Il prof. di destra (estrema) che contesta lo storico

Un momento della presentazione del libro di Andrea Martini (col microfono nella foto) al liceo scientifico Leonardo da Vinci di Civitanova Marche. In piedi, Lorenzo Marconi, coordinatore Anpi Marche. Sedie vuote per gli studenti usciti

Civitanova Marche, auditorium del liceo Leonardo da Vinci, 28 novembre 2019. È accaduto durante un’iniziativa promossa di concerto con la sezione Anpi di Civitanova Marche, volta a presentare i contenuti del libro di Andrea Martini “Dopo Mussolini – I processi ai fascisti e collaborazionisti (1944-1953)” pp. 368, Viella, Roma 2019, € 29, frutto di una ricerca scientifica su un tema molto delicato per la storia del nostro Paese. Uno studio sull’epurazione, che ha segnato i destini di molti italiani e ha condizionato la storia del Paese. L’argomento è certamente complesso perché affronta una fase difficile, non priva di limiti e contraddizioni, con la quale la nascente Repubblica ha dovuto confrontarsi. Sono anni di transizione, durante i quali i governi misero in atto misure epurative finalizzate a sanzionare chi aveva collaborato con l’occupante tedesco e chi aveva concorso all’ascesa e al consolidamento della dittatura fascista. Un tema delicato, dunque, sia per la gravità dei fatti avvenuti sia per le difficoltà in cui operavano le neonate istituzioni, sollecitate dalla legittima sete di giustizia ma al contempo dagli odi e dai rancori che si erano scatenati durante tutta la prima parte del secolo.

Aula magna del liceo da Vinci, uno scatto con l’autore del libro presentato e del coordinatore Anpi Marche

L’iniziativa della sezione locale dei partigiani è stata promossa per cercare di illustrare le difficoltà di fare giustizia di fronte a fatti storici gravissimi, e per rafforzare la consapevolezza di ognuno di dover concorrere, anche individualmente, affinché il fascismo, con la sua ideologia razzista, nazionalista e xenofoba, non si consolidi e non metta in pericolo i diritti conquistati.

L’occasione era un modo per riflettere su come si è proceduto con l’epurazione e con la successiva amnistia e cercare di comprendere come mai in Italia, diversamente da quanto è avvenuto altrove, in particolare in Francia e in Germania, non si sia pienamente sviluppata, soprattutto nell’ambito di alcune forze ad orientamento conservatore e liberale, la ripulsa radicale del fascismo e del nazismo.

Purtroppo nel corso dell’incontro, durante l’esposizione dell’autore del libro, alcune classi si sono allontanate senza alcuna spiegazione.

Al termine dell’illustrazione di Martini è stato chiesto se ci fossero domande e/o interventi. Una insegnante è intervenuta, riferendosi al mutamento di atteggiamento, durante la guerra fredda, di importanti intellettuali nei confronti dell’antifascismo e poi uno studente ha chiesto che cosa avesse fatto l’Anpi per impedire che potessero avvenire fatti come quello di Acquasanta Terme. Si riferiva alla cena organizzata per l’anniversario della marcia su Roma nel luogo in cui è stata compiuta una delle più efferate stragi nazifasciste delle Marche. Alla cena, con tanto effigi di Mussolini e immagini di fasci littori su locandina e menu, ha partecipato anche il sindaco di Ascoli Piceno, Marco Fioravanti.

La risposta all’interrogativo dello studente è stata che quell’episodio era confluito nel dossier predisposto dall’Anpi nazionale con la segnalazione di molti fatti di razzismo, xenofobia, apologia di fascismo e di violenza nei confronti delle donne, entrato a far parte di un esposto presentato alla Procura di Roma. Si è inoltre evidenziato che da tempo la nostra Associazione denuncia la sottovalutazione da parte degli organi preposti e che si sono promosse molteplici iniziative per sollecitare l’attuazione delle norme di legge, in particolare la legge Mancino e la legge Scelba; tutto ciò accompagnato da molteplici eventi di carattere formativo e culturale per contrastare le numerose forme con cui opera il neofascismo. È poi stata la volta dell’intervento di un altro studente, che ha posto la questione della tutela della libertà di pensiero: è stato invitato a considerare che la libertà di pensiero non può essere intesa come possibilità di veicolare contenuti fascisti e razzisti, in quanto si configurano come reati. In altre parole che l’apologia del fascismo non è un’opinione, ma un reato sanzionato dalla Carta Costituzionale e dalle leggi.

