Tajani, il Non Contento

Una cartolina del tempo. L’insetticida contro gli abissini

Il Non Contento. L’onorevole Tajani, presidente del parlamento europeo (mica l’amministratore del condominio!), non contento di aver recentemente esclamato “Viva l’Istria italiana! Viva la Dalmazia italiana!” a Basovizza, determinando così un pesante incidente diplomatico con le autorità di Slovenia e Croazia, torna alla carica davanti ai microfoni della Zanzara a Radio 24.

Mussolini? “Fino a quando non ha dichiarato guerra al mondo intero seguendo Hitler, fino a quando non s’è fatto promotore delle leggi razziali, a parte la vicenda drammatica di Matteotti, ha fatto delle cose positive per realizzare infrastrutture nel nostro Paese, poi le bonifiche. Da un punto di vista di fatti concreti realizzati, non si può dire che non abbia realizzato nulla”. “Non condivido il suo pensiero politico – insiste temerario – però se bisogna essere onesti, ha fatto strade, ponti, edifici, impianti sportivi, ha bonificato tante parti della nostra Italia, l’istituto per la ricostruzione industriale”. Per dirla tutta, la solita litania filofascista che circola dal dopoguerra. È vero, le leggi razziali, Matteotti, la guerra mondiale, però… Insomma mancano soltanto i treni che arrivavano in orario. D’altra parte non fu proprio Silvio Berlusconi, anni fa, a parlare del fascismo come “dittatura benevola” e di Mussolini come di uno che in fondo “non aveva mai ammazzato nessuno”? L’epigono Tajani, dimentico del ruolo istituzionale continentale, su butta a capofitto nella sua campagna elettorale aggrappandosi al ventennio.

Strage di Debre Libanos a 60 chilometri da Addis Abeba. Un fotogramma (da https://andreariccardi.it/il-piu-grande-massacro-di-cristiani-in-africa-per-mano-italiana-nel-1937/)

Non ci sta proprio la presidente nazionale dell’Anpi Carla Nespolo: “Dopo aver fatto infuriare i governi di Slovenia e Croazia, l’on. Tajani torna a far parlare il suo cuore fascista, del tutto dimentico del suo ruolo europeo. Il fascismo ha fatto cose buone? Lo vada a dire in Etiopia dove intere popolazioni (bambini, donne, uomini), del tutto innocenti, sono state sterminate dall’uso, voluto da Mussolini, dei gas. L’aggressione all’Albania, alla Grecia e alla Jugoslavia? L’onorevole Tajani, lo ignora. Derubricare poi il delitto Matteotti come un semplice incidente di percorso in un cammino tutto sommato pacifico, è quanto di più disgustoso si potesse sentire. Gli argomenti dell’on. Tajani sono triti, superficiali e tipici di chi vuole giustificare un regime, il fascismo, che ha precipitato il nostro Paese nella seconda guerra mondiale, causa di milioni di morti. Soprattutto operai e contadini. Che ha non solo aderito, ma condiviso le leggi razziali, che ha infangato l’onore del nostro Paese nel mondo. C’è voluta la Resistenza, assieme all’intervento alleato, per sconfiggere il mostro del nazismo e del suo complice fascista. L’espressione: “non sono fascista ma”… è tipica dei fascisti in doppio petto. Come l’on. Tajani, a cui non si sa se manca di più la conoscenza della storia o il rispetto per il proprio ruolo di dirigente di un continente, l’Europa, che ha recentemente e definitivamente ribadito le proprie radici antifasciste”.

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Revocato il duce a Bergamo e ad Empoli

Nei giorni scorsi è stata revocata la cittadinanza onoraria conferita a Benito Mussolini (anche) nei consigli comunali di Bergamo e di Empoli. Mauro Magistrati, Presidente dell’Anpi provinciale di Bergamo, ha fra l’altro così commentato: “Il disconoscimento è un giudizio chiaro e forte che finalmente la Città di Bergamo adotta dopo le ripetute richieste arrivate da organizzazioni, enti ed associazioni antifascisti, compresa la nostra. Un atto importante che non cancella un ventennio di storia italiana, ma che ha l’ambizione di guardare al futuro”. Il sindaco di Empoli Brenda Barnini, a sua volta, ha dichiarato: “Il duce non è più cittadino onorario di Empoli capitale morale dell’antifascismo e Medaglia d’oro al merito civile per il contributo dato nella Resistenza, nella Liberazione e con il sacrificio di centinaia di cittadini innocenti morti sotto il regime fascista e nelle deportazioni”. “Siamo pienamente soddisfatti. – ha chiosato la sezione Anpi del comune toscano –. Chi come il Duce si è macchiato di crimini contro l’umanità, non può avere spazio tra i nostri concittadini. Grazie a coloro che hanno votato”.

