“Perché la vita è insieme”

Ancona. «Dicono che difendono gli italiani. Ma tutti vanno difesi. Dai poteri forti, dalle mafie, dai sistemi criminali. Rifiutiamo la logica del prima io, prima noi. La vita è insieme». Sono le parole del filosofo Roberto Mancini dell’università di Macerata a sancire la conclusione di una giornata all’insegna della pace, dell’accoglienza e della solidarietà. In più di duemila, forse tremila, provenienti da tutta la regione hanno sfilato, il 6 aprile scorso, dal Passetto al porto – da mare a mare – nella manifestazione “Marche plurali e accoglienti”. Una novantina fra associazioni, enti e organizzazioni chiamate a raccolta dall’Università della Pace contro il decreto immigrazione e sicurezza, ora convertito in legge. «Una manifestazione importante – ha sottolineato Daniele Fancello, presidente provinciale dell’Anpi – a ricordare che l’Italia è un Paese aperto. Noi dell’Anpi in particolare non dimentichiamo che nella guerra di Liberazione hanno operato partigiani di cinquanta nazioni diverse».

La marcia ha preso il via dal Monumento ai Caduti. Al suono di una miniatura della Campana di Pace di Rovereto, il corteo ha sfilato lungo la traiettoria principale della città passando sotto il Comune, attraversando piazza Cavour, piazza Roma, corso Garibaldi e raggiungendo infine le banchine del porto. Qui, a commemorazione dei tanti migranti morti in mare, sono stati lanciati fiori e accesi fumogeni da segnalazione.

Un serpentone colorato, allegro a tratti, accompagnato da musiche diffuse dalla cabina regia montata su un camioncino e inframezzato dagli interventi dei rappresentanti di sindacati, movimenti, associazioni. Tutti solidali con i migranti «a sottolineare – come ha spiegato Mario Busti presidente dell’Università della Pace – che le diversità non ci spaventano». L’appello diffuso nei giorni precedenti la manifestazione recitava: “Sui migranti l’Europa ha perso la coscienza, la memoria, l’umanità. Sono ignorate, o peggio rimosse dalle agende politiche, le ragioni che costringono le persone a migrare: fame, povertà, guerra, cambiamenti climatici, non equa distribuzione delle risorse del Pianeta”.

Nutrita la presenza di stranieri, moltissimi gli africani e i bengalesi. A loro l’onore di aprire il corteo con lo striscione giallo squillante delle “Marche plurali e accoglienti” con la “i” a formare uno svolazzo con i colori della pace. E tanti gli interventi e le testimonianze.

«Io – ha raccontato Ahalem Zanagui, giovane mediatrice culturale di origine tunisina – avevo 13 anni quando mi sono trasferita in Italia. I miei genitori dicevano che era per dare a me e a mia sorella un futuro migliore. Ma io ero arrabbiata con il mondo intero. Mi sono servite la tolleranza e la disponibilità degli altri. È l’accoglienza a farci sentire vicini».

E Musli Alievski, operaio e fondatore di Stay Human di origine Rom, ha detto: «La nostra comunità ha subito un vergognoso attacco nei giorni scorsi a Torre Maura, borgata a est di Roma. C’è chi cavalca la povertà fomentando la paura. Siamo qui, insieme ai fratelli migranti per una vita e un Paese migliore».

Dal suo canto Pierpaolo Pullini della Fiom ha sottolineato che «ovunque ci sono ingiustizie sociali e uomini in condizioni di debolezza, il sindacato deve esserci. Il nostro paradigma è basato sulla giustizia sociale, sul lavoro, sui diritti sanciti dalla Costituzione».

Attenzione agli «effetti devastanti dell’odio» è stato il richiamo anche di Paolo Pignocchi, vice presidente di Amnesty Italia. «Le Marche, seppur ferite, sono sempre state accoglienti. Ma attenzione – ha rimarcato – anche nel nostro territorio sono successi episodi con connotati razzisti preoccupanti. Fra gli altri l’omicidio di Emmanuel Chidi Namdi a Fermo, il 5 luglio del 2016, e la follia di Luca Traini a Macerata. Attenzione dunque agli effetti devastanti nelle nostre comunità dell’odio».

Nessun politico, nessuna bandiera di partito come richiesto “per evitare strumentalizzazioni”. Eppure Davide Sassoli, vicepresidente del Parlamento Europeo, in visita istituzionale ad Ancona, non è voluto mancare. «Contro la rabbia – ha detto a margine della manifestazione – scommettiamo sui valori della solidarietà. È necessario rimettere al centro i valori della Costituzione contro un governo che fa di tutto per allentare quel senso di umanità proprio della società italiana». Con lui, il presidente del Consiglio regionale Antonio Mastrovincenzo. «Novanta associazioni qui presenti – ha sottolineato – dimostrano un sentimento forte e condiviso. Le Marche accoglienti respingono con forza ogni forma di odio, razzismo e omofobia».

Pia Bacchielli, giornalista

L’articolo “Perché la vita è insieme” proviene da Patria Indipendente.

Cucchi. La svolta

Gli occhi di Ilaria e di Stefano

Ilaria Cucchi parla di quanto è avvenuto in questi giorni; nessuno restituirà Stefano né a lei né alla famiglia. Ma finalmente emerge, dopo anni di gigantesche menzogne, il profilo della verità; e quelle istituzioni, che troppo a lungo erano apparse ciniche e ostili, finalmente restituiscono dignità a loro stesse, riconoscono l’inaudito crimine, si schierano dalla parte della giustizia. L’unico che continua a far finta di non capire è il ministro dell’Interno.

La lettera del generale Nistri è stata una sorpresa?

“Ricevere la lettera del Generale Nistri, Comandante generale dell’Arma dei carabinieri, è stato per me estremamente emozionante. Hanno suonato alla porta come quando consegnarono a mia madre la comunicazione di nominare un perito di fiducia per presiedere all’autopsia di Stefano. Così abbiamo appreso della morte di mio fratello. Questa volta ho visto i quattro fogli scritti a mano e leggerne il contenuto mi ha commosso. Ma al di là dell’aspetto emotivo, la lettera ha rappresentato un qualcosa di enorme: il Comando generale dell’Arma dei carabinieri si è schierato per la prima volta, per la prima volta in questi 10 anni, al fianco della famiglia di Stefano Cucchi e soprattutto al fianco della verità.

Nistri ha scritto di ritenersi danneggiato, da uomo e da padre, al pari della famiglia di Stefano e di suo pugno scrive di ritenere doveroso il chiarimento di ogni singola responsabilità nella sede opportuna, l’aula di un tribunale. E che quanto accaduto abbia leso il lavoro quotidiano della maggioranza dei carabinieri. È ciò che ho sempre sostenuto in questi anni, ha riconosciuto il Comandante. Quella lettera è una svolta perché proprio in questi mesi stiamo assistendo all’emergere continuo di novità sui numerosi depistaggi e falsi compiuti da esponenti dell’Arma”.

Mesi fa aveva incontrato il generale Nistri, il colloquio non era andato secondo le sue aspettative.

Avevo definito uno “sproloquio” le parole pronunciate in quell’incontro, un’accusa ai militari che avevano deciso di rompere il muro di omertà sulla morte di Stefano. Evidentemente, però, quel confronto è stato importante.

Nella lettera si annuncia l’intenzione dell’Arma di costituirsi parte civile nel futuro processo per depistaggio, se saranno rinviati a giudizio gli otto ufficiali indagati.

Si costituirà parte civile anche il ministero della Difesa. Lo ha dichiarato il presidente del Consiglio Conte, a nome di tutto il governo. Prendo atto però che c’è ancora chi non vuol capire…

A chi si riferisce?

Nel giorno in cui è arrivato il messaggio di vicinanza e solidarietà da parte del Comando generale dell’Arma il nostro ministro dell’Interno Salvini ha voluto ripetere la solita frase, come fa ormai da anni, senza nemmeno porsi il problema di contestualizzare, senza neppure informarsi un po’ di più prima di esternare “comunque io sono dalla parte delle forze dell’ordine”. Chi rappresenta le forze dell’ordine, chi rappresenta l’Arma dei carabinieri è dalla parte della famiglia Cucchi, questo vorrei fosse chiaro. Anche, forse, per aver deciso – ma non avremmo saputo fare diversamente – di condurre una vera e propria battaglia di civiltà nel rispetto di tutti, nel rispetto di quelle stesse istituzioni che ci avevano prima tradito e poi voltato le spalle, nel rispetto di una giustizia che per troppo tempo è andata avanti con due pesi e due misure. E questo fin dall’udienza di convalida dell’arresto di Stefano, dunque quando mio fratello era ancora vivo, e così per anni e anni dopo la sua morte, fino all’arrivo alla Procura di Roma del dottor Giuseppe Pignatone e del dottor Giovanni Musarò. Da allora tutto è cambiato.

Cosa ha provato durante la ricostruzione in aula del carabiniere Francesco Tedesco, uno dei cinque imputati per omicidio preterintenzionale, su cosa accadde in caserma la notte del fermo di Stefano?