In questo contesto si è inserito l’intervento di un professore, ed è da sottolineare che non aveva assistito né all’introduzione dell’iniziativa né tantomeno all’illustrazione dei contenuti della ricerca di Andrea Martini. Evidentemente al docente non interessavano i contenuti del lavoro di ricerca ma semplicemente affermare la sua concezione della storia, sostenendo che nei libri di storia ci sono molte falsità, che la verità è un’altra, e rivendicando la libertà d’opinione. Naturalmente in questi termini, nulla si sarebbe potuto obiettare; però ha poi proseguito definendo l’Anpi un’associazione di comunisti, negando che la XII disposizione con il divieto di riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista faccia parte della Costituzione e, cosa ancor più grave, affermando che l’iniziativa era propagandistica perché priva di contraddittorio. Evidentemente, secondo quel docente, si può parlare di fascismo e di storia solo facendo intervenire l’altra campana, immagino i fascisti e i negazionisti. Sarebbe questa, c’è da chiedersi, la libertà di pensiero che il professore insegna ai suoi studenti?

Torniamo ai fatti. È seguito un concitato scambio di battute tra alcune delle persone presenti e il professore che lamentava di essere stato interrotto e ha continuato affermando che Forza Nuova e CasaPound sono organizzazioni democratiche in quanto si sono presentate alle elezioni. Infine non è mancato l’ormai classico “e le foibe?”. Da notare che nel corso dell’iniziativa nessuno ha mai fatto riferimento ad alcuna organizzazione specifica ma solo a generiche formazioni fasciste e neofasciste.

Siamo giunti così a chiudere l’incontro: una studentessa ha chiesto il microfono e ha salutato ringraziando i promotori.

Naturalmente il giorno successivo sulla stampa locale e nazionale sono usciti alcuni articoli che riportavano i fatti insieme ad alcune interviste e sui social stati pubblicati alcuni post alquanto fantasiosi e in qualche caso minacciosi, in particolare su Facebook, proprio da parte del professore che tuttavia, a quanto si è appreso, è stato costretto ad utilizzare un altro nome (Giorgio Parazzune) perché la pagina con il suo vero nome è stata bannata da fb. Chissà perché, possiamo domandarci, retoricamente. Domenica 30 novembre, infine, la stampa ha riportato gli stralci di una lettera: “scrivo a nome degli studenti della classe V N del liceo Leonardo da Vinci di Civitanova Marche in cui si ricostruisce la giornata in modo assolutamente conforme a quanto rappresentato dal professore”, ignorando completamente la gran parte dei contenuti espressi sia durante l’introduzione sia durante l’esposizione della ricerca. Da notare inoltre come nella lettera che, non avendo prova contraria, assumiamo sia stata scritta da qualche studente, c’è una “sottile” modifica nella rappresentazione della dinamica dei fatti, posticipando due momenti riguardo al loro effettivo accadimento: l’allontanamento di alcune classi, avvenuta nel corso dell’esposizione dell’autore del libro, e il momento in cui ho ripreso dal professore il microfono per sedare lo scontro verbale tra lui e una persona del pubblico.

Dispiace dover constatare che quanto successo a Civitanova Marche è solo uno dei tanti momenti in cui, purtroppo, si confermano le preoccupazioni che da anni abbiamo riguardo alla scarsa attenzione con cui troppe istituzioni e scuole affrontano atti, scritti e posizioni, che in alcuni casi risultano contigui con quanto praticato da gruppi e organizzazioni veicolanti forme di razzismo, xenofobia, omofobia.

