Non cambiano il vizio. E neppure il pelo

Il fascismo o meglio, il neo-fascismo, si sta rivelando sempre più consistente fra gli italiani (ma non solo). L’avanzata delle destre oggi riecheggia quella che si manifestò con la marcia su Roma? Ovviamente ogni paragone si presta a facili critiche: le più numerose riguardano il rifiuto del termine “fascista”. Oggi non si vedono in giro stivaloni, orbaci e manganelli; non siamo nelle condizioni economiche e psicologiche del 1920-’22; ci sono ancora molti spazi di democrazia, e dunque il paragone pare a tanti impossibile. E tuttavia…

Il 20 giugno scorso personale della Digos della Questura di Torino ha eseguito perquisizioni nella sede e nelle abitazioni di alcuni militanti di Forza Nuova Torino. I controlli riguardano anche la sede da poco inaugurata di Rebel firm, gruppo neofascista con simpatie neonazi, a Ivrea: sotto sequestro bandiere, libri, un busto del duce, manganelli e mazze con scritte “Dux Mussolini” e 25 scudi (con adesivi di Forza Nuova e Lotta studentesca) usati durante scontri di piazza e il cui utilizzo in base alle disposizioni del Decreto Sicurezza rappresenta un reato. Il coordinatore regionale di Fn, Luigi Cortese, è stato denunciato per apologia del fascismo. Segnalati anche quattro militanti neri.

Gli accertamenti della Digos sono partiti solo pochi giorni fa, a fine maggio 2019, quando in corso Unità d’Italia era stato esposto uno striscione che recitava: “Spezza le catene dell’usura, vota fascista, vota Forza Nuova”.

Dunque, la Digos ha perquisito queste sedi. Bene ha fatto, dimostrando alcune cose: in primis, che quanto l’Associazione dei partigiani andava dicendo da tempo sulla pericolosità di certe associazioni non erano affermazioni campate in aria; in secondo luogo, che le forze di polizia possono far bene il proprio lavoro, quando messe nelle condizioni di farlo, ed è quanto abbiamo sempre chiesto: sia data loro la possibilità di agire secondo Costituzione, senza trasformarsi in meri esecutori del ministro di turno.

Rebel firm, gruppo neofascista con simpatie neonaziste (da http://canavesenews.it/news/ivrea-la-questura-vieta-raduno-rebel-firm-lanpi-ragione-legge-vinto/)

Vorremmo però ritornare sul primo punto: le associazioni che si ispirano all’ideologia nazi-fascista, pur negandolo con vigliacca ipocrisia, sono esattamente quanto denunciamo da tempo: covi di fascisti. Che poi tali tristi movimenti siano definiti da alcuni “neofascisti” (e con ciò assolvendoli dalla colpa e dall’ispirazione originaria) non è in nessun modo una scusate, anzi, è peccato maggiore perché essi avrebbero ogni possibilità di conoscere la tragedia del Novecento, delle dittature, della guerra.

Se non lo fanno, se sono ciechi e sordi alla memoria storica, se, anzi, la negano, vanno condannati senza appello. Ripetiamo a codesti poveri ignoranti e a chi li muove, che il fascismo fu annullamento della democrazia, razzismo, xenofobia, con i suoi corollari di colonialismo e militarismo. Dal 1922 al 1943 il Parlamento venne esautorato, cancellati i sindacati e ogni libertà, messa la museruola alla stampa, usata la scuola come strumento di condizionamento di un’intera generazione. Alla magistratura si sostituirono i tribunali speciali. La condizione delle donne fece addirittura passi indietro, assimilandole a “fattrici” destinate a partorire tanti “soldati per la patria” (!) e poi la seconda guerra mondiale, passando per le inaudite atrocità dei massacri d’Etiopia, ed infine la caccia ad ebrei, rom, Testimoni di Geova, omosessuali, ad intere popolazioni dell’Est, deportati e bruciati nei forni. Ed ancora i due anni atroci che insanguinarono l’Italia, fino alla Liberazione.

Senza dimenticare che già prima, dal 1920, le squadracce fasciste distrussero sedi sindacali, di partiti e giornali, bloccarono con la violenza ogni inizio di struttura democratica a partire dai Comuni.

Il fascismo insegnò molto a Hitler (che prese il potere in Germania solo 11 anni dopo). Il nazifascismo fu violenza, disumanità allo stato puro. Fu l’idea di un uomo solo al comando, con una serie di slogan che toccavano la “pancia” del popolo. È sconcertante che oggi, ad un secolo dall’inizio di quei fatti, molti ne abbiano perso il ricordo e la paura.

Si fa fatica a riconoscere ed ammettere che v’è una pericolosa similitudine con l’oggi: un ministro che usa termini fascisti, abbraccia il fucile e bacia il rosario, nega accoglienza e pietà ad esseri umani bisognosi, smantella le strutture di solidarietà. Sappiamo tutti di chi si sta parlando, vero? Ancor più preoccupante il consenso che gli viene dato, mentre rispuntano le squadracce con i vecchi simboli.

Da tempo abbiamo messo in guardia dal risorgere delle più nefaste pulsioni razziste, xenofobe, antidemocratiche. Né vale ribattere, ingenuamente, che non si tratta della stessa situazione. Ci spiace, ma è esattamente lo stesso fascismo. Nei tanti interventi pubblici sostenemmo che il giorno, forse non lontano, in cui questi nuovi fascisti dovessero avere il potere, rendendo nullo il Parlamento, tutti noi, tutti i partiti, le associazioni, i movimenti avremmo finito di esistere. Un primo assaggio lo stiamo avendo già ora con la chiusura degli Sprar e l’accanimento contro i dissidenti.

È necessario arrestare questa deriva di destra. La domanda è sempre la stessa: negli anni 20 le forze di sinistra e moderate sarebbero state in grado di cogliere la pericolosità della situazione e di opporsi evitando un ventennio di dittatura? Se è pur vero che la storia non si fa con i se e con i ma, è altrettanto certo che essa è maestra di vita. E allora: siamo in grado, noi, oggi, di comprendere quando è il momento di dire BASTA? Sarà domani? Oggi? O l’abbiamo già superato senza capirlo?

Dire “basta”, con gli spazi di democrazia che fortunatamente esistono ancora, significa esattamente quanto fece l’Anpi ad Ivrea il 1° giugno scorso: organizzare una “mobilitazione vigilante” che non deve cessare. (link Patria)

Che ha avuto, per tornare ai fatti di questi giorni, il pregio di sollevare il coperchio di quel verminaio che infetta la democrazia del nostro Paese, giungendo a sporcare anche Ivrea. Dovremo mantenere alto lo stato di allerta, non concedere nessun spiraglio di azione e rappresentanza ai vecchi/nuovi squadristi, dichiararli fuorilegge (le leggi già ci sono: basta applicarle).

Nel frattempo, sarà utile un pressing verso le Istituzioni sul tema dell’antifascismo. Rinnoviamo per l’ennesima volta l’invito a cittadini, partiti, associazioni, movimenti, affinché ritornino ad aderire all’appello nazionale “Mai più fascismi”. Tante altre iniziative sono in programma. Con determinazione, serietà, tranquilla fermezza li batteremo, come già in passato.

Mario Beiletti, presidente Anpi Ivrea e Basso Canavese

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