Si allunga così sempre più la lista dei comuni che hanno cancellato la cittadinanza onoraria a Mussolini. Alcuni si chiedono dell’utilità di questi provvedimenti e ovviamente, nella gran parte dei casi, si tratta di persone (o personalità) che non nascondono riposte simpatie per il nativo di Predappio; ma in qualche circostanza c’è anche chi, di sicura fede democratica e antifascista, non ritiene necessario cancellare la cittadinanza onoraria. Ergo, non guasta fare mente locale alla questione.

Nel nostro Paese, quanto meno dal dopoguerra fino al 1994, il fascismo e il nazismo hanno rappresentato un vero e proprio tabù per la stragrande maggioranza della popolazione. I gruppi dirigenti incarnavano questa visione del mondo in molti modi: nella politica l’esclusione dei fascisti era rappresentata dal perimento democratico definito (giustamente) l’“arco costituzionale”; la cultura nel senso più ampio del termine veicolava in grande parte un messaggio antifascista o esplicito o implicito, attraverso cioè il sostegno ad un sistema di valori per definizione antifascista: la libertà, l’eguaglianza, la democrazia, la partecipazione popolare, la pace, il lavoro, la Costituzione. Questa prospettiva, già in parte incrinata, è stata nel corso degli anni successivi sempre più messa in discussione con ripetuti tentativi di mettere in ultima analisi sullo stesso piano antifascisti e fascisti, torturati e torturatori, amanti della pace ed alfieri della guerra. Intendiamoci: c’è sempre stato (e c’è ancora) un forte movimento popolare antifascista e, assieme, c’è sempre stata una consistente componente nostalgica, a conferma che in Italia i conti col fascismo non sono mai stati definitivamente chiusi. Ma oggi la situazione è precipitata: c’è un clima di tolleranza e di “comprensione” verso il fascismo storico e il neofascismo, mai esistito in precedenza, è sempre più diffusa una mal celata – o per niente celata – simpatia verso il ventennio, c’è un’espansione inquietante del neofascismo e delle violenze squadristiche che esso inevitabilmente comporta.

Il sindaco di Empoli Brenda Barnini

Delibere come quelle di Bergamo e di Empoli rappresentano un contrasto reale a queste tendenze sul piano istituzionale, politico, culturale e simbolico. Nella revoca della cittadinanza onoraria c’è un’idea di ripulsa in senso etimologico, cioè il “respingere ciò che ci appartiene”, perché se il fascismo, come ha scritto Gobetti, è anche l’autobiografia della nazione (la nostra), il suo ripudio è la rinascita della nazione, e cioè l’apologia dell’Italia della Costituzione, che è la negazione del fascismo.

C’è poi in queste delibere un’assunzione di responsabilità civile, c’è un dire “non siamo Ponzio Pilato”, c’è un’asserzione conclusiva e inappellabile, che è il fascismo no. Ed è una scelta tanto più preziosa se si considera che chi opera tale scelta è l’ente locale, un pezzo di Stato, un luogo di elezione popolare, un tempo e un tempio di democrazia.

Ma anche qualcosa in più, di molto concreto, vivente, pulsante: e cioè la consapevolezza della deriva verso cui può scivolare il Paese: le aggressioni di tipo xenofobo o razzista, la violenza sempre più frequente nei rapporti sociali, nella vita quotidiana, l’intolleranza mezza fanatica nello scontro politico in cui io sono il puro, il vero, l’onesto, il nazionale, e tutti gli altri politici sono traditori, ladri, bugiardi, oligarchia.

Statua di Ponzio Pilato, a San Giovanni Rotondo (Foggia)

O ancora, nello scontro sociale, dove io sono l’assediato, l’invaso, il minacciato, e l’altro è sempre il nemico, il forse-terrorista, il rubapostidilavoro, il mangiapane a tradimento. Perché è tutta colpa dei governi precedenti, dei politici, delle poltrone, dei migranti, delle donne, degli omosessuali, dei comunisti. Ed insomma è finita la pacchia. Ecco, questo melting pot da fake news alla vaccinara, questo pervicace rifiuto di analizzare la realtà nella sua complessità è la strada maestra per evocare l’attesa dell’Uomo Forte che solo lui risolverà i problemi di una società marcia.