Abbiamo ascoltato in aula il racconto dell’uccisione di mio fratello, non mi vengono altri termini per definirla, l’ho ascoltata io e soprattutto, l’hanno ascoltata i miei genitori, seduti come sempre in fondo all’aula. Dal punto di vista emotivo, non è stato un momento facile. Eppure quelle cose le sapevamo da sempre, le sapevano tutti coloro che avevano deciso di approfondire questa storia, di guardare oltre ciò che si voleva far credere. Però ci sono voluti dieci anni per ascoltarle anche in un’aula di giustizia. Mentre ascoltavo Tedesco descrivere dettagliatamente quello che era accaduto quella notte, le spinte, i pugni, i calci in faccia, ricordavo la perizia del professor Arbarello, il consulente medico legale dell’allora pubblico ministero, e poi successivamente quella della dottoressa Cattaneo, nominata dalla Corte d’Assise. Ricordavo i disegnini della consulente, le simulazioni di quella “caduta accidentale”, i paroloni per descrivere, in un’aula di tribunale, come Stefano con un’unica caduta si sarebbe potuto procurare tutte quelle lezioni in più parti del corpo. Era un processo, fin dall’istante successivo la morte di Stefano, scritto a tavolino dai superiori di coloro che oggi sono sul banco degli imputati, gli stessi che avevano già, nero su bianco, le conclusioni della perizia del professor Albarello, addirittura prima che venisse nominato consulente nel primo processo. Grazie al cielo, oggi siamo in una fase diversa, questo momento può dare la possipossibilità di ricucire la ferita aperta tra lo Stato, le Istituzioni e i cittadini. I cittadini si sentono abbandonati dalle istituzioni, si riconoscono invece nella famiglia Cucchi, non solo per quello che è accaduto a Stefano ma soprattutto per ciò che la sua famiglia, una famiglia normale come tante, una famiglia perbene che ha consegnato alla Procura la droga trovata in casa, ha dovuto subire in questi lunghissimi anni, una famiglia che di fatto si è fatta carico di un ruolo che dovrebbe essere di uno Stato democratico.

Il carabiniere Francesco Tedesco (da https://tg24.sky.it/cronaca/2019/04/08/ stefano-cucchi-testimone-chiave-chiede-scusa.html)

Quando si terrà la prossima udienza?

Torneremo in aula il 16 aprile. Sarà nuovamente chiamato a deporre Tedesco mentre, da quanto so, gli altri imputati rilasceranno dichiarazioni spontanee, temo dunque ripeteranno quanto suggerito dai loro avvocati. Poi le difese porteranno alcuni testimoni, persone presenti nella caserma dove, secondo il racconto di Riccardo Casamassima, il maresciallo dei carabinieri che fece riaprire il caso tre anni fa, il collega Roberto Mandolini, imputato, disse che era “successo un casino”.

Il 18 aprile si apre inoltre un altro processo a piazzale Clodio, in seguito alla mia querela nei confronti di Gianni Tonelli (già segretario generale del Sap, uno dei maggiori sindacati di polizia, ora parlamentare, eletto nella Lega di Matteo Salvini, ndr). Il pm aveva chiesto l’archiviazione ma il giudice ha deciso per l’imputazione coatta.

Anche Tonelli l’ha querelata per una frase pronunciata durante una trasmissione televisiva, ora lei rischia un processo per diffamazione.

Non vedo l’ora di andare a processo. Ho tante cose ancora da dire in un’aula di tribunale.

Ilaria Cucchi e il sindaco Mimmo Lucano: eravate insieme a Torino per ricevere le tessere Anpi.

Il sindaco di Riace ha rivelato un grandissimo senso di umanità e intanto, finalmente, potrà tornare nel suo paese. Le nostre vicende processuali sono differenti, ma credo che abbia scaldato il suo cuore avere la vicinanza delle persone. È stato così anche per noi. Se è vero che siamo partiti dal nulla, niente si fa da soli. A volte si ha bisogno di eroi, ma, parlo per me, non sono un eroe. La nostra famiglia ha avuto accanto l’avvocato Fabio Anselmo, che ora è il mio compagno, il nostro perito, Vincenzo Fineschi, poi la Procura di Roma con Pignatone e Musarò, ma soprattutto le tante persone comuni. Da anni, quando cammino per strada in tanti si fermano, c’è chi mi abbraccia, chi mi ripete “vai avanti”. Io confido sul senso di responsabilità dei giudici. È necessario un segnale, le persone hanno bisogno di fidarsi pienamente delle Istituzioni, in uno Stato democratico, oggi più che mai in un momento tanto difficile e cupo.

L’articolo Cucchi. La svolta proviene da Patria Indipendente.

L’Aquila vola. Ancora più in alto

“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti”.

Questo pensiero attualissimo ed evocativo – scritto da Gramsci oltre 100 anni fa, nel 1917 – è stato scelto per aprire l’iniziativa “Non si smette mai di essere partigiani”, organizzata dall’Anpi dell’Aquila all’Auditorium del Parco: un momento di «memoria e d i impegno» hanno dichiarato il presidente provinciale, Fulvio Angelini, e il presidente della sezione cittadina, William Giordano, per ribadire che «non si smette mai di essere partigiane e partigiani».

L’incontro, affollatissimo, si è svolto a ridosso del decennale del terremoto del 2009 e ha voluto rappresentare una testimonianza di resistenza e di rinascita civile, culturale e sociale.

Dopo aver ascoltato le parole di Liliana Segre all’atto d’insediamento da senatrice della Repubblica, l’Anpi dell’Aquila ha consegnato le tessere 2019 dell’Associazione ad alcuni protagonisti della storia della Resistenza italiana che hanno reso onore alla città.

La platea

Ecco chi sono:

Giovanni Schippa, 95 anni, partigiano combattente col grado di sottotenente, già rettore e professore emerito dell’Università dell’Aquila, ex presidente della Fondazione Carispaq, Medaglia d’Oro del presidente della Repubblica per meriti nel campo della cultura e della scuola, Cavaliere di Gran Croce, autore di oltre cento libri e pubblicazioni scientifiche tutti dedicati alle problematiche della ricerca e della didattica universitaria.

Arnaldo Ettorre, 94 anni, per essersi schierato, negli anni dell’occupazione nazista, sempre dalla parte della lotta per la libertà, prima sottraendosi alla chiamata di leva e rischiando la deportazione nei lager e poi aggregandosi alla Brigata Majella (si arruolò con la matricola 1425) appena giunta in città per proseguire alla volta di Bologna. Ha vissuto questo ruolo di partigiano con orgoglio e discrezione. Già insignito con la “Medaglia della Liberazione”, dopo il sisma si è battuto per ripristinare al Palazzo di Giustizia dell’Aquila la targa in onore dei magistrati partigiani Pasquale Colagrande e Mario Tradardi che Arnaldo conobbe come suo comandante partigiano a Recanati nel novembre del ’44.

Umberto Cialente, che da poco ha compiuto 93 anni. Croce al merito di guerra per il conflitto 1940-1945, diploma Alexander d’onore di ‘Combattente per la Libertà d’Italia’, nonché papà dell’ex sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, commosso in platea. Subito dopo il 25 luglio, poco più che 17enne Umberto aderisce ai GAP col compito di rastrellare armi nelle caserme abbandonate della milizia e dell’esercito e nasconderle in un sotterraneo in via Roma, nei pressi dell’abitazione di Pierino Ventura. Quando cominciano i primi arresti, Umberto sfugge alla Gestapo e sale in montagna unendosi alla Banda della Duchessa. In uno scontro sui piani di Arcinazzo viene ferito da una baionetta alla spalla destra. Solo dopo 10 giorni riuscirà a ricevere le cure di un veterinario che lo ricucirà con ago e filo da materasso. Seguendo il fronte bellico continua a combattere risalendo sino alle Alpi Apuane, in Garfagnana, per tornare all’Aquila nel novembre 1944.

La famiglia Agnelli perché durante gli anni dell’occupazione tedesca dell’Aquila è stata di infaticabile supporto ed aiuto agli ex prigionieri alleati e slavi, agli esponenti della Resistenza aquilana, agli ebrei in fuga dai rastrellamenti. La loro cartolibreria in piazza Palazzo, gestita da Amalia Agnelli, era il centro e il motore per la riconquista della libertà dal fascismo. Gli Agnelli sono stati recentemente ricordati nell’inaugurazione del Giardino dei Giusti e delle Giuste che onora i protagonisti di quella “Resistenza umanitaria” che, insieme a quella armata, ha garantito la rete di protezione e salvezza per migliaia di persone.

Luciano Badia, in memoria del papà Mario, scomparso nel dicembre scorso a 89 anni, che si definiva “Partigiano” ancor prima di dire il suo nome: Mario Badia doveva essere il decimo dei Martiri aquilani, quel 23 settembre 1943, allorquando un gruppo di giovani partigiani fu catturato sulle montagne, a Collebrincioni; non vollero portarlo con loro, però: “statte a casa amico mio, perché sci troppo quatrano (giovane, nel dialetto locale)”, gli disse Giorgio Scimia.

Successivamente altre tessere sono state conferite a personalità e realtà del territorio che si battono quotidianamente in nome dell’antifascismo, della lotta al razzismo, della difesa del lavoro, della parità di genere e a difesa della Costituzione repubblicana, nata dalla Resistenza.

«Oggi come non mai i principi di solidarietà, umanità, giustizia sociale, uguaglianza e legalità sono messi a repentaglio da un vento reazionario, neofascista e spesso violento, da un clima di intolleranza e di odio – hanno sottolineato i presidenti Angelini e Giordano –. È un dovere di tutti gli antifascisti reagire a pulsioni antidemocratiche cercando di costruire quotidianamente, e con i gesti e le azioni di rispetto, tolleranza e difesa dei cittadini più deboli, una società differente fondata sui principi cardine della nostra Costituzione».

Ad ogni personalità o realtà associativa che ha ricevuto la tessera è dunque stato “dedicato” un articolo della Costituzione e una specifica motivazione.

