IL 25 APRILE IN UN PENSIERO

FABRIZIO GIFUNI: SPIEGARE

“Oggi più che mai è necessario spiegare ai ragazzi più giovani – in maniera semplice e priva di retorica – cosa significhi il 25 aprile. Cosa ha comportato per tutti noi la liberazione dalla dittatura fascista e dagli orrori del nazismo con cui scelse di allearsi.

E cosa leghi oggi questa data a un’idea di Europa libera e pacifica. È evidente che chi non si riconosce in questa bellissima festa nazionale ha qualche problema a riconoscersi nella democrazia”. Fabrizio Gifuni, attore

Fabrizio Gifuni (Foto di Vittoria Mannu)
GIORGIO BENVENUTO: VALE SEMPRE

“Gli italiani oppressi da un’infame dittatura tornano liberi. Con sacrificio, coraggio ed unità. E vale sempre”.

Giorgio Benvenuto, Presidente della Fondazione Bruno Buozzi

Giorgio Benvenuto
SABRINA FERILLI: OGGI PIÙ CHE MAI

“Ricorre quest’anno, il 25 aprile, il 74esimo anniversario della Liberazione d’Italia, ovvero l’anniversario della Resistenza, festa nazionale della Repubblica Italiana.

È importante che le nuove generazioni conoscano il significato della parola “Resistenza” che non si esaurisce nella lotta armata di liberazione contro la feroce dittatura fascista e contro l’invasore tedesco. Occorre sapere che la Resistenza ci ha lasciato in eredità valori fondamentali come il ripudio alla guerra, diritti di libertà, diritti civili, politici e sociali. Questi diritti sono sanciti nella nostra Costituzione, che come si sa viene riconosciuta tra le migliori al mondo,

anche se non applicata in tutte le sue parti.

La Resistenza non va considerata quindi solo un moto patriottico e un movimento antifascista, ma anche come una rivoluzione democratica, che ha sostituito la dittatura con un Repubblica democratica, ha consentito il riconoscimento dei partiti, indispensabili per il funzionamento dello Stato, il suffragio esteso alle donne, elezioni libere, ampi diritti sociali.

È grave dover constatare che oggi, a distanza di tre quarti di secolo ci sia chi (autorevoli rappresentanti delle Istituzioni) cerca di svilire il significato vero del 25 aprile declassandolo ad una festività ordinaria e per far ciò, mistificando la storia, equipara le idee di chi è morto

per restituirci la libertà a quelle di che le libertà aveva soppresse.

Le diverse forze politiche che hanno dato vita alla Resistenza hanno il dovere, non più rinviabile, di respingere con forza tale tentativo.

Oggi più che mai: Viva il 25 aprile, Viva la Resistenza!”. Sabrina Ferilli, attrice

Sabrina Ferilli

 MAURIZIO LANDINI: DI TUTTI

“Sono iscritto all’Anpi, ne sono orgoglioso. Sono i partigiani che con il loro ideali e la lotta ci hanno dato la libertà e la democrazia, la forza ai lavoratori di alzare la testa, di rivendicare diritti. Il 25 Aprile è la Festa della Liberazione, non di qualcuno. Di tutti!”. Maurizio Landini, Segretario generale Cgil

Maurizio Landini
LUCIANO CANFORA: INSURREZIONE

“L’importanza storica del 25 aprile viene offuscata dalle celebrazioni melense: invece quella fu una insurrezione che dimostrò a tutti – soprattutto agli Alleati – che almeno una parte degli italiani sapevano liberarsi con le loro forze. Perciò è, col 2 giugno, la nostra vera festa nazionale”. Luciano Canfora, filologo classico, storico e saggista

Luciano Canfora
SEBASTIANO SECCI: CONTINUA

“Amo il 25 aprile e quel giorno sarò in piazza perché dai partigiani e dalle partigiane ho imparato il valore della Resistenza e della Liberazione.

Amo il 25 aprile e quel giorno sarò in piazza perché il nostro Paese è stato liberato dai fascisti per tutte e tutti noi, nessuno escluso.

Amo il 25 aprile e quel giorno sarò in piazza perché abbiamo il dovere, ancora una volta, di liberare il Paese da quanti ogni giorno attaccano la nostra democrazia, cercando di togliercene un pezzettino per volta e distraendoci nel frattempo con pretestuose invettive contro le minoranze: rom, migranti, gay, lesbiche, trans.

Amo il 25 aprile e quel giorno sarò in piazza perché la liberazione continua!”. Sebastiano Secci, presidente del circolo Mieli

Sebastiano Secci
DACIA MARAINI: FELICITÀ E GIOIA

Il 25 aprile del 1943 ero bambina ed ero rinchiusa in un campo di concentramento giapponese.

I miei genitori avevano rifiutato di firmare l’adesione alla Repubblica di Salò.

Gli aerei alleati passavano sul campo ma non ci trovavano. Mia madre, tutta pelle e ossa, ha cucito una bandiera italiana e l’ha stesa sulla collina. E finalmente ci hanno visti. Sono arrivati i giovani soldati americani, a liberarci.

Sono passati tanti anni ma per me, il 25 aprile è ancora un ricordo di felicità e di gioia, la liberazione da un incubo: razzismo e fascismo, intolleranza e fame”. Dacia Maraini, scrittrice

Dacia Maraini

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