Contro questa pornografia spacciata per visione del mondo, contro il veleno venduto come terapia funziona anche la revoca della cittadinanza onoraria, perché ristabilisce una gerarchia costituzionale di valori; non si può mantenere l’attribuzione di un onore ad una figura che ha condotto l’Italia nella più drammatica catastrofe della sua storia e che a distanza di tanti anni ispira ancora idee di violenza, di esclusione, di comando, di guerra, di sangue.

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Anno IV n. 60

Anno IV n. 60

 

 

 

 

In copertina

La Magnifica Giornata

Redazione

Più di 200mila a Milano il 2 marzo scorso a “People – prima le persone”, la manifestazione nazionale promossa da una rete di 25 tra associazioni e sindacati. La straordinaria presenza dell’Anpi, assieme alla sua presidente Carla Nespolo

L’editoriale

8 marzo: noi donne oggi

Carla Nespolo

Le conquiste delle donne sono sempre state anche un passo avanti della Democrazia, in Italia e nel mondo. In Italia si vuole mettere in discussione il principio della libertà e dell’autodeterminazione della donna

Interviste

Ma che Storia è questa?

Giampiero Cazzato

Parla Giovanni De Luna sull’abolizione dello specifico tema all’esame di maturità: «la cancellazione della traccia di storia certifica l’incapacità della classe politica di avere dei valori da trasmettere sul piano del nostro rapporto con la storia»

Cittadinanza attiva

Luci e ombre delle leggi memoriali

Valerio Strinati

Della Giornata del ricordo e dintorni: una riflessione. Occasioni nelle quali l’intera collettività viene chiamata a meditare su stessa e a scrutare nel proprio passato. Il rischio dell’evocazione strumentale di vicende particolarmente controverse del recente passato, in funzione di un progetto tutto politico, riconducibile a una logica di spartizione e di rissa memoriale

Cittadinanza attiva

Una Costituzione scarsamente rispettata

Carlo Smuraglia

L’intervento del Presidente Emerito dell’Anpi al congresso di Magistratura Democratica. Nel contratto di governo non c’è una parola sull’attuazione della Carta e sulle garanzie da rispettare. L’attacco continuo alla centralità del Parlamento, la totale disattenzione nei confronti dei diritti umani

Servizi

I “rospi della strada”

Antonella Rita Roscilli

Bambini italiani emigranti nelle Americhe a cavallo fra il XIX e il XX secolo. Mortalità in alcuni quartieri di New York tra gli italiani al di sotto dei 5 anni: 92,2 per mille. A São Paulo, dove la popolazione operaia era quasi totalmente italiana, i bimbi che lavoravano nel tessile raggiungevano il 38% degli occupati

Cittadinanza attiva

Scuola 725: non tacere

Antonella Rita Roscilli

La scomparsa di don Roberto Sardelli, un sacerdote di frontiera, il “don Milani di Roma”. Nel 1968 acquisto una baracca da una prostituta e aprì una scuola per i ragazzi baraccati dell’Acquedotto Felice. Dal 1989 al 1998 seguì negli ospedali i malati terminali di Aids. Una laurea “honoris causa” dall’Università di Roma Tre

Servizi

La sconosciuta e il suo soldato

Antonella De Biasi

La brutalità della guerra e la forza della resistenza attraverso lettere e messaggi d’amore nel Museo delle relazioni interrotte a Zagabria in Croazia

Servizi – Storia

Quel maledetto 1939

Fausto Vighi

Da gennaio ad aprile: la cronologia che portò alla seconda guerra mondiale

Servizi – Storia

La grottesca occupazione

Alfonso Bartolini

Aprile 1939: per emulare Hitler in Cecoslovacchia l’Italia invade l’Albania con tanti bersaglieri in bicicletta o in moto che non avevano mai guidato un mezzo a due ruote

Cittadinanza attiva

Esplorando la Galassia Nera

Gruppo di lavoro Patria su neofascismo e web

Una guida alla serie di inchieste che “Patria Indipendente” ha realizzato sul neofascismo e l’estrema destra italiana

 