Ai ragazzi di United L’Aquila, la squadra di calcio popolare antifascista e antirazzista che unisce richiedenti asilo e aquilani – più che una realtà sportiva, un vero e proprio progetto politico, nel senso più autentico del termine, legato al tessuto umano della città e strettamente interconnesso con il territorio – è stato associato l’articolo 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Questa la motivazione: “Per anni ci siamo rotti la testa a discutere teoricamente di differenze fra multiculturalismo, integrazione, assistenzialismo, sviluppo sostenibile. E mentre si costruiscono le gabbie teoriche, ci sono persone che semplicemente ‘hanno fatto cose’. E lo hanno fatto e lo fanno affrontando questi temi nella quotidianità e diffondendo semplicemente – nella vita di tutti quelli che hanno la fortuna di incrociarsi – questi temi importanti. Come ha fatto Mimmo Lucano a Riace e come hanno fatto questi ragazzi, che hanno avuto la voglia e la possibilità di condividere le proprie vite, le proprie esperienze e quindi ognuno le proprie culture per creare una bolla di vita comunitaria che non può che arricchire tutti coloro che ne sono felicemente contaminati”.

Lo stesso articolo della Carta costituzionale ha salutato il riconoscimento all’avvocata Simona Giannangeli, protagonista dell’impegno civile verso le donne e i più deboli, più volte vittima di gesti intimidatori che non ne hanno però mai fermato l’azione. Motivazione: “Da sempre dedita al contrasto alla violenza sulle donne, sia in veste professionale che attraverso l’impegno civile nell’associazionismo e nella politica. È stata co-fondatrice del centro antiviolenza che oggi presiede e dove svolge anche attività legale. Vittima più volte di gesti intimidatori e pur pagando un prezzo pesante non ha mai mollato. Resta e resterà resiliente. Ne valorizziamo la passione e la tenacia con cui ha affrontato il processo per il crollo della casa dello studente, per far emergere la verità e cercare giustizia”.

Ad Alberto Aleandri, che ha sempre onorato la memoria collettiva, protagonista di tutte le manifestazioni democratiche della società civile, baluardo contro il neofascismo strisciante di CasaPound è stato dedicato l’articolo 11: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”. La motivazione illustra: “Al compagno e amico Alberto Aleandri conferiamo la tessera perché ha sempre onorato la memoria di questa città, la nostra memoria collettiva mantenendo vivo e forte e resistente il ricordo di ciò che è stato. Attraverso la creazione di una grande biblioteca, di un archivio sulla resistenza e delle sue mostre ed esposizioni itineranti continua a permettere la trasmissione della storia, degli orrori della guerra e la conservazione della memoria dei protagonisti e degli eventi, testimonianza fulgida e valore di civiltà”.

L’istallazione “Mani che annegano nel Mediterraneo”

E ancora: a Teresa Nannarone, divenuta suo malgrado un esempio di resistenza per aver affisso alla finestra del suo ufficio affacciato su piazza Ovidio, a Sulmona, uno striscione di 4 metri con le parole del poeta latino “Empio è colui che non accoglie lo straniero”, in occasione del comizio elettorale di Matteo Salvini e che, per questo, è stata pesantemente insultata sui social, è stato associato l’articolo 10: “L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali. Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge. Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici”.

Ed ecco la motivazione: “Citando Ovidio nella terra d’origine e nella piazza a lui dedicata, Teresa non immaginava di diventare un piccolo, prezioso simbolo di resistenza civile. Eppure in questo tempo opaco e oscuro, anche un gesto apparentemente semplice e normale può diventare esemplare.

Per questo gesto e queste parole nobili è stata pubblicamente minacciata di stupro.

Affidiamo a lei e a tutti noi il coraggio di esporre e pronunciare sempre altre parole capaci di riaffermare la nostra umanità e di insinuarsi come un germe di solidarietà anche nelle anime più dubbiose”.

Una tessera è stata poi conferita ai lavoratori e alle lavoratrici del call-center ‘Ecare’ dell’Aquila, a ritirarla simbolicamente le Rsu aziendali, come testimonianza del valore centrale che il lavoro ha, o dovrebbe avere, nella nostra società: per loro, che hanno voluto ringraziare l’ex presidente vicario della Regione Abruzzo Giovanni Lolli – anch’egli in platea – per l’impegno profuso a tutela dei posti di lavoro, gli articoli 1, 4 e 35 della Costituzione. Motivazione: “Ai lavoratori e alle lavoratrici di Ecare – da sempre impegnati nella loro vertenza occupazionale – affidiamo una tessera onoraria a testimonianza del valore centrale che il lavoro ha nella nostra società. Un valore di dignità, di realizzazione, di servizio alla comunità. A voi affidiamo anche un messaggio: trasmettete questo valore unitamente a quelli della resistenza e della pratica quotidiana dei diritti e dei doveri costituzionali, siatene araldi nei luoghi di lavoro e nelle case, portate avanti con il vostro splendido esempio di tenacia e coraggio quanto noi oggi stiamo celebrando, quanto noi oggi stiamo celebrando anche grazie a voi”.

Al decano del giornalismo Amedeo Esposito, 70 anni di attività festeggiati a marzo, che fino ai giorni scorsi ha dedicato la sua professione e la sua cultura alla pratica quotidiana antifascista, firmando articoli molto critici su alcune scelte dell’amministrazione comunale – tra cui l’introduzione del “daspo urbano” per i migranti – è stato “dedicato” l’articolo 21: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. La motivazione spigava: “Testimone, cronista e narratore delle vicende nazionali e locali, ha dedicato la sua professione e la sua cultura alla pratica quotidiana antifascista, resistendo alle pressioni culturali avverse. Ne ricordiamo oggi gli ultimi esempi, quando ha reagito con forza dando voce a tutti noi, contro la repressione dell’arte libera e resistente, quando l’istallazione ‘Mani che annegano’, che aveva ravvivato la Fontana delle 99 Cannelle, fu rimossa con mezzi barbari e parole volgari da un rappresentante istituzionale di questa città e quando, ricordando con esempi nobili la tradizione di accoglienza dell’Aquila ha stigmatizzato il ‘daspo’ urbano che il Comune ha imposto agli extra-comunitari. Esposito ha saputo dar sempre voce al dissenso, all’indignazione e al coraggio di quante e quanti riconoscono alla libertà di opinione e all’impegno civile militante un valore di civiltà”.

Il riconoscimento è stato tributato anche a Giovanni Legnini, già sindaco di Roccamontepiano, parlamentare, sottosegretario e vice presidente del Csm, prima della candidatura alle recenti elezioni regionali a guida della coalizione di centrosinistra. A Legnini è stato associato l’articolo 104 della Costituzione: “La Magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere. Il Consiglio superiore della magistratura è presieduto dal Presidente della Repubblica. Ne fanno parte di diritto il primo presidente e il procuratore generale della Corte di cassazione”. La motivazione: “La sua ultima carica istituzionale è stata quella prestigiosissima di vice presidente del Csm. Originario della terra in cui nacque la Brigata Majella si è messo a disposizione della comunità con un progetto politico all’interno del quale è riuscito ad affermare con fermezza e chiarezza due concetti chiave: democrazia costituzionale e antifascismo. Nel clima difficilissimo nel quale ci siamo trovati a declinare le nostre idee controcorrente, da uomo di Stato ha proposto una interpretazione moderna dei temi cari a tutti noi, che si rifanno ai principi costituzionali della Repubblica italiana. Lo ha fatto richiamando la storia e la genesi della repubblica democratica dimostrando giorno dopo giorno che una carica istituzionale importante può ergersi a paladina di temi che con superficialità vengono liquidati come anacronistici, ma al contrario sono attuali, oggi più di sempre. Con orgoglio ha rivendicato che l’Abruzzo è la terra della Brigata Majella con le parole che hanno accompagnato l’istallazione artistica delle ‘Manine che emergono dal Mediterraneo’ alla Fontana delle 99 Cannelle, testimonianza di una società alla ricerca della solidarietà e della sua umanità”.

Infine, è stata riconosciuta l’importante attività svolta da Don Aldo Antonelli, presidente di Libera della provincia dell’Aquila, a cui è stato dedicato l’articolo 2: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. Motivazione: “Per la capacità e il coraggio di praticare un pensiero difforme.

Per la capacita di declinare la parola in parole tenendo insieme la dimensione politica, ecclesiale e civile, mettendo sempre al centro l’umanità. Un prete free-lance, come si autodefinisce, ma anche ‘parroco emerito appassionato della parola, vissuta e annunciata nella storia’ come lo definisce il teologo Carlo Molari”.

Una serata bella, nel senso pieno del termine, e commovente, quella organizzata dall’Anpi, una boccata d’aria fresca in una città che, purtroppo, negli ultimi tempi ha raccontato di sindaci sceriffi, norme anti-accattonaggio e di crociate anti immigrati sull’onda di un clima di intolleranza che spira nel Paese e che si sta facendo soffocante.

Comitato provinciale Anpi dell’Aquila


Altre foto dell’evento sono scaricabili sulla pagina Facebook dell’Anpi L’Aquila 

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Ettore, Achille e la Resistenza

Carla Nespolo con Tonina Laghi. Foto di Zino Tamburrino

Mentre la grande storia ricorda i Martiri delle Fosse Ardeatine – a Roma, 335 vittime di una rappresaglia nazista – rammentiamo che in quello stesso giorno, il 24 marzo 1944, la nostra città, per la prima volta, è colpita da un evento luttuoso di cui si macchiano i fascisti: cinque ragazzi renitenti alla leva della Rsi sono fucilati nella caserma di via della Ripa mentre altri dieci restano in attesa dell’esecuzione della pena capitale.

