La Liberazione dimenticata

Il 74° anniversario della vittoria nella Guerra di Liberazione antifascista in Europa è stato celebrato anche quest’anno con la consueta manifestazione che a Milano si svolge presso il Sacrario dei Partigiani sovietici combattenti nel Corpo Volontari della Libertà e, successivamente, al Campo della Gloria dove riposano i partigiani milanesi e le vittime antifasciste della repressione e della deportazione nei campi di concentramento di operai in sciopero e dei dissidenti politici del regime.

La novità di quest’anno è rappresentata dalla partecipazione, per la prima volta dopo anni di assenza, delle istituzioni cittadine e regionali che sono sfilate con noi in corteo e che hanno preso la parola attraverso i rappresentanti del Sindaco di Milano Sala e della Regione Lombardia, con interventi applauditissimi per valore e contenuti espressi (vedi, in basso, l’intervento di Mario Vanni, Capo di Gabinetto del Sindaco).

Presenti, come sempre e come sempre apprezzati il Console Generale della Federazione Russa di Milano Alexander Nurizade, il Console Onorario Armeno Pietro Kuciukian e il compagno Presidente dell’Anpi provinciale Roberto Cenati che ha concluso la manifestazione ricordando i motivi di fondo che ci inducono ogni anno a ricordare il 9 maggio: “Questo campo ci impone il dovere di ricordare quale è stato il prezzo durissimo di sangue e sofferenze pagato dai giovani partigiani europei per ridare la libertà a tutti noi e costruire un mondo migliore. Ricordare per noi è un dovere soprattutto di questi tempi in cui la tentazione di cancellare il passato, comprese le infamie del nazifascismo, è ricorrente”; e più avanti: “Saremo sempre infinitamente grati e riconoscenti a tutto il popolo sovietico per questo suo determinante contributo alla sconfitta del nazifascismo. Ma un ulteriore motivo di gratitudine e di riconoscenza ci lega al popolo russo. Esso è rappresentato dal contributo degli oltre cinquemila soldati sovietici poco più che ventenni che si unirono alle formazioni partigiane e parteciparono alla Resistenza italiana” ed infine un monito: “Sono passati settantaquattro anni dalla sconfitta del nazifascismo, ma l’Europa sta attraversando un momento delicatissimo della sua storia. Assistiamo al manifestarsi di pericolosi focolai di guerra in varie parti del mondo, e nel cuore stesso del vecchio continente, al preoccupante rifiorire di ideologie e formazioni neonaziste che minacciano proprio quei valori della pace, dell’antifascismo, della solidarietà che hanno animato la Resistenza europea che fu guerra alla guerra per un mondo finalmente restituito alla pace. La pace è il bene più prezioso donatoci dalla Resistenza e mai come oggi è in serio pericolo. Sta a noi batterci per la pace e contrastare il pericoloso ripresentarsi di ideologie neofasciste e neonaziste sconfitte dalla resistenza europea”.

Grande la partecipazione di pubblico e in particolare di cittadini russi presenti nella nostra città che,  come ogni anno, arricchiscono la manifestazione in ricordo di quella che loro chiamano “la grande Guerra Patriottica” con cori, foto di familiari caduti, coreografia di costumi militari sovietici e  abbondanza di fiori:  segno tangibile di una profonda cultura nutrita di memoria ancora viva delle  sofferenze e dei lutti sopportati dai popoli oppressi dai regimi fascismi operanti in Europa.

Da questa manifestazione milanese che possiamo chiamare “brezza primaverile” che nasce da un cimitero possiamo misurare le grandi potenzialità politiche e culturali della importante data storica per lo più dimenticata; mentre meriterebbe da noi cittadini europei di essere ricordata con una “burrasca” di iniziative, manifestazioni politiche e culturali così come avviene per la data della Liberazione del nostro Paese, il 25 Aprile o per la stessa data del 9 maggio per il popolo russo meritoriamente mobilitato laggiù per l’occasione.

Mario Vanni, Capo di Gabinetto del Sindaco di Milano

“È per me un privilegio e un onore portare il saluto di Milano, dell’Amministrazione Civica e del Sindaco Giuseppe Sala alle celebrazioni per il 74mo Anniversario della Vittoria della Grande Guerra Patriottica. Il saluto di Milano si estende oggi a tutti i russi residenti a Milano: una comunità viva, che offre alla città un contributo culturale e civile di prim’ordine e che partecipa con tutte le comunità straniere a fare di Milano una città di pace, una città aperta al mondo.

Se Milano oggi è così, se oggi tutti noi riconosciamo in Milano un modello di convivenza pacifica, se ci riconosciamo in un progetto di crescita aperto alle culture del mondo, lo dobbiamo anche – e, forse, soprattutto – a chi diede la vita nel corso del secolo scorso per la nostra libertà.