 

Librarsi in primo piano

Lo Stato che non c’è

Giampiero Cazzato

Antonella De Biasi (a cura di) “Curdi”, con i contributi di Giovanni Caputo, Kamal Chomani e Nicola Pedde, Rosenberg & Sellier, Torino, pag. 216, 14 euro

Terza pagina

Librarsi

L’orrido segreto della genteperbene

Giacomo Verri

Alessandro Perissinotto, “Il silenzio della collina”, Mondadori, pp. 245, euro 19

Librarsi

I dodici Maestri

Egidio Cardini

Massimo Castoldi, “Insegnare libertà. Storie di maestri antifascisti”, Donzelli editore, Roma, 2018, pp. XXVIII-172, € 19,55

Red carpet

La straziante dignità

Serena d’Arbela

“Roma”, regia di Alfonso Cuaron, con Yalitza Aparicio, Marina de Tavira, Marco Graf, Daniela Demesa, Diego Cortina Autrey, Messico, Usa, 2018

Pentagramma

Miriam Makeba, la voce del Sudafrica

Chiara Ferrari

“I bianchi non vogliono trattarci come esseri umani perché è più facile tenerci sotto controllo se pensano che siamo come degli animali”

Costume

L’abbigliamento del populista

Letizia Dabramo

L’abito è il messaggio da Berlusconi a Renzi. L’exploit di Salvini: felpe per tutti i luoghi e per tutti gli elettori. L’enigma del suo vestito per le elezioni europee

Forme

L’UTILE e il dilettevole

Francesca Gentili

Scomparso Alessandro Mendini, architetto e designer di fama internazionale. Attraverso il sodalizio fra arte e tecnica ha creato immagini poetiche e utopistiche

Librarsi

“Bottoni” n. 5

Irene Barichello

Leggere e rileggere

 

 

Ultime da Patria

Elvio, dirigente e galantuomo

Redazione

La scomparsa di Elvio Ruffino, del Comitato nazionale dell’Anpi. Il comunicato della Presidenza e della Segreteria nazionale dell’Associazione

 

 

 

9.000 euro per la maglietta del disonore

Redazione

Il decreto penale del Gip del Tribunale di Forlì condanna Selene Ticchi che a Predappio indossò una t-shirt con una caricatura del luogo simbolo della Shoah

 

Ladispoli (RM), ok del prefetto a piazza Almirante. L’Anpi Roma insorge

Redazione

Il rappresentante capitolino del Viminale ha dato parere positivo alla delibera comunale per l’intitolazione. I partigiani: “Ci rivolgeremo alla magistratura”

La sindaca di Empoli: “Svegliatevi! Torna la banalità del male!”

Redazione

Togliere la cittadinanza onoraria a Mussolini: “un clima politico che mai come oggi nella storia repubblicana aveva riportato e legittimato parole, idee e atteggiamenti fascisti”. Revoca approvata a Livorno

 

Chiusa sede neofascista a Bari. Ecco perché

Redazione

Il Tribunale del Riesame ha reso note le motivazioni del provvedimento di chiusura di CasaPound a Bari. L’aggressione alla manifestazione “Mai con Salvini” del dicembre 2018: “Comportamenti usuali del disciolto partito fascista

 

Terni: antifascisti contro CasaPound

Redazione

Manifestazione popolare contro un’iniziativa dei “fascisti del terzo millennio”. L’Anpi: “È stata una bella giornata di testimonianza dello spirito democratico, pacifico e antifascista”

 

Un anno dopo

Annalisa Alessio

Clemente Ferrario, scomparso nel febbraio 2018. Antifascista, partigiano, comunista, avvocato. Un commosso ricordo di un uomo che visse intensamente il “secolo breve”

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LA MAGNIFICA GIORNATA

Una piazza Duomo colma il 2 marzo scorso. Foto di Elena Galimberti

Un’Italia colorata, piena di voglia di vivere, che guarda a un futuro di accoglienza, solidarietà e inclusione, non vuole restare imprigionata nel tunnel cupo della paura e della discriminazione e non si riconosce nelle politiche del governo sull’immigrazione.