Le operaie della Mangelli, insieme a quelle della Battistini, Fumisti, Bondi, Forlanini, Becchi, Eridania ed altre, cui si uniscono donne forlivesi e delle campagne, si incamminano verso la caserma. Strappano la promessa di una grazia, e si recano in massa davanti al palazzo del governo, poco distante. Di fronte al rischio dello stop di fabbriche importanti, anche dal punto di vista bellico, e alla protesta delle donne, i dieci giovani hanno salva la vita. Prendono parte alla rivolta le partigiane Ida Valbonesi e Tonina Laghi, due delle coraggiose donne forlivesi che testimoniano, ancora oggi, quanto avvenne alla Ripa.

Da questi eventi è nato il “Progetto Ripa 2019”. La prima parte del progetto è partita con una serie di incontri per raccontare agli studenti cosa accadde nel ’44. A seguire è stato promosso un concorso per immagini e opere grafiche, suddiviso in due sezioni, uno per la cittadinanza e uno per gli studenti, che ha visto una cinquantina di elaborati. Poi, nucleo centrale del progetto, la realizzazione dello spettacolo teatrale “Armati mio cuore. La notte della memoria”. Il titolo della pièce riprende le parole pronunciate da Medea nella tragedia di Euripide, costruendo un ponte tra la guerra di Troia, epico archetipo di tutti i conflitti, e la Resistenza.

La scena. Foto di Zino Tamburrino

Lo spettacolo è andato in scena, per i cittadini, la sera di domenica 24 marzo, davanti a una sala gremita all’inverosimile e il giorno dopo, al mattino, per gli studenti delle scuole. Nel pomeriggio, a palazzo Romagnoli, si è inoltre tenuto un convegno, grandemente partecipato, sui fatti di via della Ripa, alla presenza della presidente nazionale dell’Anpi Carla Nespolo, del presidente provinciale dell’Associazione Miro Gori; di Maria Giorgini, neoeletta segretario generale della Cgil forlivese; di Roberta Mira, storica. L’incontro è stato da me coordinato, in qualità di presidente dell’Anpi forlivese. È intervenuta Mara Valdinosi, già parlamentare cesenate, che nel 1984, nel quarantennale dei fatti, ne fece una ricostruzione per Patria Indipendente.

Una delle più belle epigrafi sulla Resistenza la dedica il poeta Salvatore Quasimodo, ai partigiani di Valenza:

Questa pietra

ricorda i Partigiani di Valenza

e quelli che lottarono nella sua terra,

caduti in combattimento, fucilati, assassinati da tedeschi e gregari di provvisorie milizie italiane.

Il loro numero è grande.

Qui li contiamo uno per uno teneramente

chiamandoli con nomi giovani

per ogni tempo.

Non maledire, eterno straniero nella tua patria, e tu saluta, amico della libertà.

Il loro sangue è ancora fresco, silenzioso il suo frutto.

Gli eroi sono diventati uomini: fortuna

per la civiltà. Di questi uomini

non resti mai povera l’Italia.

Mi limito ad aggiungere una riga: E di queste donne, che misero il loro petto disarmato, di fronte all’invasore, per difendere i loro figli, non resti mai povera la mia città, Forlì.

La premiazione. Foto di Zino Tamburrino

I vincitori del concorso, per la sezione cittadinanza sono: Matteo Mazzacurati, 1° premio; Francesco Capacci, 2° premio; e Lorenzo Capacci, 3° premio. Ha ricevuto una menzione per l’opera meritoria Chiara Scarpellini. Per la sezione scuole, ha ricevuto il 1° premio Alice Bandini dell’Istituto Professionale Ruffilli; Riccardo Barchi, sempre dell’Istituto Professionale Ruffilli, si è aggiudicato il 2° premio; Irene Ravaioli e Sara Mazzani del Liceo Classico G.B. Morgagni hanno ricevuto il 3° premio. La menzione per opera meritoria è stata attribuita a Michel Versitano dell’Istituto Professionale Ruffilli; a Lucia Piacquadio, Angelica Signani, Vittoria Zangara, Alice Bombardi e Alessia Salvini del Liceo Classico G.B. Morgagni; a Giulia De Angelis del Liceo Artistico e Musicale.

Corale è stato l’apprezzamento per Armati mio cuore, la notte della memoria, andato in scena, il 24 marzo, al teatro Diego Fabbri di Forlì, voluto dall’Anpi e messo in scena da Malocchi & Profumi, con la collaborazione di “18 con lode”, Cambioscena, OGM e Qaos. Il testo dello spettacolo è ispirato a un’idea della compianta Maria Letizia Zuffa – la brava e appassionata artista, fondatrice della compagnia Malocchi&Profumi, scomparsa nel 2016 –, attualizzato da Nicola Donati, coadiuvato da Michela Gorini e Sabina Spazzoli, anche registe dello spettacolo.

Ha affascinato l’idea dell’incontro tra Resistenza e guerra di Troia, che diviene archetipo di tutte le guerre, perché nella scrittura omerica ne ha insiti tutti gli stilemi. Ecuba e Andromaca sono tutte le mogli e le madri del mondo, Ettore è il guerriero che sfida un nemico che non può vincere, Patroclo l’uomo che si sacrifica per una causa. Echi di una strada percorsa da uno dei film più belli sulla Resistenza, La notte di San Lorenzo dei fratelli Taviani, in cui fascisti e partigiani sono anch’essi eroi mitologici. Efficace la scenografia, che richiama Guernica di Picasso, spettacolari i costumi, che fondono, con un taglio raffinato, capi militari e richiami all’antico, maggiormente evidenziati da bianchi calzari; perfetta la scelta delle musiche, arricchita dalla presenza in scena di Mirko Catozzi alla fisarmonica, accompagnato dalle voci di Pier Paolo Sedioli e di Sebastian Irimescu. Gli attori, tutti bravi in un testo che li vede, come Giano bifronte, nel doppio ruolo arcaico e moderno. Un Giorgio Cervesi Ripa perfetto nel ruolo di Agamennone e Priamo, che evoca re Lear di shakespeariana memoria, quando chiede ad Achille, spiccando per presenza scenica, il corpo di Ettore, e offre una recitazione intensa e sontuosa. Surreale e delicata, quella di Calcante, che affascina per il distacco. Bravissime tutte le attrici: una dolcissima Andromaca, un’Ecuba, madre di tutte le madri, uscita dalle Troiane di Euripide, un’Elena non banale. Ma, soprattutto, riesce l’alchimia e lo spettacolo funziona, coinvolgendo lo spettatore nella discesa agli inferi di Ettore e dei cinque martiri di via Ripa, e nella reazione delle donne quando rifiutano il fato degli altri ragazzi che dovrebbero essere fucilati l’indomani. Applausi a scena aperta hanno coronano un lavoro che ha saputo mettere sapientemente insieme ogni figura professionale del teatro, con commozione collettiva di spettatori, autori e attori. Citiamo: in scena Mattia Anconelli, Sara Bandini, Sara Bucherini, Giorgio Cervesi Ripa, Chiara Gardini, Sebastian Irimescu, Francesco Lega, Luca Mancini, Olivia Molignoni, Michela Santandrea, Carmen Sassi, Caterina Sbrana, Apollonia Tolo, Alberto Zaffagnini. Il disegno luci è firmato da Giorgio Cervesi Ripa e Adler Ravaioli; le scene e i costumi sono di Stefano Camporesi; i movimenti scenici e le coreografie di Laura Vigna; il trucco è di Matilde Baroni e Laura Mazzotti; le acconciature da On Hair – Andrea Graziani e Alessandra Passoni. Uno spettacolo che merita di essere visto e che speriamo non si fermi qui.

Lodovico Zanetti, presidente Anpi Forlì

L’articolo Ettore, Achille e la Resistenza proviene da Patria Indipendente.

LE MARCHE PLURALI E ACCOGLIENTI – Manifestazione 6 aprile ad Ancona

Carissime e carissimi, 
l’ANPI Marche e l’ANPI di Ancona sono tra i soggetti organizzatori della grande manifestazione “Le Marche plurali e accoglienti“, promossa dall’Università della Pace, che si terrà ad Ancona sabato 6 aprile prossimo. L’iniziativa, che ha raccolto l’adesione di oltre settanta associazioni e organizzazioni del nostro territorio, intende riaffermare, a fronte della crescita di episodi di intolleranza e violenza che si sono registrati nel Paese e anche in questa regione, il  tessuto democratico e solidale dei nostri territori contro razzismo, xenofobie e ogni forma di discriminazione.
La manifestazione, da mare a mare, partirà alle 16,30 dal Passetto e si concluderà al Porto antico di Ancona (Molo Rizzo) con l’intervento del prof. Roberto Mancini, mentre lungo il corteo si svolgeranno gli interventi dei/delle rappresentanti le Associazioni e Organizzazioni che hanno aderito all’iniziativa.
Non ho bisogno di sottolineare l’importanza dell’evento, analogo alla manifestazione “People, in marcia contro il razzismo” che si è svolta il mese scorso a Milano, che dovrà vedere una significativa e visibile presenza della nostra Associazione. Confido, dunque, nel massimo impegno organizzativo e nella più ampia partecipazione. In allegato trovate l’Appello con le adesioni pervenute finora e il manifesto della Manifestazione.
L’appuntamento è per le 16,15 al Passetto lato pineta dove ci saranno le bandiere e lo striscione dell’ANPI.

