La Resistenza, Bernardo Bertolucci e un inedito

È un gioiellino “I miei primi 25 aprile”, TJ idee 2016. Un libro illustrato dedicato ai bambini delle elementari scritto da Bernardo Bertolucci e dai partigiani Ibes Pioli “Rina” e Renato Romagnoli “Italiano”. I disegni, come anche gli altri della collana dedicata dalla casa editrice alle feste civili (la Liberazione, il Primo maggio, il 2 giugno, l’8 marzo) sono di Tommi, giovane artista bolognese.

Bertolucci, come tutti gli autori, offrì i suoi ricordi e scrisse il volumetto senza alcun compenso. Il progetto è stato condiviso con l’Anpi Emilia Romagna e l’Ismli che mise a disposizione la consulenza storica di Claudio Silingardi.

“I miei primi 25 aprile” venne distribuito gratuitamente in 100.000 copie (un record assoluto) da Coop Alleanza 3.0 in tutta Italia. Nacque tutto da una lettera, ci racconta Jaia Pasquini, direttrice Tj Idee.

Il libro “I miei primi 25 aprile” è immediatamente disponibile in tutte le librerie online (Amazon, Ibs, ecc) oppure può essere richiesto direttamente alla casa editrice: tutti i contatti a www.tjidee.it (Ndr)

 

Bernardo Bertolucci donò per il libro “I miei primi 25 aprile” anche alcuni versi autografi del padre Attilio. uno dei più grandi poeti del Novecento

21 ottobre 2015

Gentilissimo Maestro,

(…)

Il 25 aprile. La Resistenza, la Liberazione, i Partigiani. Non crediamo siano solo pezzi di storia del nostro Paese che ne permeano ancora la vita, non foss’altro perché siamo una democrazia, abbiamo una costituzione, etc….

La Resistenza, la Liberazione, i Partigiani sono anche, e forse oggi dopo più di 70 anni sarebbe bello fossero soprattutto emozione e sentimento condiviso.

Per tentare di renderli tali, riteniamo sia utile ripartire dai più piccoli. Per farlo in modo da riuscire ad essere efficaci in questo tentativo riteniamo si debba tener conto di due cose: quelli delle scuole elementari di oggi sono i primi bambini i cui nonni sono nati dopo il fascismo, la guerra, la liberazione. La seconda cosa, che dalla prima deriva, è che questo significa che il racconto cessa di essere per loro una storia e diventa qualcosa di più astratto e quindi non così facile da capire. E da interessarli.

In più, in nessun ciclo, e tanto meno alla scuola primaria, si arriva davvero alla Seconda Guerra Mondiale, per cui la conoscenza di ciò che è accaduto ieri è affidata ad iniziative estemporanee e alla sensibilità dei singoli insegnanti.

Alla luce di queste considerazioni chiediamo la Sua disponibilità ad aiutarci a pensare a qualcosa che riesca a “parlare” della Resistenza, del suo significato e dei suoi protagonisti ai bambini perché è proprio ora che il filo della trasmissione diretta si sta esaurendo, che il rischio di perdere il contatto con ciò che è stato e il suo valore è più forte.

Una delle pagine de “I miei primi 25 aprile”

È chiaro che non si possono raccontare ai piccoli solo fatti, per i quali chiederemo aiuto a due Partigiani e a uno storico, oltre che ai libri, naturalmente. In troppo pochi ne verrebbero interessati e sarebbero recettivi. Riteniamo, invece, vadano individuate delle chiavi che i bambini già maneggino, assumendosi la responsabilità e il rischio di fare qualche astrazione e attualizzazione. A noi piacerebbe, e per questo abbiamo pensato a Lei avendo in mente il Suo Novecento, anche ad una chiave emotiva, romantica, che accompagni e colori i fatti e la storia.

A cosa resiste un bambino? Per cosa parteggia una bambina? Cosa significa per loro essere liberi?”

È con questa mail che contattammo Bernardo Bertolucci. Quando gli chiedemmo un aiuto per raccontare, in un libro illustrato, ai bambini di oggi cosa siano stati e cosa ora significhino e rappresentino, il 25 aprile e la Resistenza, nessuno di noi conosceva Bernardo Bertolucci. O meglio: lui non conosceva nessuno di noi. Né qualcuno intercedette. Semplicemente gli scrivemmo una mail e lui, solo 5 giorni dopo averla ricevuta, con questa mail che in parte ho riportato, rispose così:

26 ottobre 2015

“Cara Jaia,

la ringrazio per la sua bellissima lettera, coinvolgente, toccante.

Ho cominciato a sentire parlare dei Partigiani e della Resistenza quando avevo 7/8 anni, nel ’48, ’49, e di partigiani ce n’erano intorno ancora tanti, ancora giovani, ancora battaglieri, ancora pieni di racconti picareschi.

A me bambino sembravano tutti eroi eppure li si incontrava magari al bar o magari qualcuno di loro veniva a trovare mio padre a Baccanelli, dove abitavamo, a 5 km da Parma, per parlare di letteratura e anche di poesia.

Tra di loro c’era anche chi era uscito da poco dalle prigioni fasciste in cui gli avevano rubato anche dieci anni della sua giovinezza.

Come vede per me è un tema ancora caldo, ma non so come poterla aiutare praticamente. forse vorrebbe lei incontrarmi con alcune domande e partire da lì?”

Bernardo Bertolucci

Un’altra pagina de “I miei primi 25 aprile” scritto da Bernardo Bertolucci per la casa editrice TJ idee

Ovviamente ho voluto incontrare Bertolucci e, ovviamente, la stampa di questa risposta l’ho incorniciata il giorno stesso in cui l’ho ricevuta.

E così è cominciato il lavoro insieme per “I miei primi 25 aprile”, con i suoi racconti, aneddoti personali di ricordi di bambino, e con le correzioni, pagina per pagina, riga per riga, del testo. E anche questo dà la misura dell’impegno e della convinzione con cui ha partecipato a un piccolo progetto per bambini sulla Resistenza e il 25 aprile, un artista con l’unico Oscar per la regia vinto da un italiano in bacheca e la stella incastonata sulla Walk of Fame di Los Angeles.

Jaia Pasquini, direttrice TJ idee

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