Trieste: con Anpi, Cgil e Acli per dire No a CasaPound

«Sarà una grande manifestazione pacifica, invitiamo tutti i cittadini democratici a scendere in piazza il 3 novembre per dire No al raduno nazionale di CasaPound, per ribadire che Trieste, Medaglia d’Oro al Valor Militare per la Resistenza, la città scelta da Mussolini per annunciare le ignominiose leggi razziali, è antifascista, antirazzista, antisessista ed è per la pace», dice il presidente del Comitato provinciale Anpi-Vzpi di Trieste, Fabio Vallon. Tantissime le adesioni alla mobilitazione Liberiamoci di fascismi” , promossa dall’Associazione partigiani e dalla Cgil locali con le Acli. Sfileranno tutti i partiti e le associazioni democratiche e della società civile del territorio, ci saranno anche studenti e intere famiglie, oltre che i giovani di Trieste antifascista-antirazzista. Molto corposa dunque è la partecipazione prevista per rispondere alla dimostrazione convocata, in quella stessa data, dai fascisti del terzo millennio per “festeggiare il centenario della vittoria nella Grande guerra”. Si firma un ennesimo, ultimo appello al prefetto Anna Paola Porzio affinché revochi l’autorizzazione al corteo delle teste frecciate, una sollecitazione resa ancora più urgente dopo le recentissime dichiarazioni dei militanti neri del Friuli Venezia-Giulia: “non siamo di destra, siamo fascisti”.

Il corteo antifascista partirà alle ore 15 da Campo San Giacomo, la piazza storica da dove prendono il via le sfilate per il 1° maggio, per arrivare in piazza Goldoni. Non è stato invece concesso il benestare ad attraversare piazza Oberdan. «Non potrà percorrerla neppure CasaPound – chiarisce Vallon – era un luogo ambito dai nostalgici del duce perché vi sorge il sacrario di Gugliemo Oberdan, esponente dell’irredentismo italiano, ma sarebbe stato intollerabile perché lì, durante l’occupazione nazista, quando Trieste era divenuta parte integrante del Terzo reich, c’era la sede della Gestapo, con le celle di tortura di partigiani e antifascisti». Anpi, Cgil, Acli hanno chiesto e ottenuto di escludere dal tracciato dei neofascisti anche la Risiera di San Sabba, l’unico campo si sterminio in territorio italiano; il piazzale dove sorgeva Narodni Dom, il centro polifunzionale della comunità triestina di lingua slovena e croata, incendiato dallo squadrismo fascista nel luglio 1920 e che ora ospita l’Università; e il monumento ai fucilati di Basovizza, i quattro giovani sloveni condannati alla morte nel 1930 dal Tribunale speciale.

Trieste che il giorno dopo, 4 novembre, giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, riceverà la visita del Presidente delle Repubblica, Sergio Mattarella, nel frattempo sta dando prova di non volerli i neofascisti nelle sue strade. Due settimane fa i rappresentanti di tutte le religioni, cristiana, musulmana, buddista ed ebraica hanno emesso un comunicato congiunto e sembrerebbe che molti alberghi stiano rifiutando le stanze a Cp: ”Siamo al completo, tutto esaurito”. Il sindaco Roberto Dipiazza, eletto con il centrodestra, e anche il presidente della Regione FVG, Massimiliano Fedriga, esponente leghista della prima ora, avevano preso le distanze dall’iniziativa.

Il manifesto di CasaPound che annuncia un concerto a Fiume

D’altronde ogni mossa delle teste frecciate ha il sapore della provocazione. Il segretario nazionale di Cp, Simone Di Stefano ha dichiarato che il 3 novembre prossimo: “Vogliamo ricordare lo spirito della Vittoria, uno spirito di trincea che ha caratterizzato sempre il popolo italiano”. I manifesti che cominciano ad essere affissi per le strade, ritraggono infatti una enorme quadriga alata, annunciando che il corteo neofascista si concluderà davanti al monumento a Domenico Rossetti, nell’omonima via, cioè dove un tempo teneva i comizi l’Msi. Ancora. Sembra una sfida alla storia e alla convivenza pacifica dei popoli la notizia, reclamizzata sui social del movimento neofascista con un’altra locandina, di un concerto sempre il 3 novembre a Fiume, oggi la croata Rijeka, che nel simbolismo e nell’immaginario dei nazionalisti nostrani è “sacra” come Gorizia, e appunto Trieste. Alla kermesse, si riporta, è prevista l’esibizione degli Zeta Zero Alpha, Ghosts of the Passato, KM7, Bellator e Wild Alley, cioè i gruppi del gotha nero in chiave rock, nonostante oltre confine non sia pervenuta alcuna richiesta di autorizzazione e la destra ultraconservatrice abbia avuto un sussulto di indignazione.