“Nessuno è nato schiavo, né signore, né per vivere in miseria, ma tutti siamo nati per essere fratelli” Nelson Mandela Siamo cittadine e cittadini, associazioni, enti e organizzazioni allarmati per i crescenti atti di intolleranza e violenza, che hanno coinvolto la nostra Regione, alimentati anche dal progressivo deterioramento della qualità del linguaggio e della complessa e variegata comunicazione sempre più caratterizzata da tratti violenti, xenofobi e razzisti. Temiamo fortemente che si arrivi ad un punto di non ritorno, di cui la storia ci ha già consegnato tristi e dolorosi esempi. Le Marche sono una Regione che ha una significativa tradizione di accoglienza di ogni forma di fragilità umana: siamo e vogliamo restare Marche accoglienti, contro ogni deriva disumana. Nel corso degli anni abbiamo assistito alla costante erosione dei diritti. Sui migranti l’Europa ha perso la coscienza, la memoria, l’umanità! Sono ignorate, o peggio rimosse dalle agende politiche, le ragioni che costringono le persone a migrare: fame, povertà, guerra, cambiamenti climatici, non equa distribuzione delle risorse del Pianeta. Per quanto riguarda l’Italia, non condividiamo la Legge 132/2018 (conversione in legge del “decreto immigrazione e sicurezza”) e i suoi effetti: l’idea generale è che la povertà estrema e la marginalità sociale siano un problema di ordine pubblico. Questa norma è in contrasto con i principi cardine della nostra Costituzione e della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Noi vogliamo costruire una società fondata sull’affermazione dei diritti umani, sociali e civili: Diciamo no al decreto immigrazione e sicurezza Diciamo no all’esclusione sociale Diciamo no a tutti i muri che imprigionano Diciamo sì alla protezione umanitaria Diciamo sì ai porti aperti Diciamo sì al rispetto dei diritti umani Diciamo che siamo e vogliamo restare Marche plurali e accoglienti!! L’accoglienza è la base della civiltà

