Mani rosse a Roma

Decine e decine di mani rosse, come sporche di sangue, per ricordare il bestiale assassinio di Hevrin Khalaf, curda, segretaria generale del Partito del futuro siriano. E centinaia di donne e uomini con striscioni, cartelli con Hevrin in effigie, simboli dei sindacati e delle associazioni.

L’Anpi in prima fila con le sue bandiere. È avvenuto il 14 ottobre in piazza Santi Apostoli a Roma, dove Cgil, Cisl e Uil avevano dato appuntamento per un presidio che rappresentasse l’indignazione della città per l’invasione del Rojava, il territorio siriano dove i curdi avevano avviato un’esperienza democratica dove libertà e liberazione si coniugavano con le aspirazioni a una patria da parte di un popolo senza patria.

Nel corso del pomeriggio in quella piazza ad un passo dal monumento al Milite Ignoto c’è stata un’affluenza continua di cittadini che testimoniavano la loro vicinanza a quelli – e quelle – che hanno sconfitto i carnefici dell’Isis.

Niente discorsi, comizi, parole. Solo la lettura della dichiarazione comune dei tre sindacati contro l’aggressione di Erdogan. E l’impegno a continuare. Perché a Roma quel pomeriggio è stato solo l’inizio. Come in tutta Italia.

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