Alla manifestazione democratica parteciperanno anche moltissime Anpi del Friuli Venezia-Giulia, regione dove CasaPound sta moltiplicando le sezioni, vantandosi di avere 80 tesserati a Trieste, 100 a Pordenone, altrettanti a Udine, 45 a Gorizia e migliaia di simpatizzanti. E hanno aderito al corteo anche molte delle Anpi del vicino Veneto.

«Trieste mostrerà la sua straordinaria forza democratica – conclude il presidente dell’Anpi Vzpi Trieste, Fabio Vallon – con la presenza pacifica della maggioranza della società civile. Che si riconosce nella Costituzione. Sarà, ribadisco, una grande, inclusiva, unitaria manifestazione per dire No all’odio, alla paura, alla violenza, al razzismo e a ogni discriminazione e per dire un forte Sì alla solidarietà, al rispetto dell’altro e per riscoprire insieme il valore e il senso della fratellanza e della pace,  alla base della nostra democrazia e dell’antifascismo».

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L’OLTRAGGIO DI PREDAPPIO

Predappio, Teatro comunale. In prima fila al centro Anna Cocchi, Presidente Anpi Bologna e coordinatrice regionale

A Predappio è andato in scena, sabato 27 ottobre, l’ennesimo oltraggio alla Costituzione e alle vittime dei massacri commessi dal fascismo. La comunità cittadina, l’Italia intera, hanno dovuto assistere, offese nei sentimenti e nella memoria, a individui che hanno sfilato per il paese esibendo ed esaltando l’ideologia fascista in palese violazione del dettato delle leggi Scelba e Mancino che, ricordiamolo, sono ancora in vigore.

Predappio, Teatro comunale. Da sinistra: Miro Gori, Presidente Anpi Forlì Cesena; l’avvocato Emilio Ricci, vice Presidente nazionale Anpi; Giusy Del Vecchio, Presidente Anpi Rimini

Qualcuno della famiglia Mussolini ha dichiarato “qui ci sono solo persone normali”, qualche giornale ha riportato che si è trattato di un corteo pacifico: attenzione, il punto non è l’ordine pubblico, ma è l’ordine civile, che non è stato rispettato.

Le autorità competenti non hanno svolto il loro dovere di tutela della legalità e della dignità delle cittadine e dei cittadini di Predappio.

Scorrete, quando avrete un momento, le fotografie del 28 ottobre, guardate i video e le bandiere con la svastica in vendita in un negozio, ascoltate le interviste: è agghiacciante. E attenzione, ripeto e sottolineo, non è una novità, si sapeva, sono anni che accade.

Il vice Presidente nazionale dell’ANPI Emilio Ricci ha dichiarato che questo è l’ultimo anno che si svolgeranno manifestazioni fasciste a Predappio.

La democrazia con l’Anpi sfila a Predappio

Sì, perché l’ANPI procederà a denunciare quanto avvenuto all’autorità giudiziaria.

L’ANPI. Per fortuna che esiste. Per fortuna che tanti di noi ci sono stati, appassionati e contagiosi, nel Teatro comunale e per le vie del paese, riportando un po’ di normalità e ricordando qual è la verità storica a fronte delle menzogne dei seguaci del duce.

Il volto vero del fascismo non è “ha fatto tante cose buone” sono, bensì, le leggi razziali, le deportazioni, le torture ai danni degli avversari politici, il collaborazionismo stragistico che ha annientato innumerevoli donne e bambini. Punto.


Ecco uno dei video ripresi il 27 ottobre 2018 a Predappio

Il Fatto quotidiano – Predappio, saluti romani e inni per il Duce. La nipote di Mussolini_ _Qui persone normali, no esalta from ANPI on Vimeo.