31-03-2019 RELAZIONE INTRODUTTIVA CONFERENZA DI ORGANIZZAZIONE DELL’ANPI PROVINCIALE DI ANCONA

Buongiorno a tutte e a tutti,
vi ringrazio per la vostra presenza alla Conferenza di Organizzazione dell’Anpi Provinciale di Ancona.
L’appuntamento di oggi conclude il percorso deciso in occasione del 16° Congresso dell’Anpi, che ha coinvolto tutte le nostre 17 sezioni, prima nella realizzazione del documento alla base della discussione odierna, e, dal mese di gennaio al mese di marzo 2019 in 15 conferenze di organizzazione delle sezioni, avendo resi partecipi tutti i soci e i simpatizzanti della provincia di Ancona.
In questi ultimi anni l’ANPI ha avuto una profonda trasformazione per l’inevitabile cambio generazionale che ha modificato quasi per intero la base associativa. Aver scelto, più di dieci anni fa, l’apertura dell’Associazione agli antifascisti e alle antifasciste ha consentito un graduale e progressivo cambiamento dei gruppi dirigenti e l’ingresso di un numero non indifferente di giovani, ma è questo un percorso che va ulteriormente coltivato e sostenuto anche attraverso l’appuntamento di questa mattina.
Proprio per questo abbiamo deciso di fare una conferenza provinciale aperta, perché alla luce dei mutamenti dello scenario politico e sociale internazionale, Europeo e Italiano, è necessario confrontarci per valutare collettivamente le ripercussioni che tali mutamenti hanno anche nella nostra provincia, per poi discutere su cosa può e deve fare l’ANPI insieme alle istituzioni, ai partiti, alle organizzazioni sindacali, alle associazioni a tutti i cittadini antifascisti e democratici, per fronteggiare i neofascismi che, purtroppo, ogni giorno diventano sempre più aggressivi e invasivi.
I tre anni che ci lasciamo alle spalle ci hanno visti impegnati prima nel duro scontro referendario a difesa della Costituzione, dove l’ANPI ha saputo salvaguardare la sua identità, la sua unità e la sua autonomia, poi nella raccolta firme sull’appello “Mai Più fascismi” che ha visto al nostro fianco un ampio fronte democratico
Ma le elezioni del 4 marzo 2018hanno fatto emergere lo smarrimento, lo scoraggiamento e la rabbia prodotti nella coscienza civile dalla lunga crisi economica, dalla polverizzazione dei partiti e da diffusi fenomeni di decadenza del sistema politico e istituzionale. Le scelte politiche dei Governi Italiani degli ultimi anni, condizionate pesantemente dall’Unione Europea, sempre più mal vista da tanti cittadini, hanno progressivamente indebolito il ruolo e l’autorevolezza delle Istituzioni, alimentando ulteriormente il senso di sfiducia e acuito tensioni e diffidenze verso ogni forma di rappresentanza.
Quanto stà accadendo in Italia da dopo le elezioni ci preoccupa molto. Il Governo cinque stelle – lega nord ha fin da subito fatto capire il tipo di politiche che avrebbe attuato, con la chiusura dei porti, con la vicenda della nave Diciotti, con il decreto sicurezza e più recentemente con l’adesione al congresso delle famiglie.
E’ ben evidente la strategia di continuo attacco alle libertà personali e collettive e all’uguaglianza, fomentando le paure delle persone e le discriminazioni, mettendo in discussione i diritti ottenuti con anni di dure lotte sociali e politiche e anche i principi fondamentali garantiti dalla nostra Costituzione.
Le formazioni neofasciste italiane, tristemente note , si sentono protette dalle forze politiche dell’attuale Governo e il pericolo delle loro iniziative è drammaticamente sottovalutato anche dalle istituzioni Europee. Infatti basta ricordare basta ricordare le recenti e disgustose affermazioni di Antonio Tajani, attuale Presidente del Parlamento Europeo, secondo il quale Mussolini, con il fascismo, ha fatto anche cose buone!
L’ennesimo tentativo di “riscrivere” la storia ha visto la reazione dello stesso Parlamento Europeo, oltre che di tutte le forze antifasciste non solo Italiane, ma purtroppo ogni giorno dobbiamo assistere a tentativi di riabilitare le figure dei peggiori rappresentanti del fascismo, con l’intitolazione di strade, come a Ladispoli, ad Almirante, oppure a manifestazioni volte a commemorare la nascita del fascismo, come a Milano e a Prato, oppure ancora, come a Savona e Genova, ai festeggiamenti dei fasci di combattimento da parte di alcuni consiglieri comunali.
Troppo spesso si tende a sottovalutare la gravità di quanto stà accadendo in Italia, che non è troppo difforme da quanto accade nel resto d’Europa, dove si presenta un agguerrito e composito fronte di forze politiche di ispirazione razzista, neofascista, neonazista, nazionalista come emerso nel convegno “Essere antifascisti oggi in Europa” organizzato dall’Anpi a Roma lo scorso dicembre insieme a tutte le associazioni antifasciste Europee.
La politica economica dell’UE incardinata sul principio dell’austerità, la cultura liberista e gli effetti della grande crisi economica hanno causato la crescita delle povertà e della precarietà, la concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi, e hanno determinato un arretramento delle grandi idee di solidarietà, uguaglianza, libertà e democrazia. L’UE non appare più come la forma più alta di solidarietà fra popoli e di concerto fra Stati, ma come una delle cause determinanti del generale impoverimento, della crescente esclusione sociale, della riduzione dei diritti.
Sul piano internazionale anche negli ultimi giorni sono stati messi in atto attentati di estrema gravità, come il massacro nella moschea di Al Noor in Nuova Zelanda, di chiara matrice fascista, con gli assassini che citavano come “esempi” il nazista Breivik, autore della strage di Utoya, in Norvegia, e il fascioleghista Luca Traini, a noi già tristemente noto per il tentato eccidio di migranti, a Macerata, lo scorso anno, che ha dato poi avvio a una serie di aggressioni razziste e xenofobe verificatisi in tutto il territorio nazionale.
Anche la morte di Lorenzo Orsetti, ilvolontario fiorentino ucciso in Siria dall’Isis,ci ricorda tristemente che la lotta al terrorismo non è ancora nè conclusa, nè vinta. E purtroppo è ripreso nuovamente lo scontro tra Palestinesi ed Israeliani, nel quale ancora una volta a pagare il prezzo più salato è la popolazione Palestinese, già martoriata da anni di bombardamenti Israeliani.
Ci preoccupano inoltre la crescente tensione che contrappone la NATO alla Russia e le politiche attuate da Trump, che non manca mai di esportare il suo odio anche in Europa, intervenendo spesso nelle questioni interne dei Paesi “a gamba tesa”, come suo solito fare.
Non è migliore la situazione in altri Paesi: basta vedere quanto sta accadendo in Brasile dopo l’elezione di Bolsonaro, che sposta ulteriormente a destra il quadro mondiale, con un grave arretramento da un punto di vista sociale dei diritti e di speranza nel progresso democratico, oppure con l’ennesimo tentativo di colpo di stato degli USA, ancora in corso, in Venezuela, contro Maduro.
Quanto sta accadendo in Italia e nel mondo ha dato avvio a una reazione nel Paese che ha visto una grandissima mobilitazione per la manifestazione organizzata da CIGL, CISL e UIL a Roma lo scorso 9 febbraio e poi, pochi giorni dopo, nella grande manifestazione di Milano, “People”. Più recentemente anche le risposte antifasciste di Prato, Ladispoli e, ieri, a Verona, sono state davvero importanti e rilevanti, segnale positivo che finalmente qualcosa si sta muovendo.
Rispetto al preoccupante quadro nazionale e internazionale, la situazione nella provincia di Anconafortunatamente è migliore. Le due formazioni politiche più pericolose casa pound e forza nuova, nei nostri territori non hanno ottenuto risultati rilevanti, solo casa pound è riuscita ed eleggere un suo rappresentante nelle recenti elezioni per le circoscrizioni in Ancona. Invece più preoccupante è il risultato elettorale della lega nord, ormai ben troppo consolidato; richiede attenzione, poi, il sempre più diffuso fenomeno del “trasformismo politico” di esponenti politici che con il cambio di casacca tentano di salire sul carro del vincitore, oggi rappresentato proprio dalla Lega.
Per quanto riguarda le relazioni istituzionali dell’ANPI, abbiamo riallacciato dei buoni rapporti con la Provincia di Ancona, anche se resta ancora complicato vedere la ripresa di un impegno politico di tale Ente quale era in precedenza, a causa del ruolo marginale assegnato alle Province dopo la riforma che ne impedisce le elezioni da parte dei cittadini. Anche da parte del Presidente dell’Assemblea legislativa delle Marche e del Magnifico Rettore dell’Università Politecnica delle Marche troviamo una sensibilità ai temi a noi cari, che in precedenza non c’era.
I rapporti con le Amministrazioni locali, purtroppo, non sono uniformi e proficui allo stesso modo. Si hanno realtà in cui gli obiettivi e le proposte sono comuni, e altre, come ad esempio a Jesi, dove abbiamo dovuto mobilitarci in tutta fretta per scongiurare il tentativo di cancellare, per fortuna senza successo, i riferimenti all’antifascismo e alla Resistenza dallo Statuto Comunale.
Nel corso degli anni abbiamo dovuto registrare una notevole riduzione, in qualche caso la completa soppressione, dei contributialla nostra associazione motivate dalla compressione delle risorse sia degli Enti locali, sia di quelli regionali e questo ha limitato gli spazi della nostra attività, ma nonostante ciò sono più di 250ogni anno le iniziative promosse in tutta la nostra provincia, in occasione delle ricorrenze nazionali, per celebrare i Caduti locali, gli eccidi, per trattare i temi dell’attualità e della pace, per i numerosi momenti aggregativi e di confronto, come quello di oggi.
Sapendo di poter contare esclusivamente sul generoso impegno del nostro volontariato, ci aspettano mesi impegnativi: per questo diventa imprescindibile investire nel tesseramento sia per la crescita dell’organizzazione e per la sua diffusione e il suo radicamento territoriale, sia per l’acquisizione di quelle risorse finanziarie indispensabili a garantire attività e autonomia, tanto più nel mutato scenario politico e istituzionale.
Dal punto di vista economico gli ultimi due anni hanno visto la chiusura del bilancio provinciale consuntivo in attivo, tuttavia sarebbe molto utile formare un gruppo di lavoro che si occupi di reperire i fondi per tutta l’associazione, sia nelle modalità tradizionali del tesseramento e delle sottoscrizioni, ma anche individuando nuove forme come il crowfounding, la realizzazione di gadget o pubblicazioni, e che sia di supporto alle sezioni per compilare i bilanci e preparare la rendicontazione per la Regione Marche. Resta ancora da pagare una piccola parte del debito con l’Anpi Nazionale, ma l’importo è significativamente ridotto a circa 6000 euro.
Sulla scia di quanto fatto dall’Anpi nazionale con il protocollo di intesa con il Miur, che ci ha consentito di migliorare le collaborazioni con le scuole e qui, nelle Marche, di accreditarci come ente formatore per i docenti presso l’Ufficio scolastico Regionale con il progetto “ 44 e dintorni”, riteniamo altrettanto importante tentare di stipulare un protocollo di intesa con l’ANCI al fine di salvaguardare idealità e pratiche finora condivise nell’organizzazione delle celebrazioni e degli eventi, ma anche per la manutenzione, la conservazione o la realizzazione di nuovi monumenti e lapidi a ricordo delle Partigiane e dei Partigiani caduti nel corso della Resistenza. Su tale proposta sta lavorando la Sezione Anpi di Arcevia, ma ovviamente il confronto riguarderà tutti i nostri territori.
Con questa conferenza di organizzazione vogliamo rilanciare e rafforzare le collaborazioni, ovviamente ricordando che l’ANPI non è né un partito, né un sindacato e non ha governi “amici”, quindi, non intende invadere ambiti, compiti e responsabilità altrui, ma il successo di tante iniziative si è ottenuto grazie alle proficue relazioni con istituzioni, associazioni, sindacati, partiti, cooperative, università e scuole, con le comunità degli stranieri con i quali il denominatore comune sono l’antifascismo, l’antirazzismoe l’intento di difendere e attuare la Costituzione Italiana che è una miniera di valori e principi democratici. Molto positive sono anche le collaborazioni con le Biblioteche, con i gruppi musicali, le compagnie e le scuole di teatro, le case editrici.