Le preoccupazioni sono legittime e necessarie, al tempo stesso sappiamo che ci sono donne e uomini che proprio per questo non smettono di impegnarsi, di contrastare con la cultura, il confronto e la denuncia quanti stanno approfittando di una situazione di grande difficoltà per il Paese, per propagare soluzioni anacronistiche, discriminanti e pericolose per la democrazia. Al liceo scientifico di Civitanova Marche, diversamente da quanto fatto dal preside dell’istituto (a cui naturalmente abbiamo rappresentato l’accaduto e che ha minimizzato quanto avvenuto), c’è un’importante presa di posizione di un gruppo di docenti della scuola che riporto di seguito, insieme alle considerazioni che l’autore del libro e relatore Andrea Martini ha voluto rendere pubbliche al termine dell’incontro con un post su Facebook.

“I recenti fatti che hanno coinvolto il nostro Istituto e la risonanza mediatica ci chiedono di prendere una posizione precisa in difesa della nostra dignità di docenti e dell’immagine della nostra scuola. Intendiamo ribadire che una scuola pubblica e laica coltiva il dialogo democratico e il libero confronto. Che la libertà di insegnamento ha dei limiti imposti dal patto costituzionale tuttora condiviso fondato sulla negazione di una cultura liberticida incarnata dal fascismo e da ogni altra forma di totalitarismo. Che nel nostro ruolo di educatori valori come l’antifascismo, la lotta al nazifascismo e a tutti i totalitarismi, la lotta a tutte le forme di discriminazione: sociale, economica, culturale, razziale, di orientamento sessuale sono imprescindibili e irrinunciabili. Che la nostra scuola si è distinta per progetti come “I giovani incontrano la shoah” con riconoscimenti di rilevanza nazionale e internazionale premiati anche dal Presidente della Repubblica; che l’inserimento del progetto “Cittadinanza e Costituzione” ha anticipato nel nostro Istituto l’ufficiale entrata in vigore della legge 20/08 n. 92 sull’educazione civica; che il nostro Istituto promuove una serie vasta e plurale di progetti come dal Piano dell’Offerta formativa consultabile nel sito; che ogni giorno il nostro impegno di educatori è volto a promuovere lo sviluppo del pensiero critico, la cultura del pluralismo e l’universalità dei diritti umani.

Non ci lasciamo condurre nell’agorà della faziosità, della provocazione e della strumentalizzazione anche per tutelare i nostri studenti e continueremo ogni giorno a testimoniare la totale adesione ai principi della Carta costituzionale come sempre abbiamo fatto”.

Seguono le prime firme di 20 insegnanti del liceo.

Ed ecco dal post facebook di Andrea Martini:

“Sono di ritorno dalla presentazione del mio libro, “Dopo Mussolini” #Viella tenuto presso una scuola superiore di Civitanova Marche, invitato dall’Anpi sezione Civitanova Marche ed ho potuto toccare con mano quanto fare storia sia qualcosa di tremendamente complicato (oggi forse più che mai?).

Dopo pochi minuti da quando prendo la parola, diverse classi abbandonano l’aula magna. Dentro di me penso che i ragazzi debbano assentarsi per un compito in classe o per altri impegni improrogabili o, più semplicemente, perché annoiati dalle parole del sottoscritto. Niente di tutto questo. Succede che un docente li invita ad alzarsi, succede che un folto gruppo di studenti e una parte degli insegnanti pensa che parlare di Resistenza ed epurazione equivalga a fare un comizio politico. Io proseguo ignaro di tutto ciò, fino alla fine quando nel dibattito il docente – tornato appositamente per gli ultimi minuti del mio intervento – invoca un contraddittorio, ritiene che quanto insegnato nei manuali di testo non corrisponde al vero, che i fascisti non esistono e che quanto si stava dicendo fosse assai lontano dalla verità storica.

Le sue parole mi disorientano, pensavo di fare una lezione di storia, scopro che per farlo devo avere a fianco una persona che la pensa in maniera opposta alla mia, che vuole parificare i fascisti ai partigiani, che sovrastima le vittime fasciste nel periodo di transizione, che parla di foibe perché io parlo di sterminio degli ebrei. Tutto diventa relativo ed estremamente liquido. Il tutto in una scuola pubblica italiana. Con l’appoggio dei ragazzi che plaudono al loro docente e denigrano l’Anpi.