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La lettera del sindaco Mimmo Lucano, letta in piazza a Riace.

“Abbiate il coraggio di restare soli”
La lettera del sindaco, letta FC ieri in piazza a Riace.

È inutile dirvi che avrei voluto essere presente in mezzo a voi non solo per i saluti formali ma per qualcosa di più, per parlare senza necessità e obblighi di dover scrivere, per avvertire quella sensazione di spontaneità, per sentire l’emozione che le parole producono dall’anima, infine per ringraziarvi uno a uno, a tutti, per un abbraccio collettivo forte, con tutto l’affetto di cui gli esseri umani sono capaci.
A voi tutti che siete un popolo in viaggio verso un sogno di umanità, verso un immaginario luogo di giustizia, mettendo da parte ognuno i propri impegni quotidiani e sfidare anche l’inclemenza del tempo. Vi dico grazie.
Il cielo attraversato da tante nuvole scure, gli stessi colori, la stessa onda nera che attraversa i cieli d’Europa, che non fanno più intravedere gli orizzonti indescrivibili di vette e di abissi, di terre, di dolori e di croci, di crudeltà di nuove barbarie fasciste.
Qui, in quell’orizzonte, i popoli ci sono. E con le loro sofferenze, lotte e conquiste. Tra le piccole grandi cose del quotidiano, i fatti si intersecano con gli avvenimenti politici, i cruciali problemi di sempre alle rinnovate minacce di espulsione, agli attentati, alla morte e alla repressione.
Oggi, in questo luogo di frontiera, in questo piccolo paese del Sud italiano, terra di sofferenza, speranza e resistenza, vivremo un giorno che sarà destinato a passare alla storia.
La storia siamo noi. Con le nostre scelte, le nostre convinzioni, i nostri errori, i nostri ideali, le nostre speranze di giustizia che nessuno potrà mai sopprimere.
Verrà un giorno in cui ci sarà più rispetto dei diritti umani, più pace che guerre, più uguaglianza, più libertà che barbarie. Dove non ci saranno più persone che viaggiano in business class ed altre ammassate come merci umane provenienti da porti coloniali con le mani aggrappate alle onde nei mari dell’odio.
Sulla mia situazione personale e sulle mie vicende giudiziarie non ho tanto da aggiungere rispetto a ciò che è stato ampiamente raccontato. Non ho rancori né rivendicazioni contro nessuno.
Vorrei però a dire a tutto il mondo che non ho niente di cui vergognarmi, niente da nascondere. Rifarei sempre le stesse cose, che hanno dato un senso alla mia vita. Non dimenticherò questo travolgente fiume di solidarietà.
Vi porterò per tanto tempo nel cuore. Non dobbiamo tirarci indietro, se siamo uniti e restiamo umani, potremo accarezzare il sogno dell’utopia sociale.
Vi auguro di avere il coraggio di restare soli e l’ardimento di restare insieme, sotto gli stessi ideali.
Di poter essere disubbidienti ogni qual volta si ricevono ordini che umiliano la nostra coscienza.
Di meritare che ci chiamino ribelli, come quelli che si rifiutano di dimenticare nei tempi delle amnesie obbligatorie.
Di essere così ostinati da continuare a credere, anche contro ogni evidenza, che vale la pena di essere uomini e donne.
Di continuare a camminare nonostante le cadute, i tradimenti e le sconfitte, perché la storia continua, anche dopo di noi, e quando lei dice addio, sta dicendo un arrivederci.
Ci dobbiamo augurare di mantenere viva la certezza che è possibile essere contemporanei di tutti coloro che vivono animati dalla volontà di giustizia e di bellezza, ovunque siamo e ovunque viviamo, perché le cartine dell’anima e del tempo non hanno frontiere.

Mimmo Lucano.
(Per favore fatela circolare dovunque e comunque.)

LIBERAZIONE DI PREDAPPIO

Il 28 ottobre a Predappio: “Cantiamogliele!”