Abbiamo la necessità di rinsaldare le relazioni con il mondo del lavoro, e nella nostra provincia la CGIL si sta fortemente impegnando sui temi dell’antifascismo e troviamo un’analoga propensione sia negli altri sindacati come la CISL e la UIL, sia nelle forze politiche che abbiamo incontrato nei mesi scorsi.
Colgo l’occasione per segnalare la manifestazione Salute diritti lavorosviluppo alla quale vi invito a partecipare, che si svolgerà in Ancona sabato 13 aprile e che partirà proprio dal piazzale della fiera della Pesca.
E’ nostra intenzione anche intensificare i rapporti e le relazioni con le associazioniper unire le forze in un momento particolarmente delicato e importante come questo.
Le nostre speranze per il futuro sono affidate ai giovani, ai quali dobbiamo essere capaci di tramandare la memoria dei partigiani storici, attualizzandone l’immagine, per far capire che l’Anpi è oggi l’associazione che difende la Costituzione che ci hanno lasciato quei partigiani, di cui essi sono gli eredi, destinati a portare avanti gli ideali e i valori in cui i loro nonni hanno creduto al punto da sacrificare la loro stessa vita.
Dobbiamo quindi cercare contatti frequenti con il mondo giovanile, ponendoci attenzione al loro modo di dialogare e comunicare, tenendo anche conto che purtroppo tra i ragazzi, oggi, l’antifascismo non è più percepito come valore condiviso. Gruppi studenteschi e movimenti neofascisti sanno conquistare i giovani che non hanno anticorpi antifascisti, incitano alla violenza sui deboli, sui diversi e si insinuano in scuole e università.
Ma bisogna tenere conto anche dell’impegno in senso positivo delle nuove generazioni. Nell’ultimo mese i giovani della nostra provincia sono stati i protagonisti di due importanti manifestazioni: la prima, il 15 marzo, in occasione dello sciopero per il clima e l’ambiente, che ha visto migliaia di studenti nelle piazze di Ancona, Jesi e Cupramontana; la seconda, il 21 marzo, per la giornata della memoria e dell’impegnopromossa da Libera e che nella nostra Provincia si è svolta a Senigallia.
La lotta alle mafieè più attuale che mai, come dimostra l’omicidio di Marcello Bruzzese, fratello di un pentito della ‘Ndrangheta che viveva sotto protezione, avvenuto a Pesaro lo scorso 25 dicembre, segno evidente che le mafie sono ancora ben presenti e radicate nelle Marche.
Il tesseramentoin provincia di Ancona ha visto una lieve flessione nel 2017, una considerevole ripresa nel 2018, e un ulteriore miglioramento confermano i dati dei primi mesi del 2019. Complessivamente gliiscritti sono 1265, mapurtroppo, nonostante il trend positivo, non riusciamo ad essere presenti in tutti i Comuni della nostra provincia. Inoltre, il tesseramento, da una parte segnala la volontà e la consapevolezza di far propri valori imprescindibili, ma dall’altra non sempre ne consegue una partecipazione attiva degli aderenti: la presenza dei soci è visibile in alcune manifestazioni o eventi, crea entusiasmo che però non è duraturo. Anche la presenza dei giovani stenta ad emergere, e a volte rischia di essere solamente formale.
Particolare attenzione dovrà essere dedicata alla nostra comunicazione,all’utilizzo dei social network attraverso i quali siamo sempre più connessi ma isolati. E’ cambiato il modo di relazionarsi con gli altri e di far politica. Tutto si riduce troppo spesso solo a slogan, attacchi personali, messaggi falsi, con un linguaggio di basso livello; vengono a mancare qualsiasi approfondimento e conoscenza dei problemi. Saper controllare i social e costruire una fitta rete di followers permette di diffondere messaggi, o di parlare alla gente senza un contraddittorio, spesso puntando sull’insicurezza e fomentando le paure.
L’ANPI deve continuare a investire le sue energie nella formazionee nella memoria. La formazione, intesa come una più stretta collaborazione con le scuole, trovando più occasioni possibili per incontrare gli studenti e collaborare con i loro insegnanti, ma anche attuando in ogni sua parte il protocollo di intesa con il MIUR e, in qualità di ente formatore per i docenti accreditato presso l’Ufficio Scolastico Regionale, dando avvio al progetto “44 e dintorni”. Ma la formazione è necessaria anche per i nostri dirigenti e per i nostri soci e simpatizzanti per essere preparati ad affrontare i nuovi e vecchi fascisti. Per questo intendiamo proseguire l’attività del corso di formazione politico culturaleche era stato intrapreso nel 2018.
La memoria, deve essere coltivata in più filoni: sicuramente quello delle celebrazioni ufficiali, per le quali però, da tutte le nostre sezioni, viene richiesto un aggiornamento per renderle attuali e moderne e per farle tornare ampiamente partecipate, organizzando convegni seminari e incontri di approfondimento sui protagonisti e sui fatti della Resistenza, andando a informare i giovani nelle scuole, collaborando con i loro insegnanti, continuando a recuperare e conservare le memorie dirette e indirette della Resistenza prima che la generazione che l’ha vissuta scompaia completamente.
L’Anpi deve riprendere e rilanciare la bandiera della pace. La pace deve tornare ad essere un impegno quotidiano da coniugare con la solidarietà e il rispetto dei diritti civili. La nostra adesione all’Università della pace fa parte di questo percorso, attraverso il quale dobbiamo rilanciare e da protagonisti le attività che svolgono sui territori anche la Consulta per la Pace di Jesi, la Scuola di Pace di Senigallia, la Scuola di pace di Arcevia e la Biblioteca di Pace di Monsano. L’appuntamento della Marcia della Pace Perugia-Assisi è diventata un’occasione irrinunciabile per far sentire la nostra voce, per contribuire a sensibilizzare e diffondere la cultura della pace, dell’uguaglianza, della solidarietà.
Proprio dall’Università per la pace è partita l’idea del corteoche si svolgerà ad Ancona SABATO 6 APRILE, dal titolo le Marche plurali e accoglienti, iniziativa alla quale hanno già aderito più di 50 associazioni e per la quale vi chiedo di garantire la più ampia mobilitazione della nostra associazione.
Uno degli obiettivi che ci siamo dati nelle conferenze delle sezioni è quello del radicamento territoriale: in tanti nostri Comuni, anche se con estrema fatica, siamo riusciti ad ottenere delle sedi che devono diventare un centro di promozione di una politica antifascista e un punto di riferimento per i cittadini che condividono i nostri valori. Per rendere attiva la partecipazione è necessario rendere effettiva la collaborazione, non solo con associazioni e movimenti, ma anche tra sezioni ANPI, creando una rete tra esse soprattutto a livello provinciale e regionale.
A breve sarà necessario effettuare il trasloco della sede provinciale dell’ANPI, per questo fin da ora chiedo il supporto di tutti voi per lo spostamento del nostro prezioso archivio, cogliendo anche l’occasione per aggiornare l’inventario di tutto il materiale in nostro possesso, in modo da metterlo più facilmente a disposizione di ricercatori iscritti e simpatizzanti.
E’ necessario dedicare particolare attenzione alla zona montanadella nostra provincia, dove la crisi economica, il terremoto ma anche scelte sbagliate delle istituzioni, come quella di chiudere il punto nascite di Fabriano, stanno deprimendo e facendo fuggire tanti abitanti di quei comuni. Dobbiamo essere capaci di attivare reti di solidarietà contribuendo nelle nostre possibilità ad aiutare quelle zone più in difficoltà.
Ancora una volta è d’obbligo ribadire la necessità di combattere ogni forma di violenza sulle donne, continuando con la formazione degli uomini su questi temi, ma anche rilanciando la proposta di formalizzare il coordinamento delle donne dell’Anpi della Provincia di Ancona.
Il lavoro che dobbiamo continuare a fare nella nostra Provincia deve passare anche per la riattivazione del Forum permanente tra le Associazioni Antifasciste e partigiane e gli istituti di storia presenti ed operanti nelle città adriatiche e ioniche, che può dare un grande contributo al dialogo degli antifascisti europei. Ovviamente è necessario fare il punto della situazione e valutare la stesura di nuovi progetti e il reperimento dei finanziamenti necessari per la loro attuazione.
Con l’Istituto Storia Marche purtroppo negli ultimi due anni le attività si sono limitate al reciproco scambio di inviti agli eventi ed è venuta a mancare la fattiva collaborazione che aveva caratterizzato gli anni precedenti. Negli ultimi giorni abbiamo attivato dei contatti attraverso i quali contiamo nel breve periodo di organizzare una serie di eventi insieme.
Per quanto riguarda l’Istituto Cervi, in Provincia di Ancona attualmente si sono ridotti a 6 i Comuni (Arcevia, Camerata Picena, Chiaravalle, Montecarotto, Montemarciano, Senigallia) che vi aderiscono. Anche qui, sbagliata è stata la scelta della Giunta del Comune di Jesi che nel settembre 2017 ha deliberato il recesso dall’Istituto. Chiediamo per questo che a partire dalla provincia di Ancona e dai Comuni aderenti vadano riprese le iniziative come le pastasciutte antifasciste, incontri con gli esperti dell’Istituto e le visite al Museo di Gattatico.
Un’ulteriore opportunità di conoscenza è data dai Musei della Resistenzadi Falconara e di Offagna con i quali vanno riattivate le collaborazioni.
Abbiamo la necessità di farci conoscere e riconoscereanche al di fuori dei nostri consueti circuiti; questo è possibile attraverso l’organizzazione di grandi eventi, come Treno della memoria (Anpi Marche), le “Pastasciutte antifasciste” il Premio Nazionale ANPI Fabrizi, e scriviamo la Liberazione.
Il premio Nazionale Fabrizi giunto alla sua quindicesima edizione quest’anno si svolgerà il 28 aprile al teatro di Osimo. Considerati l’alto valore culturale dei premiati e la levatura nazionale dell’evento, è una manifestazione da non perdere.
Tra pochi giorni sarà il 25 Aprile, e l’Anpi dovrà essere presente in tutte le piazze dei nostri Comuni. Questa celebrazione sarà l’ennesima occasione per richiedere una seria attuazione, e non certo l’abrogazione auspicata dal ministro Fontana, delle leggi Scelba e Mancino, di chiedere anche alle nostre amministrazioni comunali di vietare la concessione di spazi pubblici a soggetti neofascisti, di impedire la diffusione di iniziative cosiddette di “sorveglianza” del territorio, meglio note come ronde, illegali, contro gli immigrati, gli ambulanti, le prostitute, i parcheggiatori abusivi.
Mi avvio a concludere, ricordando che l’occasione di questa mattina deve servire, oltre che per confrontarci, per chiedere a tutti voi un rinnovato impegno. Abbiamo la necessità di eleggere un vice presidente che rappresenti la zona montana della nostra provincia, e ritengo utile anche dividere i compiti amministrativi da quelli organizzativi. Chiedo per questo che la commissione elettorale che si riunirà più tardi valuti questa proposta e inoltre provveda anche a formulare una proposta di nomi di compagne e compagni che faranno parte della Commissione di garanzia, dato che nello scorso congresso non era stata costituita.
Ritengo anche utile preparare un piano di lavoro per i prossimi due anni individuando priorità e obiettivi su cui concentrare le nostre forze. Le imminenti elezioni europee saranno l’occasione per organizzare incontri in cui approfondire il tema dell’UE e chiedere una profonda svolta di politica economica e sociale che ponga al centro il lavoro e un nuovo welfare affinché l’Europa torni ai suoi valori fondativi, in primo luogo l’antifascismo, e rilanci in chiave attuale i principi costitutivi, a cominciare dai diritti umani.
Subito dopo il 25 Aprile la nostra associazione sarà impegnata per ricordare gli Eccidi che hanno colpito i nostri Comuni, a partire da Arcevia. Per il 5 maggio organizzeremo un bus per partecipare alla commemorazione e a seguire ci sarà il pranzo provinciale dell’Anpi che si svolgerà quest’anno a Serra Dei Conti.
Come ogni anno, nei mesi di luglio e agosto saremo impegnati nelle celebrazioni delle Liberazioni dei Comuni, ma vi propongo fin da ora anche un’altra occasione per stare insieme e per esprimere solidarietà alle popolazioni colpite dal terremoto del 2016 andando il 7 luglio a fare una passeggiata al lago di pilato partendo da Foce una delle frazioni più colpite dal sisma.
La “carne al fuoco” è tanta, ma sono sicuro che l’ANPI potrà dare ancora tantissimo per il progresso del nostro Paese. Vi ringrazio tutti per l’attenzione.
Viva l’Anpi, viva i Partigiani viva la Resistenza

