Regionalismo differenziato: non piace

Le manifestazioni sindacali hanno sempre avuto – oltre ai contenuti naturalmente – un valore simbolico molto alto destinato a durare per lunghi periodi sollecitando al contempo riflessioni impegnative per sindacalisti, politici, sociologi, storici e studiosi in generale.

È rimasta certamente nell’immaginario collettivo la manifestazione sindacale del 1972 dei metalmeccanici uniti all’epoca nella Flm. Una giornata memorabile all’insegna del nord e sud uniti nella lotta. Erano anni di tensioni, di stragi e di bombe ai treni. Eppure la determinazione del mondo del lavoro, e dei loro sindacati, portò migliaia di persone a Reggio Calabria per rivendicare lavoro, democrazia e sviluppo economico.

Quarantasette anni sono passati da quella data ed ecco ancora una grande manifestazione unitaria del 22 giugno a Reggio Calabria. Oltre 25mila persone arrivate da tutta Italia hanno dato vita a un’altra giornata destinata a restare anch’essa nella storia. Tutto è cambiato. Nessuno avrebbe pensato di ritrovarsi dopo tanti anni a dover difendere l’unità della nazione. Il dato caratterizzante della manifestazione è stato proprio il rifiuto del regionalismo differenziato.

Questa proposta, spiegata con cognizione da tantissimi esperti, mette a rischio l’unità del Paese lasciando il Meridione d’Italia abbandonato a se stesso. Sembra esagerato eppure è così: la questione meridionale – più evocata che affrontata – è ancora qui, presente, con tutti i suoi drammi e la voglia di riscatto mai sopita.

Il 22 ottobre del 1972 è lontano. Cinquantamila lavoratrici e lavoratori di tutta Italia dissero no ai “boia chi molla”, al clientelismo alle false promesse di sviluppo. Il 22 giugno del 2019 non si potrà archiviarlo facilmente. Le rivendicazioni del movimento sindacale non sarà possibile ignorarle. Noi c’eravamo; l’Anpi della Calabria era nella bella e pacifica manifestazione. I volti dei tantissimi giovani, tantissimi lavoratori immigrati, tantissime donne non erano affatto rassegnati e sfiduciati. Esprimevano piuttosto una voglia di cambiamento che lascia ben sperare per il futuro.

Mario Vallone, coordinatore Anpi Calabria e componente del Comitato nazionale Anpi

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