23 Ottobre 2018

La bella Medaglia alla bella Varzi

Con Roma, anche Varzi. La cittadina adagiata sulle colline dell’Oltrepò, a quaranta chilometri a sud di Pavia è stata insignita di Medaglia d’Oro al Valor Militare il 25 settembre 2018 con questa motivazione: “Comune adagiato sulle colline dell’Oltrepò, snodo essenziale per le armate naziste, fu protagonista di un’ininterrotta e intrepida attività partigiana durante tutto l’arco della Resistenza. Varzi subì prima l’oltraggio delle atrocità delle bande fasciste e poi, dalla fine di novembre del 1944, l’ingiuria dei nazisti e dei loro scherani, colpevoli di inenarrabili violenze. La fiera popolazione, pur provata dalla perdita di tanti suoi figli, diede ripetutamente prova di fulgido eroismo: per due volte, nel luglio e nel settembre 1944, sconfisse il nemico nazifascista in altrettante epiche battaglie, e nella seconda concesse al vinto una capitolazione onorevole e dignitosa, consentendo alla grande maggioranza degli alpini del battaglione “Monterosa” di entrare nelle formazioni partigiane. Soggetto della breve ma ricchissima esperienza della repubblica partigiana di Varzi, assieme alle analoghe repubbliche che fiorirono in quel tempo pur di ferro e di fuoco, anticipò così il futuro democratico del Paese. Varzi incarna il valore della Resistenza come straordinaria lotta militare e civile di un popolo unito contro il nazifascismo e per la libertà della Patria, Varzi (Pavia), 8 settembre 1943 – 19 settembre 1944”.

Ne dà comunicazione il sito della Presidenza della Repubblica (https://www.quirinale.it/onorificenze/insigniti/353030) .

La vicenda di Varzi, che è un continuum di attività partigiana per tutta la Resistenza, è incentrata su due battaglie, la prima a luglio e la seconda a settembre. Nel corso della prima la banda di Fiorentini, il capo di una delle tante famigerate polizie speciali, la Sicherheits Abteilung viene sconfitta fra il 24 e il 25 luglio dai partigiani e dai contadini in armi. Fra i caduti, “il monello”, 15 anni, Aldo Casotti.

La seconda battaglia di settembre vede la presenza del battaglione Monterosa degli alpini. I partigiani entrano a Varzi il 17 settembre. Vinta la battaglia, il 19 settembre una ragazza di 21 anni, Lauretta Romagnesi, si reca con la bandiera bianca dal nemico per chiedere la resa, ma viene freddata da una raffica. Il 21 settembre il comandante partigiano Domenico Mezzadra, “Americano”, e il commissario politico “Piero Medici” (Gianni Landini), – l’altro protagonista fu Angelo Ansaldi, la Primula Rossa – lanciano un appello agli ufficiali e ai soldati nemici. La maggioranza degli alpini passa con i partigiani.

A Varzi e in altri comuni liberati si dà vita a quella che è rimasta col nome di Repubblica partigiana di Varzi.

Con la prestigiosa decorazione è stata riconosciuta una straordinaria esperienza di lotta, di liberazione e di democrazia.

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La Capitale partigiana: Roma Medaglia d’Oro

Le Fosse Ardeatine

Roma è stata decorata di Medaglia d’Oro al Valor Militareperché La Città eterna, già centro e anima delle speranze italiane nel breve e straordinario tempo della Seconda repubblica romana, per 271 giorni contrastò l’occupazione di un nemico sanguinario e oppressore con sofferenze durissime. Più volte Roma nella sua millenaria esistenza aveva subito l’oltraggio dell’invasore, ma mai come in quei giorni il suo popolo diede prova di unità, coraggio, determinazione. Nella strenua resistenza di civili e militari a Porta San Paolo, nei tragici rastrellamenti degli ebrei e del Quadraro, nel martirio delle Fosse Ardeatine e di Forte Bravetta, nelle temerarie azioni di guerriglia partigiana, nella stoica sopportazione delle più atroci torture nelle carceri di via Tasso e delle più indiscriminate esecuzioni, nelle gravissime distruzioni subite, i partigiani, i patrioti e la popolazione tutta riscattarono l’Italia dalla dittatura fascista e dalla occupazione nazista. Fiero esempio di eroismo per tutte le città e i borghi occupati, Roma diede inizio alla Resistenza e alla guerra di Liberazione nazionale nella sua missione storica e politica di Capitale d’Italia. 9 settembre 1943 – 4 giugno 1944”.

