La notte degli eroi normali

Gino Murgi, sindaco di Torre Melissa

«Lo rifarei mille e mille volte ancora. È stata una notte di sofferenza ma anche di grande umanità, di altruismo verso il prossimo». Non ha chiuso occhio dalla notte scorsa Gino Murgi, il sindaco di Torre Melissa che con i suoi concittadini ha salvato 51 giovani migranti curdi, ha soccorso le mamme che urlavano, i bambini piccolissimi imprigionati nella barca a vela incagliata sugli scogli sotto la pioggia con un mare agitato dalla tramontana. Nel pomeriggio quelle grida di aiuto risuonano ancora: «Sentire le urla è stato straziante, impossibile da dimenticare». I profughi che erano riusciti ad arrivare a riva cercavano di mettere in salvo i compagni di sventura. «Sono stato allertato alle 4 di notte e ho trovato tanti miei concittadini già all’opera, si erano gettati in mare, senza pensarci un istante». I soccorsi sono arrivati poco dopo. «Con i compaesani insieme ai carabinieri, ai villeggiati dell’albergo che si trova lì, ai volontari delle associazioni e della Croce Rossa, ci siamo dati da fare come potevamo». Dalle case hanno portato coperte e bevande calde, si è acceso il fuoco nella hall dell’hotel. «Fuori non si vedeva niente, faceva un freddo che ti tagliava le ossa, non credevo che i naufraghi fossero così tanti. Ho visto agenti dei carabinieri togliersi i giubbotti e darli ai quei poveri ragazzi; miei concittadini buttarsi tra le onde scure per salvare un giovane curdo che non riusciva a muoversi; liberare un neonato imprigionato nello scafo del barcone e sottrarre al mare un piccolo di tre anni e mezzo che piangeva”. Altri sono stati raggiunti con un pattino e strappati alla morte.

«Onore ai miei concittadini, ai carabinieri e ai volontari, onore alla mia terra – continua Murgi –. Quando si vivono momenti simili non si può dimenticare, non si può restare indifferenti, dobbiamo tendere la mano, aiutare e aiutare». Questa mattina il sindaco non è andato a riposare, si è invece è recato al Cara dove sono stati trasferiti i migranti. «Una struttura eccezionale, organizzatissima, dotata di ogni servizio e personale efficiente e molto molto solidale», spiega il sindaco Murgi. Che ne sarà di loro? «Immagino chiederanno asilo politico, certo il protocollo dovrà fare il suo corso…mi auguro tutto il bene del mondo per loro». Molti colleghi calabresi hanno chiamato Murgi offrendo sostegno: «Questa esperienza ha sensibilizzato ancor di più una Regione che da anni accoglie e integra. Dobbiamo e vogliamo restare umani».

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