Lo dobbiamo, come Paese, anche ai tanti cittadini stranieri che presero le armi contro le dittature rischiando la vita e in tanti casi offrendola come pegno di libertà per il popolo italiano e per i popoli d’Europa. Quello che oggi siamo lo dobbiamo a chi ha offerto la propria vita in sacrificio per noi.

Il 22 Giugno 1941 il regime nazista attaccò l’Unione Sovietica con lo scopo di estendere il dominio della propria dittatura su tutta l’Europa e il continente. Iniziava uno scontro decisivo tra le forze dell’oppressione e quelle della libertà. L’Unione Sovietica pagò con oltre 20 milioni di vittime e 5 milioni di prigionieri nei lager tedeschi, moli dei quali lasciati morire di freddo e di fame. A Leningrado, oggi San Pietroburgo, un assedio di 900 lunghissimi giorni uccise decine di migliaia di donne, di bambini e di anziani. Ma il popolo sovietico e le sue forze armate non si arresero. A Stalingrado l’avanzata delle forze armate di Hitler – che fino a quel momento apparivano invincibili – fu fermata dall’Armata rossa, nel gelo dell’inverno e a costo di un numero incredibile di vite umane, in una battaglia che divenne leggendaria e la cui notizia alimentò il vigore delle Resistenze in tutta Europa. È triste ma doveroso ricordare che l’Italia di Mussolini decise di partecipare a quella guerra insieme alla Germania nazista. Ma è anche giusto ricordare le storie dei tanti militari italiani, alpini in particolare, spesso contadini e gente di montagna, inviati dal fascismo a combattere a decine di migliaia di chilometri da casa, impreparati e mal equipaggiati, contro un Paese che non avrebbero neppure saputo localizzare sulla carta geografica. E ancora ricordiamo le storie dei tanti militari – ne cito uno per tutti, Nuto Revelli – cresciuti nella propaganda fascista ma che proprio durante la ritirata di Russia conobbero la ferocia dei tedeschi e compresero chi fosse il vero nemico da combattere. Tornati in Italia, dopo lunghi mesi di estenuante cammino, divennero, sulle nostre montagne, organizzatori e comandanti militari di gloriose divisioni partigiane, che diedero filo da torcere ai tedeschi e ai fascisti, sovente proprio al fianco di soldati russi fuggiti dalla prigionia nazista. Dopo l’8 Settembre, furono infatti oltre 5mila i soldati sovietici che, fuggiti dai campi di prigionia, si unirono alla lotta partigiana spesso con il sacrificio della vita. A quattro di loro: Fedor Poletaev, Kristofor Musolishvili, Nikolai Bujanov, Danil Avdeev è stata conferita dal nostro Paese la Medaglia d’oro al valor Militare.

I partigiani sovietici furono protagonisti, assieme a quelli italiani, di scelte e gesti di autentico, luminoso eroismo. Kristofor Musolishvili, per citare una tra le centinaia di storie gloriose di quegli amanti della libertà, era entrato in contatto con i partigiani italiani dopo una fuga di massa da un campo di concentramento nazista con un carico di armi e munizioni. Nell’ultimo combattimento della sua vita, prima di darsi la morte per non cadere nelle mani del nemico, nelle campagne del novarese riuscì ad abbattere più di 70 soldati nazisti e repubblichini. Era il dicembre del 1944. Era nato in una povera famiglia di contadini, in un villaggio sperduto fra i monti della Georgia. Morì in Italia, accanto ai partigiani italiani, a poche decine di chilometri da qui, per la libertà di tutti noi. La medaglia d’oro gli fu conferita dal presidente Sagarat nel 1970.

I racconti dei testimoni ci aiutano a capire di che pasta erano fatti questi uomini, che noi oggi onoriamo assieme a tutti i caduti sovietici, che riposano in questo Campo del Cimitero Maggiore.

Per troppi anni sul loro straordinario contributo alla nostra libertà è caduto il silenzio per timore di affermare un legame con il successivo regime sovietico. Oggi, soprattutto in una Milano che ha ritrovato la volontà di costruire una memoria forte e condivisa, è tempo di far conoscere la loro straordinaria generosità e il loro incredibile valore.

Oggi è dovere di tutti noi lavorare per la pace e la solidarietà tra i popoli. Noi tutti milanesi, italiani e cittadini stranieri che vivono e lavorano a Milano, rinnoviamo insieme alle rappresentanze consolari, a 74 anni dalla fine del conflitto mondiale, un impegno profondo personale e collettivo in questa direzione. Ne abbiamo bisogno. L’Europa ha bisogno di memoria, ha bisogno di città di pace, dove la convivenza tra le culture alimenta il dinamismo culturale e la pace a favore di tutto il continente. Per questo siamo qui: per sottolineare l’amicizia con quella che i combattenti di ieri chiamavano la Grande Madre Russia, per onorarne i caduti e per aprire nuovi orizzonti per noi e per chi verrà dopo di noi”.

A cura di Enzo Proverbio, fotografie di Luca Candiotto

L’articolo La Liberazione dimenticata proviene da Patria Indipendente.