È questa la motivazione ufficiale che si legge sul sito della Presidenza della Repubblica (https://www.quirinale.it/onorificenze/insigniti/351302).

Il conferimento è avvenuto il 16 luglio, dopo un lunghissimo lavoro istruttorio di un apposito comitato formato da rappresentanti delle varie Armi e delle associazioni partigiane, fra cui l’Anpi.

Con tale decorazione si completa il palmarès di una Capitale che ha fatto la storia del Paese ed ha contribuito alla Resistenza e alla Liberazione con un altissimo tributo di sangue.

È la seconda Medaglia d’Oro al Valor Militare attribuita alla città. La prima (decreto del 7 febbraio 1949) riguardava il “glorioso meriggio del Risorgimento nazionale” – si legge fra l’altro nella motivazione – quando “la migliore gioventù italiana correva a morire sugli spalti di Roma repubblicana, ispirata dall’infaticabile apostolo dell’Unità Giuseppe Mazzini e guidata dall’eroe nazionale Giuseppe Garibaldi”.

Il riconoscimento attribuito alla Città eterna assume oggi uno speciale significato, perché “i partigiani, i patrioti e la popolazione tutta riscattarono l’Italia dalla dittatura fascista e dalla occupazione nazista”. Un riscatto quanto mai attuale, contro ogni tentativo esplicito o sotterraneo di tornare a ideologie, metodi, linguaggi, leggi che richiamino a quel tempo perduto, di dolore, di sofferenze, di povertà, di discriminazione.

Roma era ed è antifascista. L’Italia era ed è antifascista.

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Mussolini, il criminale

Pubblichiamo, riprendendoli dal volume di Angelo Del Boca, “I gas di Mussolini. Il fascismo e la guerra d’Etiopia” (Roma, Editori Riuniti, 2007), alcuni telegrammi di Mussolini a Graziani e Badoglio al tempo della cruenta occupazione italiana. Parlano da soli e basta questo. Non ci soffermiamo ulteriormente (per ora) sulla lunghissima strada di sangue e di sofferenze che Benito Mussolini ha fatto percorrere agli italiani e a tanti altri popoli. Per ora. Ma nei prossimi giorni…

 

MINISTERO DELLE COLONIE

TELEGRAMMA  IN  PARTENZA

Roma, li 28 dicembre 1935-XIV

Segreto M.P.A.

S. E. Maresciallo BADOGLIO

MACALLE’

15081 –  Dati sistemi nemico di cui a suo dispaccio n. 630 autorizzo V. E. all’impiego anche su vasta scala di qualunque gas et dei lanciafiamme (.)

Mussolini

 

MINISTERO DELLE COLONIE

TELEGRAMMA  IN  PARTENZA

Roma, li  2  gennaio  1936

Segreto

S. E. GRAZIANI

MOGADISCIO

029 -Approvo pienamente bombardamento rappresaglia et approvo sin da questo momento i successivi. Bisogna soltanto cercare di evitare le istituzioni internazionali croce rossa.

Mussolini

 

MINISTERO DELLE COLONIE

TELEGRAMMA  IN  PARTENZA

Roma, li 19 gennaio 1936-XIV

M.P.A. su tutte le MM. PP. AA.

Maresciallo BADOGLIO

MACALLE’

790 – Manovra est ben ideata et riuscirà sicuramente stop Autorizzo V. E. a impiegare tutti i mezzi di guerra – dico tutti – sia dall’alto come da terra stop. Massima decisione (.)

Mussolini

 

MINISTERO DELLE COLONIE

TELEGRAMMA  IN  PARTENZA

Roma, li  3/5/1936-XIV

Segreto

S. E. BADOGLIO

DESSIE’

  1. Occupata Addis Abeba V. E. dara’ ordini perche’: 1°siano fucilati sommariamente tutti coloro che in citta’ aut dintorni siano sorpresi colle armi alla mano 2° siano fucilati sommariamente tutti i cosiddetti giovani etiopi, barbari crudeli e pretenziosi, autori morali dei saccheggi  3° siano fucilati quanti abbiano partecipato a violenze, saccheggi incendi  4° siano sommariamente fucilati quanti trascorse 24 ore non abbiano consegnato armi da fuoco e munizioni. Attendo una parola che confermi che questi ordini saranno – come sempre – eseguiti.