Tornerò nelle scuole e da chiunque vorrà sentirmi parlare del mio libro e delle mie ricerche, convinto che le interpretazioni storiche divergenti siano uno degli aspetti più belli del mio lavoro ma convinto anche che certe verità, certi fatti a settantacinque anni dal loro svolgimento non possano e non debbano essere derubricate a semplici opinioni e non li presenterò mai come tali bensì come il risultato di accurate ricerche (mie e dei miei colleghi e colleghe).

Un ringraziamento agli amici dell’Anpi sezione Civitanova Marche e #ANPIMACERATA per aver provato a seminare qualcosa, al dirigente scolastico e ai docenti (pochi) che si sono mostrati solidali. A chi sostiene che il fascismo sia un oggetto del passato, dico solo che sta prendendo una grossa cantonata”.

Infine sempre il professor Andrea Martini, interpellato dai giornali sulla lettera degli studenti, ha detto: “Provo grande affetto per i ragazzi e con alcuni di loro mi sono anche confrontato quel giorno e spero solo possano incontrare un docente migliore. Quanto all’accusa che l’iniziativa avesse preso una piega politica, la respingo. Si discuteva su fatti basati su ricerche storiche”.

Lorenzo Marconi, coordinatore Anpi Marche

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Un continente ad alta tensione

Il subcontinente latinoamericano è in preda a fortissime convulsioni politiche. Alla base di tutto vi é una profonda rottura del tessuto democratico che si aggiunge (per conseguenza e non per causa) ad una insostenibilità delle politiche economiche e sociali. Le proteste, sebbene generate da situazioni diverse, hanno un comune denominatore: l’esaurimento della spinta propulsiva del liberismo monetarista che, nel suo svilupparsi, ha mostrato tutta la sua rudezza dottrinaria e ha determinato indici di povertà e diseguaglianze incompatibili con la tenuta democratica delle società. Emerge il suo limite intrinseco, la sua inapplicabilità a lungo termine su larga scala. Si certifica la crisi strutturale di un modello economico e politico venduto come il migliore possibile, generatore unico di ricchezza e stabilità; “un’oasi” come la definì il Presidente cileno Sebastian Piñera. A ben vedere, però, la ricchezza é per pochi, la fame per molti e la stabilità la si mantiene con le armi.

Il modello cui Piñera fa riferimento è quello monetarista, ma proprio quel modello è ora fortemente in crisi, in Cile come in tutta l’America Latina. Su questa crisi si è impantanata l’operazione di reconquista del continente da parte degli Stati Uniti. Obiettivo? Riportare nell’orbita statunitense l’America Latina, le sue ricchezze e il ruolo geopolitico di un continente che affaccia su due oceani, giacimento di fossili e minerali tra i primi al mondo, situato nella più grande biosfera e maggiore riserva d’acqua del pianeta.

Ma non solo di economia si tratta: c’è la dimensione ideologica di ultradestra dell’Amministrazione Trump, che ricorda costantemente la sua battaglia contro i Paesi socialisti (Cuba, Venezuela, Nicaragua) perché vede nello scalpo dei Paesi socialisti latinoamericani la sua vendetta storica, ma lo scontro si misura anche sull’asse geopolitico generale. Indipendenti dal Washington consensus, sviluppavano la cooperazione Sud-Sud, programmavano politiche unitarie per il continente e posizioni comuni nei fori internazionali. A questo si deve aggiungere la crescente penetrazione commerciale e militare di Russia, Cina e Iran, il voto diverso nelle assisi internazionali e il sostegno attivo ai BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica). Un “socialismo del terzo millennio” che non poteva andar bene agli USA che, sin dal primo Obama, vollero rivolgere di nuovo lo sguardo a Sud per riprendersi ciò che ritengono spetti loro, secondo la tristemente nota dottrina Monroe, recentemente rivendicata dal Segretario di Stato degli Stati Uniti, Mike Pompeo. Decisero dunque di rimettere al centro della loro politica estera l’America Latina, dove scaricano le loro eccedenze ed estraggono la ricchezza che serve non solo al mantenimento del ruolo di superpotenza ma anche alla loro stessa sopravvivenza, dato che l’America Latina produce tutto quello che gli USA non hanno ma che consumano in grande quantità. Colpi di Stato militari e parlamentari, cospirazioni politiche e giudiziarie, destabilizzazione dei governi e sanzioni, blocchi economici e campagne mediatiche, sono stati gli strumenti di volta in volta utilizzati per ridisegnare i rapporti di forza nel continente. Questa strategia è alla base delle convulsioni drammatiche che vive oggi il subcontinente latinoamericano.