Foto di Elena Galimberti

Erano più di 200mila a Milano il 2 marzo scorso a “People – prima le persone”, la manifestazione nazionale promossa da una rete di 25 tra associazioni e sindacati: Anpi, Acli, Arci, Amnesty International, Action Aid, Comunità di Sant’Egidio, Emergency, Libera, I Sentinelli, Terres des hommes, la Cgil, la Cisl e la Uil, solo per citare alcune delle sigle con l’adesione di altre 1.200 associazioni e 700 Comuni. Donne, uomini, tantissimi giovani, intere famiglie, bambini e scout, ragazze, ragazzi e mamme di tante comunità straniere, esponenti della cultura e dello spettacolo, rappresentanti delle istituzioni hanno percorso le strade della città, tra musica e balli, fino a piazza Duomo.

imponente la presenza delle Anpi a “People, prima le persone”. Foto di Valentina Giunta

Straordinaria, grandiosa la presenza dell’Associazione nazionale dei partigiani d’Italia insieme alla presidente nazionale Carla Nespolo.

La presidente nazionale Anpi, Carla Nespolo, a “People, prima le persone”. Foto di Valentina Giunta

“Il 2 marzo Milano era meravigliosamente affollata di passione democratica e antifascista – ha dichiarato la presidente Nespolo – di voglia di far uscire l’Italia dal torpore dell’entusiasmo e della coscienza e ridarle finalmente un forte respiro civile. Ero lì tra le tante e i tanti protagonisti di quella bella giornata, era lì l’Anpi, da tutta Italia, per confermare il suo dovere di stimolo all’unità, alla responsabilità, al rendere concrete tutti i giorni, in ogni luogo, le radici migliori, i valori di libertà, partecipazione e democrazia. Ho visto tanta vitalità negli occhi, tanta gioia nell’incontrarsi, tanto bisogno di condividere ansie e sogni – ha proseguito Carla Nespolo –. Ebbene, questo patrimonio non deve essere perso. C’è un popolo pronto a darsi da fare, a sostenere un cammino serio di svolta. È il momento dell’ascolto autentico e di una presenza fattiva. È in gioco il futuro dei diritti sociali e civili. ‘Prima le persone’ non è solo uno slogan ma un progetto di civiltà e di umanità concreta che ci indica la Costituzione nata dalla Resistenza”.

Con una galleria fotografica grazie agli scatti di Tiziana Pesce, la figlia del Comandante “Visone”; di Elena Galimberti, bravissima fotoreporter; di Ester de Tomasi, presidente provinciale dell’Anpi Varese e di Valentina Giunta della sezione Anpi Bagnacavallo attraverso i volti, i carri, la musica, i balli, gli striscioni e le bandiere (decine quelle di comitati provinciali e sezioni dell’associazione dei partigiani) ripercorreremo una magnifica giornata.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Ecco le foto di Tiziana Pesce:



Ed ecco quelle di Ester De Tomasi dell’Anpi Varese




























Con gli scatti di Elena Galimberti a People, prima le persone:

























Ed ora con le fotografie di Valentina Giunta, a Milano insieme alle Anpi:




























































































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Franca Maria Matricardi, la storia straordinaria di un’ingegnera partigiana

Intiltolazione dello spazio urbano a Franca Maria Matricardi. Dopo quella fatta alle Partigiane Picene nel 2014, la toponomastica cittadina si arricchisce di un altro importante elemento di testimonianza femminile della storia più grande della nostra città.( Venerdì 8 marzo verrà intitolato a Franca Maria Matricardi lo spazio antistante il Polo Culturale S. Agostino. A partire […]

Lutto per la famiglia del Partigiano Fausto Simonetti, eroe della Resistenza ascolana

È’ venuta a mancare la moglie del Partigiano Fausto Simonetti. Alla figlia Simonetta l’abbraccio dell’ANPI di Ascoli Piceno, nel ricordo del sacrificio di quel 6 giugno del 1944. Fausto,nAto ad Ascoli Piceno nel 1921, trucidato presso Ascoli il 6 giugno 1944, aviere, Medaglia d’oro al valor militare alla memoria. Arruolatosi nel 1939 in Aeronautica come […]

Un anno dopo

Clemente Ferrario

Incontrandolo per la prima volta in occasione del 70° della guerra di Liberazione, anno 2015, Clemente Ferrario si lasciò andare a cento ricordi che, forse, con tanto fervore, si condividono solo quando si percepisce la brevità del tempo che resta; quando ogni parola vibra di una struggente lucentezza e acquista il valore di un messaggio affidato al futuro.