Mussolini

 

MINISTERO DELLE COLONIE

TELEGRAMMA  IN  PARTENZA

Roma, li 29 marzo 1936-XIV

Segreto

M.P.A. su tutte le MM. PP. AA.

S. E. BADOGLIO

MACALLE’

3652 Segreto. Dati metodi guerra nemico le rinnovo autorizzazione impiego gas qualunque specie et su qualunque scala.

Mussolini

 

MINISTERO DELLE COLONIE

TELEGRAMMA  IN  PARTENZA

Roma, li  5 giugno 1936

Segreto

S. E. GRAZIANI

ADDIS ABEBA

  1. Tutti i ribelli fatti prigionieri devono essere passati per le armi.

Mussolini

 

MINISTERO DELLE COLONIE

TELEGRAMMA  IN  PARTENZA

Roma, li  8  giugno  1936

Segreto

S. E. BADOGLIO

ABA

6595 – Segreto. Per finirla con i ribelli come nel caso Ancober, impieghi i gas.

Mussolini

 

MINISTERO DELLE COLONIE

TELEGRAMMA  IN  PARTENZA

 

Roma, li  8 luglio 1936

Segreto

S. E. GRAZIANI

ABA

  1. Autorizzo ancora una volta V.E. a iniziare e condurre sistematicamente politica del terrore et dello sterminio contro i ribelli et le popolazioni complici stop. Senza la legge del taglione ad decuplo non si sana la piaga in tempo utile. Attendo conferma.

Mussolini

 

 

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L’ABERRAZIONE RAZZISTA Speciale: il primo numero de “La difesa della razza”

Dopo il numero di Patria Indipendente speciale antologico sulle leggi razziali e sul razzismo, in occasione del 75° anniversario del rastrellamento del Ghetto di Roma, pubblichiamo la riproduzione del primo numero della rivista La difesa della razza. Riprendiamo così la pubblicazione avvenuta sul primo numero di Patria Indipendente cartacea del 2007, con l’editoriale dell’allora direttore Vladimiro Settimelli. Il primo numero della rivista La difesa della razza uscì il 5 agosto 1938 sotto la direzione di Telesio Interlandi e con le firme di accademici e di politici. Fra le tante, non si può sottacere quella di Giorgio Almirante.

Il razzismo propugnato dalla rivista era quello biologico, vale a dire una visione gerarchica dell’umanità divisa in gruppi in base a quello che veniva definito “un criterio naturalistico”, per cui per esempio – si legge a firma di Guido Landra, assistente di antropologia alla regia Università di Roma – “l’uomo che appartiene a una razza creatrice di una grande civiltà, ha in se stesso, nel proprio plasma e nel proprio germe, dei tesori immensi. Questi tesori mancano e mancheranno sempre a uomini di altra razza, anche se per ragioni contingenti parlassero la stessa lingua, professassero la stessa religione ed avessero la stessa nazionalità”. Nella realtà quotidiana il razzismo fascista univa al “biologico” anche l’aspetto culturale e sociale.

Le aberrazioni antropologiche e le teorie pseudoscientifiche andavano ovviamente di pari passo con la legislazione: è infatti dello stesso periodo l’avvio della promulgazione delle leggi razziali. Era il tempo del fascismo ma anche del nazismo. Il circuito persecutorio che si innestò, com’è noto, passava dall’ideologia (il razzismo) alla legislazione e quindi alla negazione dei diritti (le leggi razziali), ed infine alla negazione della vita (i campi di sterminio). E fu l’Olocausto. Ma non furono cancellati solo milioni e milioni di ebrei; furono cancellati uomini e donne perché slavi, omosessuali, testimoni di Geova, Pentecostali, Rom e Sinti (il Porrajmos, “il grande divoramento” in lingua romanì), i prigionieri di guerra sovietici (più di un milione e mezzo), i prigionieri politici (comunisti, socialisti, sindacalisti), i mulatti, i disabili, i malati di mente.

