La staffetta delle staffette

Fuente della libertà”, lo spettacolo teatrale basato sui ricordi di tre staffette partigiane liguri diretto da Giorgio De Virgiliis, fa tappa oggi, martedì 18 giugno, alle 21 al Teatrino di Portofino, dove ha lavorato anche Giorgio Strehler, che in questo lavoro di teatro di cittadinanza ritroverebbe la sua idea di teatro che affianca lo svago e la didattica per aiutare lo spettatore a riconoscersi in ciò che è umano e rifiutare tutto ciò che è disumano.

Lo spettacolo di stasera è portato sul palco da attrici non professioniste del territorio, il gruppo “In punta di penna” di Santa Margherita coordinato da Marina Marchetti, alla sua terza tappa su un totale di otto rappresentazioni, a partire dal 25 aprile, data del debutto a Sori, Comune della città metropolitana di Genova.

Le rappresentanti di umanità, che si sono scontrate loro malgrado con la disumanità della guerra e dell’occupazione nazista, sono Carla, Piera, Giannetta Manurio detta “Manditu” e soprattutto Olga Bozzo, che il giorno della prima ha ricevuto un attestato di riconoscimento per il suo impegno nella Resistenza sorese.

La staffetta partigiana Olga Bozzo e Ivano Malcotti (da http://www.lavocedigenova.it/ typo3temp/pics/O_719f7f8a75.jpeg)

In una conversazione immaginaria con le sue amiche staffette – compresa Giannetta, soprannominata Manditu perché è così che in dialetto genovese (tramandano le testimonianze) apriva spesso i suoi discorsi – Olga rievoca quegli anni. Lo spettacolo si basa principalmente sulle sue memorie, raccolte da Valeria Stagno e scritte da Ivano Malcotti e da una ricerca storica a cura di Massimo Bisca, presidente provinciale dell’Anpi Genova.

Con accenti a volte ironici a volte tragici, Olga si sofferma spesso sui piccoli eventi della quotidianità, lasciando spazio all’aspetto umano di donne e uomini che hanno scelto senza esitazione da quale parte stare e sono così stati riconosciuti eroi. Ecco allora la rievocazione della visita di Mussolini a Sori, la maestra fascista che voleva tutte le sue allieve vestite di nero e non permetteva alle mancine di scrivere con la mano sinistra, l’ingresso dell’Italia in guerra scoperto ascoltando Radio Londra. Poi le perquisizioni, gli arresti, le esecuzioni. Gli allarmi aerei per i voli dei vari Pippetto (il nome popolare per i caccia notturni Alleati) e le corse nei rifugi, la fame. L’amore di Rudolf per la sua Rosetta, la diserzione, la morte.

Tutto intervallato da brani musicali e coreografie di Giovanna La Vecchia della Kaleido Danse, fino alla chiusa: «la Resistenza, come ha detto la staffetta Angiolina Michelini “Emilia”, è un fatto morale, è un mosaico nel quale migliaia di persone, donne e uomini, hanno portato un pezzetto e tutti insieme hanno formato il grande disegno chiamato Resistenza e noi in quel grande disegno saremo per sempre ricordate come le fuente (bambine, in genovese, ndr) della libertà».

Nella “staffetta delle staffette” che ora tocca Portofino e cambia cast a ogni tappa sono coinvolte 200 donne, che mettono in luce quella Resistenza al femminile che la storia ha spesso dimenticato.

Massimo Bisca, presidente del Comitato provinciale Anpi di Genova (da https://www.repstatic.it/content/ localirep/img/rep/2019/04/18/075257512 -9467d3ce-560c-4255-b429-4c471795d2a7.jpg)

L’idea dello spettacolo nasce infatti dalla constatazione che quando si parla di partigiani lo si fa quasi sempre al maschile. Mentre il ruolo fondamentale delle staffette e delle partigiane, spesso giovanissime, è ancora poco conosciuto. Il testo quindi si affianca e si ispira al libro “Donne per la libertà. Resistenza a Sampierdarena” di Massimo Bisca. E contiene alcune informazioni venute alla luce solo di recente, come la vicenda di Olga Bozzo, nata a Teriasca l’8 agosto del 1934, nelle sue parole “sei giorni dopo che Hitler si è autoproclamato Führer ed è diventato un dittatore terrificante per l’intera umanità”. La quale, come molti protagonisti di quegli anni difficili, non ne condivideva volentieri il ricordo. Fino a quando una sera, sentendo alla televisione il Presidente Mattarella dire “chi sa, parli” si decise. Raccontando di quando, bambina di soli 11 anni, salvò la vita a una famiglia ebrea, di quando portava il cibo agli uomini sui monti fingendo di andare a giocare, o strillava per annunciare i rastrellamenti.

Lo spettacolo è prodotto della Onlus Gruppo Città di Genova. L’evento è organizzato dai Servizi bibliotecari del Comune di Santa Margherita Ligure in collaborazione col Comune di Portofino e la sezione Anpi Silvio Solimano “Berto” di Santa Margherita Ligure – Portofino. Ingresso libero.

Lucia Compagnino

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