Molti gli accecati dalla polizia cilena

Perché aldilà del differendo politico, quella porzione di America Latina che si vuole riportare con la forza nell’alveo degli Stati Uniti, nel corso degli ultimi 15 anni ha rappresentato un subcontinente in controtendenza sul piano della crescita economica. Mentre il declino del sistema finanziario trascinava i Paesi occidentali in una crisi profonda, oscillando tra crescita zero e recessione, il Pil dei Paesi latinoamericani cresceva con medie altissime, che sfiorava in Nicaragua e Bolivia il 5 % annuo. Alcuni esempi? In 11 anni di governo sandinista del comandante Daniel Ortega, il Nicaragua è passato dal penultimo al secondo posto continentale per crescita economica. Completamente gratuite sanità e istruzione, elettrificato il 98 % del Paese con il 61 % dell’energia derivante da fonti rinnovabili. Ridotti di oltre la metà gli indici di povertà relativa e assoluta, triplicata l’occupazione, pensioni a 60 anni e pagate con soli 20 anni di contributi. Costruiti 21 ospedali, 160 asili nido, asfaltati 3.500 kilometri di strade; costruite e regalate alla popolazione più umile 51.000 case, distribuiti più di un milione di pasti gratuiti nelle scuole pubbliche. Il Nicaragua è al quinto posto nel mondo per il Gender gap (il rapporto che mostra ampiezza e portata del divario di genere in tutto il mondo, ndr) e la bilancia commerciale dello Stato è in attivo.

La signora Jeanine Añez, eletta presidente della Bolivia dal parlamento in assenza di due terzi dei deputati, esulta brandendo le Sacre Scritture (da https://expoitalyonline.it/bolivia-jeanine-anez-promette-presto-nuove-elezioni/13136914)

In Bolivia si sono raggiunti risultati simili. Fino al 2005 era il Paese più povero della regione. Nei 14 anni del governo di Evo Morales è divenuta leader della crescita economica sudamericana con una media del 4,9 % negli ultimi sei anni e con una inflazione che il Fondo monetario internazionale stima in un 2 % per il 2019. La crescita ha avuto origine nella nazionalizzazione dei settori strategici, rinegoziando i contratti con le multinazionali del ramo estrattivo che tenevano per loro l’82% dei proventi delle risorse e pagavano allo stato boliviano il 18%. Invertiti completamente i parametri, con il controllo dello Stato sugli idrocarburi e l’elettricità, principali esportazioni boliviane all’estero, i proventi hanno finanziato gli investimenti pubblici e le politiche sociali.

Un modello di economia mista, che prevede l’intervento dello Stato (sia come regolatore che imprenditore) che quello dei privati che concorrono alla generazione del Pil, che è stato quadruplicato: dai 9,5 miliardi di dollari nel 2005 ai 40 del 2018. Ridotta della metà la povertà estrema: 38,2 nel 2005, 15,2 nel 2018. Secondo la Fao, la denutrizione è passata dal 30 al 19 %. Le disuguaglianze si sono ridotte e la disoccupazione dall’8,1 è scesa al mentre la speranza di vita è passata dai 64 ai 73 anni. Tra gli interventi a sostegno dell’economia familiare, vanno segnalati il bonus agli studenti, quello alle donne in gravidanza e quello agli anziani. Le politiche ridistributive hanno generato una spirale virtuosa: maggiore occupazione, crescita dei salari e sostegno alle piccole imprese artigianali a carattere familiare (che forniscono il 60 % dell’occupazione) hanno determinato l’innalzamento della domanda interna. Di questo trend di crescita ne ha beneficiato anche il settore informale, che non è più immerso nella povertà e ha creato ulteriore impiego.