In Italia, come scrive Vladimiro Settimelli nell’editoriale in pdf, le leggi razziali “portarono alla morte migliaia di ebrei e provocarono sofferenze indicibili, paura, terrore, angoscia e miseria”. D’altra parte tali leggi furono anche il portato del razzismo latente e patente delle guerre coloniali fasciste che causarono efferati massacri e furono sorrette e “giustificate” da un innegabile pensiero di superiorità etnica. Analogamente avvenne dopo, quando nel 1941 l’Italia fascista invase la Jugoslavia rendendosi responsabile di inenarrabili atrocità al cui fondo c’era comunque una visione gerarchica nei confronti delle “barbare” popolazioni slave.

Il razzismo contemporaneo non è necessariamente biologico, come illustrato nel recente passato proprio su queste pagine, e si nutre di pregiudizi e luoghi comuni che – non lo si può negare – stanno avendo una certa presa su alcuni strati popolari, e si contamina con l’odio verso il diverso, che comunque viene espunto dal popolo o perché “esterno” (lo straniero) o perché “viola le leggi della natura” (l’omosessuale), o perché in quanto tale è “ladro e parassita” (il rom o il sinti), solo per fare gli esempi più frequenti.

Il razzismo contemporaneo – che altro non è che il volto attuale dell’“eterno razzismo” – ha contaminato in forme e con sfumature diverse una parte rilevante dell’Europa ed è connesso ai vari “sovranismi” di moda, essendovi una relazione fra ogni nazionalismo (il sovranismo in sostanza è questo) e l’esclusione dell’altro. È evidente a qualsiasi persona di buon senso la natura razzista delle aggressioni, delle violenze e degli omicidi che da diverso tempo avvengono nel nostro Paese. Allo stato delle cose gli anticorpi della società e delle istituzioni garantiscono una reazione, seppure non sempre sufficiente. Ma il quadro può peggiorare in modo imprevedibile e imprevisto, anche in rapporto alla stagione politica del tutta inedita che sta vivendo il nostro Paese. D’altra parte le forze vive democratiche del nostro Paese, per quanto indebolite dagli eventi della politica e dai grandi cambiamenti sociali, ci sono e sono forti, come dimostrato da una sequenza di iniziative e di eventi tutt’ora in corso. Il grande successo della marcia Perugia Assisi e per ora l’ultimo anello di una catena che si sta ricostruendo. Per questo oggi è il momento non solo di alzare la guardia, ma di organizzare una difesa e se possibile un contrattacco quanto meno sul piano culturale e sociale. È l’impegno dell’Anpi e di tanta parte dell’associazionismo. E naturalmente di questo periodico: per contrastare l’aberrazione bisogna farla conoscere.

Questo nuovo speciale (un pdf ) può essere scaricato o letto cliccando qui:

Patria Indipendente Speciale L’ABERRAZIONE RAZZISTA – Il primo numero de La difesa della razza

Buona lettura

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Macerie e fascisti

Tre lunedì dedicati alle macerie, cioè al ritorno dei fascisti in Europa. È il tema di altrettante iniziative – tutte alle ore 21 – promosse dall’Anpi provinciale di Bergamo.

La prima – Blood & honour. Dal nazi punk inglese al rock neofascista italiano – si svolgerà il 15 ottobre in piazza della Costituzione a Scanzorosciate per approfondire il tema della musica delle nuove destre, con Michele Dal Lago e Carlo Capitanio.

La seconda – Il ritorno di ciò che non se n’è mai andato. Metamorfosi e persistenza del neofascismo – sui svolgerà il lunedì successivo, 22 ottobre, alla Sala della Rocca, all’interno del castello di piazza Rocca 1 a Romano di Lombardia. Parlerà Claudio Vercelli e modererà la discussione Giorgio Scudeletti.

L’ultima – CasaPound Italia: chi sono i fascisti del terzo millennio? – si svolgerà il 26 novembre nella Basilica Auterana in piazza Roma a Fara Gera d’Adda con Elia Rosati e Mauro Magistrati.

“Macerie. Il ritorno dei fascisti in Europa” è un percorso promosso dall’Anpi fin dal 2016 per contribuire a costruire consapevolezza davanti ai pericoli del neofascismo. L’iniziativa di quest’anno è particolarmente pregnante, perché avviene in un contesto nazionale di gravissima preoccupazione per una serie di ragioni, a cominciare dai comportamento xenofobi del ministro dell’Interno, dalle ripetute aggressioni in particolare nei confronti di migranti, dal diffuso rancore che avvelena la situazione sociale.

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