Fa davvero commuovere, in questa giornata, vedere bambine e bambini dalla pelle scura ripetere “Lucano libero”.

Questo è un luogo dove non ci sono muri né reali né mentali. È la difesa dell’essere umano con la sua dignità a indicare la strada. Un laboratorio di idee aperto alla diversità sempre in fermento. “Restiamo umani” – il 6 di ottobre – non è stato solo uno slogan ma una speranza per il futuro.

L’Anpi a Riace. A destra della foto, il coordinatore regionale della Calabria, Mario Vallone

L’Anpi presente da sempre a Riace non ha mai fatto mancare la propria solidarietà e vicinanza al sindaco Lucano.

La grande partecipazione delle tante delegazioni calabresi e da altre regioni con i simboli e le bandiere dell’Associazione hanno confermato il forte legame che ci unisce a Riace.

La storia non finisce il 6 ottobre. Per questo siamo già al lavoro per costruire una nostra prossima iniziativa. C’è ancora bisogno di continuare una grande battaglia di valori con al centro la bussola della Costituzione.

Mario Vallone, coordinatore regionale Anpi Calabria


Ed ecco altri scatti della mobilitazione di solidarietà, a Riace, al sindaco Mimmo Lucano











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Pesaro, negare una sala a CasaPound è legittimo

Il sindaco di Pesaro Matteo Ricci (da https://www.ilrestodelcarlino.it/pesaro/politica/matteo-ricci-sotto-scorta-1.3599778)

I neofascisti lo avevano denunciato per abuso d’ufficio dovuto a presunta discriminazione politica. Ma ora il gip ha accolto la richiesta di archiviazione da parte della Procura nei confronti del sindaco Matteo Ricci.

Lo scorso dicembre il primo cittadino di Pesaro aveva infatti osato revocare la concessione di una sala comunale per la presentazione di un libro all’associazione culturale “Molo 4”, non appena scoperto che in realtà l’autore del volume era un militante delle tartarughe frecciate.

E CasaPound lo aveva denunciato. Scrive il gip: “…l’ipotesi investigativa iniziale muove dall’assunto che sia stata negata un’autorizzazione amministrativa da pubblici ufficiali per mere ragioni di discriminazione politica. Non tiene conto del fatto che il provvedimento criticato non appare né illecito né palesemente illegittimo e come tale doveva essere censurato davanti al giudice amministrativo”.

Ricci era stato anche minacciato e per questo costretto a vivere sotto scorta. Lo stesso sindaco però, qualche giorno dopo, aveva chiesto e ottenuto di non averla più. Intanto a Pesaro, il Consiglio comunale approvava  un odg  col quale si consente l’utilizzo delle aree e delle sale comunali solo a chi, sottoscrivendo una dichiarazione, si riconosca nella Costituzione antifascista e nelle leggi nazionali, e si impegni a non compiere “manifestazioni esteriori, anche a mezzo di social network” di carattere fascista o nazista, razzista, omofobo, sessista, ripudiando ogni forma di discriminazione.

“CasaPound esce sconfitta su tutta la linea da questa vicenda – ha commentato il sindaco Ricci –. Nascondendosi dietro un’associazione aveva chiesto la sala, che tra l’altro non sono certo io a concedere, ma poi si è scoperto che dietro c’era CasaPound. E allora, scoperto il piano, hanno cercato visibilità, scontro politico e giudiziario. Non hanno raccolto niente. Hanno indotto, questo sì, il questore a mettermi la scorta per qualche giorno ma poi io stesso ho chiesto di non averla. Adesso abbiamo un regolamento che impegna chiunque che chiede di utilizzare sale comunali di sottoscrivere un documento nel quale si riaffermano i principi di antifascismo”. E ha concluso: “Cercavano visibilità a Pesaro, ma hanno sbagliato i loro conti”.

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