Nello studio che lo aveva visto scrivere e lavorare, Ferrario mi disse del bambino che era stato, orfano di padre, cresciuto tra Bognassi, Varzi, Bobbio e Pavia, educato al sentimento della libertà dall’oppressione dai due zii socialisti. Mi narrò come, adolescente, fosse stato ammaliato dalle letture di Tolstoj, forse trovando nelle storie degli “ultimi” del grande romanziere l’eco della sua vita un po’ triste di ragazzo di famiglia povera.

Come deponendo i propri ricordi su un invisibile asse, quasi a replicare l’ordine rigoroso dei propri libri sugli scaffali, tra due inverni e due primavere, mi andò raccontando come, nemmeno diciassettenne, aprì il proprio animo a un compagno di scuola, pronunciando – anno 1942 – la parola proibita per la quale era necessario mettere in gioco la vita: comunismo.

«Il comunismo – mi andò ripetendo – ha bisogno di una organizzazione-partito, ed io, in anni di guerra, clandestinità e paura, proprio quel partito e gli uomini che lo rappresentavano, andavo cercando».

E allora mi raccontò di questi uomini, al fianco dei quali visse il proprio tempo migliore: il rivoluzionario di professione, Beniamino Zucchella, già combattente volontario in difesa della Repubblica di Spagna, che lo volle, studente diciottenne, a Varzi tra i partigiani garibaldini, incaricandolo di amministrare, per dare esempio di onestà e rigore, la repubblica della zona libera; lo studente in filosofia, il comandante partigiano Domenico Mezzadra, cui il ragazzo Ferrario guardava con ammirazione e invidia, essendo l’Americano (questo il nome di battaglia di Mezzadra) l’unico a far fuoco con la mitraglia; il dirigente comunista della vecchia guardia, Carlo Lombardi, detto Remo, accanto al quale il giovane Ferrario nel suo primo comizio a Varzi – 7 novembre 1944 – salutò l’anniversario della rivoluzione leninista; e poi i compagni del partito che, sconfitto il fascismo, cominciava la lunga marcia nelle istituzioni dello Stato borghese, investendo se stesso, e le proprie risorse migliori, nella sfida della democrazia progressiva disegnata da Togliatti sin dalla svolta di Salerno.

Ormai immobilizzato dal male, mi andava indicando i libri di cui era autore, per poterli ancora sfiorare, ad uno ad uno sapendone l’esatta collocazione sugli scaffali che fittamente riempivano lo studio, e la casa.

Mostrava un infantile stupore nello scoprire che già li avevo letti e, quasi riversando tutta la superstite energia in un movimento rapido e lieto delle mani, altrimenti distese sulle gambe malate, si lasciava vincere da una commossa meraviglia, nello scoprire che, nonostante la differenza delle generazioni, non solo ne ricordassi i passaggi, ma ne avessi compreso – così diceva – il «cuore nascosto», tanto che, sedendogli accanto, un pomeriggio dividemmo le lacrime al ricordo del compagno più amato, Carlo Barbieri, Ciro, il partigiano di Rivazza di Montebello, di pochi anni più grande di lui: «più di un amico, il mio fratello dell’anima».

Nato il 25 luglio 1926. Clemente Ferrario ci ha lasciato nel febbraio 2018. Tra queste due date che abbracciano tanta parte della storia del “secolo breve”, Ferrario compie la propria esperienza di vita: da ragazzo antifascista, a giovanissimo partigiano nella libera repubblica di Varzi, a comunista militante iscritto al Partito dal novembre 1943, a dirigente e funzionario del Partito comunista, ad avvocato del più grande sindacato italiano, fino ad impegnare un importante scorcio di vita negli studi, nelle ricerche di storia, nelle opere di scrittura e narrazione.

Queste date però lasciano fuori l’immagine che mi resta di lui: quella del vecchio resistente che mi chiese di salire su uno sgabello per staccare dalla parete, e farmene dono, la foto incorniciata di Ciro Barbieri con l’arma a tracolla, e nel salutarmi – che fosse l’ultima volta non potevamo saperlo – nell’ottobre 2017, levò il pugno chiuso comunista.

Questo saluto altro non era se non un abbraccio fortissimo alla scelta di vita mai rinnegata che aveva fatto di Clemente Ferrario l’uomo che Clemente Ferrario è stato.

Annalisa Alessio, vicepresidente del Comitato provinciale Anpi Pavia

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