 Daniele Fancello

RELAZIONE DELLA COMMISSIONE POLITICA

  1. La Commissione Politica fa propria la relazione introduttiva del Presidente Provinciale Daniele Fancello e ne condivide i contenuti e gli orientamenti, ritenendo però necessario proporre degli approfondimenti legati agli eventi di attualità più recenti citati nella relazione.
  2. La Commissione Politica ritiene fondamentale come metodo di lavoro, in una fase politica delicata come questa, invitare tutte le sezioni e le associazioni del territorio alla massima collaborazione.
  3. La Commissione Politica ritiene di proporre e approfondire al Comitato Provinciale le tematiche ambientali così necessarie per il futuro dei giovani, attualizzandole partendo con iniziative legate alle problematiche specifiche del territorio; nel nostro contesto territoriale dando priorità alle zone colpite dal sisma.
  4. La commissione Politica fa propria l’istituzione del Coordinamento donne dell’Anpi, ma accogliendo però le varie proposte ascoltate durante gli interventi, di creare un organismo aperto a vari contributi di genere.

Anno IV n. 61

In questo numero:

In copertina

UN PRATO DI FIORI ANTIFASCISTI

Redazione

Prato, sabato 23 marzo 2019: mai vista tanta gente in piazza Santa Maria delle Carceri per la manifestazione. Ha vinto l’unità, l’antifascismo, l’Anpi pratese e la sua presidente Angela Riviello

Editoriale

Il “macellaio di Etiopia” e la marionetta dei nazisti

Claudio Vercelli

Rodolfo Graziani: vita, opere, misfatti e atrocità dell’uomo a cui il sindaco di Affile voleva dedicare un sacrario

In primo piano

Friuli Venezia Giulia: mozione regionale contro Anpi e Istituto storico

Redazione

L’accusa: addirittura revisionismo e negazionismo per le foibe. 
La segreteria nazionale dell’associazione partigiana: 
“Mozione faziosa e irresponsabile. Basta con l’uso politico della storia!”. 
Forti reazioni di Paolo Pezzino e Raoul Pupo

Impresentabili, via libera a razzisti e fascisti

Redazione

Il nuovo Codice per la presentazione delle candidature alle elezioni approvato in Commissione Antimafia sdogana indagati e condannati per la legge Mancino. Carla Nespolo, presidente nazionale Anpi: “un’oscenità giuridica, politica e morale che disinvoltamente dimentica l’ignominia dei lager, della Shoah e delle leggi razziali.

Aggiornato il processo. Alla parte lesa

Annalisa Alessio

Pavia: sotto accusa gli antifascisti che hanno protestato contro la sfilata dei “camerati” (autorizzata)

Non è Beckett: 29 marzo, Pavia, processo agli antifascisti

Annalisa Alessio

Per i fatti del 5 novembre 2016, quando i fascisti manifestarono in libertà e la manifestazione di protesta fu repressa dalle cariche della polizia

Servizi

Servizi

Lupi solitari (nazifascisti) e cattivi maestri

Guido Caldiron

Il terrore di estrema destra dopo la strage in Nuova Zelanda. In Usa tra il 2009 e il 2018 oltre il 73% delle uccisioni compiute da terroristi opera di “estremisti bianchi”. Gli «stranieri» causa di ogni male secondo i predicatori d’odio. La “sostituzione dei popoli” chiodo fisso di Orbán e Salvini

In punta di penna

Le sconcertanti posizioni di un giudice

Zazie

Cittadinanza attiva

Tempo di Inquisizione

Redazione

La Segreteria nazionale Anpi: il Congresso delle famiglie di Verona fa violenza ai diritti civili. Vergognosa la partecipazione dei ministri leghisti

Verona e l’ordine gerarchico-patriarcale

 Franco Monaco

Al “congresso” della città veneta, la famiglia come pretesto. Un approccio chiuso, regressivo, illiberale, che vorrebbe rimettere in discussione preziose conquiste civili. Una operazione politica ideata e cavalcata da una destra autoritaria. La strumentalizzazione della religione e la inquietante partecipazione di ben tre ministri

Interviste

Primo Levi raccontato da Noemi Di Segni

Giacomo Verri

La presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane, a cento anni dalla nascita, parla del grande scrittore, testimone dell’orrore e custode della memoria del sistema concentrazionario. I lager: oggi una tendenza alla disattenzione sociale e all’organizzazione dell’oblio. L’indifferenza e la derisione. Educare alla pacatezza, alla lentezza, alle piccole cose quotidiane

Cittadinanza attiva

Greta e un mondo da cambiare

Francesco Martone

“Sono le nuove generazioni che si prendono in mano il destino della Terra, che rilanciano la sfida accanto a chi lo fa da tempo, che ci invitano con forza a proiettarci verso il futuro”

Cittadinanza attiva

Il 30 marzo l’abbraccio fra fratelli

Redazione

A Sežana (Slovenia) l’iniziativa promossa dalle associazioni partigiane nazionali dell’Italia, della Croazia, della Slovenia e dall’associazione della Carinzia (Austria): italiani, sloveni e croati uniti contro nazionalismi, neofascismi e razzismi

Servizi

Sudan, il silenzio sulla protesta

Giovanna Lelli

In corso una rivoluzione pacifica e democratica in Sudan contro la dittatura militare islamista del presidente Omar al Bashir. Arrestato Muntaser Ibrahim, professore di Biologia Molecolare, membro della Accademia Mondiale delle Scienze

Cittadinanza attiva

Sicurezza e Immigrazione: disastro annunciato

Riccardo Morielli

Storia di un fallimento giuridico e sociale di una legge che smantella il sistema di accoglienza e crea un clima di insicurezza permanente e crescente

Storia – Servizi

Dalla guerra di Spagna al secondo conflitto mondiale

Enzo Santarelli

La Repubblica spagnola, strangolata dai massicci interventi del fascismo e del nazismo, lasciò come eredità un ideale «partito della resistenza» che ebbe un fortissimo ruolo negli anni successivi

Storia – Servizi

E il corazon del mundo cessò di battere

Ignazio Delogu e Cesare Colombo

1939: la fine della Repubblica spagnola, la consegna di Madrid al nemico, la resa senza condizioni che annunciava le vendette indiscriminate dei golpisti di Franco

Servizi

Daesh, la sconfitta

Antonella De Biasi

La coalizione curdoaraba Fds sostenuta dagli Stati Uniti annuncia la scomparsa definitiva del sedicente Stato islamico. Negli ultimi giorni aveva perso la vita in un’imboscata Lorenzo Orsetti, combattente volontario internazionalista a fianco dei curdi. Che fine faranno adesso i foreign fighter?

 

 

Terza pagina

Librarsi

Un libro, sei seminari, un gruppo di lavoro

Valerio Strinati

Presentazione del volume “La Costituzione, 70 anni dopo”, a cura di Carlo Smuraglia, Viella edizioni, Roma, 2019, pagine 416, € 29

Pentagramma

La musa della magia albionica

Chiara Ferrari

La voce di Shirley Collins ha portato la storia del popolo inglese in ogni dove. Le leggende, le vicende più crude, le storie d’amore tormentate, le peripezie della povera gente, hanno resistito alla prova del tempo

Librarsi

Hobbes, i partigiani e la Costituzione

Valerio Strinati

Giuseppe Filippetta, “L’estate che imparammo a sparare: storia partigiana della Costituzione”, Milano, Feltrinelli, 2018, pp 300, € 18,70

Costume

Donne, potere e stile

Letizia Annamaria Dabramo

Tra prêt-à-porter e realpolitik: perché le signore della politica si vestono così

Red carpet

Protagonisti in bianco e nero

Serena d’Arbela

Green Book, regia di Peter Farrelly, con Viggo Mortensen e Mahershala Ali. Usa, gennaio 2019

Librarsi

Compagni di base

Paolo Ciofi

Paolo Corsini, Gianfranco Porta, “Avversi al regime. Una famiglia comunista negli anni del fascismo”, Editori Riuniti, Roma 2018, pp. 360, € 20

 

 

Ultime da Patria

Cittadinanza attiva

La Memoria e i suoi Inciampi. A Roma

Mariangela Di Marco

A Roma la Resistenza diventa un museo diffuso, a cielo aperto. Un percorso costellato dalle celebri pietre d’inciampo – o “stolpersteine” – dell’artista tedesco Gunter Demnig che ricordano chi lottò attivamente contro il nazifascismo, pagando con la vita

Cittadinanza attiva

Quattro nella rete: unità, pace, disarmo, diritti

Sergio Bassoli

A Bologna si è realizzata nei giorni 9-10 marzo, l’assemblea aperta della Rete della Pace. Deciso un appuntamento nazionale per il prossimo autunno con finalità costitutive convocando tutti i soggetti del variegato arcipelago della società civile

Cittadinanza attiva

Salute mentale e fascismo eterno ai tempi del sovranismo

Francesco Blasi

“È necessario resistere nelle istituzioni sanitarie residue aspettando la fine del ciclo sovranista populista e urfascista in Italia e in Europa”

Cronache antifasciste

In duemila per la Brianza accogliente e solidale

Emanuela Manco

Manifestazione unitaria a Monza contro ogni razzismo. Il presidente provinciale Anpi Loris Maconi: “Uniti contro una politica che si basa sulla diffusione dell’odio, della paura e sul rifiuto di ogni diversità”

 

Cronache antifasciste

L’Anpi, il pane e i cappelletti

Silvia Pergola

L’Anpi di Bagnacavallo in festa a Masiera dal 26 al 30 aprile: il volontariato e la gastronomia come metafora della convivialità e dell’equilibrio

 

Cronache antifasciste

Ragazzi Sardi Resistenti

Coordinamento Giovani Anpi Sassari

L’importanza dei giovani nel coinvolgimento di nuove energie, la nascita di una rete stabile tra giovani antifascisti, l’impegno nell’associazione

Cronache antifasciste

E l’ex primo ministro si iscrive all’Anpi

Filippo Giuffrida

Elio Di Rupo, belga, figlio di un minatore italiano, nel 2000 alla testa del governo, l’antifascista che si rifiutò di stringere la mano al missino Giuseppe Tatarella

 

 

L’email

Chi trova un’amica…

Giangiacomo Papotti

Avviene a Bibbiano (Reggio Emilia): a Sarah (17 anni) la “Tessera Amica Anpi 2019”

“Strappate il mantello dell’indifferenza”

Annalisa Alessio e Mario Albrigoni

Parole di Sophie Scholl, del movimento di resistenza clandestino tedesco “La Rosa Bianca”. Sophie fu ghigliottinata dai nazisti. Un messaggio drammaticamente attuale

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