Dal periodico ElComùn.es: “Il gabinetto golpista della Bolivia giura facendo con la mano destra il gesto che indica la supremazia bianca”

Tutt’altro scenario nei Paesi satelliti di Washington, dove sono precipitati gli indici di sviluppo socioeconomico, riportando in emersione denutrizione, analfabetismo, mortalità infantile e fenomeni epidemiologici come dettagli di un generale, brusco impoverimento dei rispettivi Paesi. La Colombia da alcuni giorni è teatro di scioperi generali con durissimi incidenti di piazza costati già 18 morti. L’acuirsi delle diseguaglianze ha reso labile il terreno della mediazione politica sui conflitti sociali: stando ai rapporti Fao la Colombia – che ha milioni di rifugiati in Venezuela e non al contrario come si racconta – è ormai un Paese con oltre il 14% della popolazione che si nutre di avanzi, quando riesce a trovarli. L’assassinio degli oppositori ha indotto al ritorno alla guerriglia le formazioni che avevano deposto le armi e lo strapotere dei paramilitari altera nel profondo il quadro politico.

L’Argentina, che ha visto il declino sottolineato con una disoccupazione record e la perdita del 75% del valore monetario del peso in soli 4 anni, ha conosciuto la sua prima carestia; non per caso l’elettorato ha votato a sinistra.

Il Perù è immerso in una crisi politica sullo sfondo di uno scontro virulento tra poteri dello Stato che pare non trovare soluzione.

Il Cile è avvolto nelle fiamme della protesta popolare contro il sistema pinochettista, una miscela di repressione e turbo liberismo; 25 morti (la triste conta è provvisoria, di qualche giorno fa) e 22.000 arresti sono ad oggi il tremendo bilancio di uno scontro tra un governo sordo alle istanze riformatrici e i giovani a loro volta sordi alle mediazioni della politica.

Una manifestazione contro l’attuale presidente cileno

L’Ecuador è scosso nelle fondamenta dalla ribellione contro un presidente che ha fatto del tradimento la moneta della sua carriera politica, indicando nel suo corpo elettorale che lo ha eletto il principale nemico e proponendosi come l’uomo delle multinazionali e del governo statunitense.

Il Brasile, potenza economica e politica fino al governo di Dijlma, è attraversato da una crisi sociale durissima e una scarsa credibilità politica. Il suo presidente viene ritenuto un problema dagli stessi militari che lo hanno insediato nel Planalto e l’uscita di Lula dal carcere ha virtualmente aperto il conto alla rovescia.

Haiti è in preda ad una rivolta sociale violenta, che è costata 36 morti e centinaia di feriti, oltre a mille arrestati, senza che la crisi sociale che ha generato la rivolta trovi sbocco.

In Honduras, dopo gli scioperi e la repressione del 2018, la mobilitazione sindacale e studentesca ha trovato nella richiesta di dimissioni del governo un terreno unificante e il Presidente è sotto inchiesta per traffici illeciti.

Guayana, Guatemala, Panama e persino l’insignificante Costa Rica hanno dovuto piegare con una brutale repressione le proteste sociali che hanno attraversato i rispettivi paesi nell’ultimo anno. E poi il colpo di Stato in Bolivia, realizzato con l’apporto diretto della Osa (Organizzazione degli Stati Americani) e degli Stati Uniti e concretizzato dall’oligarchia locale. Brogli elettorali mai esistiti, come ora ammettono senza imbarazzo, nomina a presidente di una signora legata al narcotraffico colombiana ed esponente di un partito del 5% dei voti. Ha giurato sulla Bibbia dichiarando odio per gli indigeni, ha minacciato i giornalisti ed espulso testate internazionali dal Paese mentre rompeva le relazioni diplomatiche con il Venezuela e dichiarava l’impunità per militari e polizia. 32 morti e 2800 feriti il bilancio fino ad ora di questa “democrazia” nazievangelica.

Le violente repressioni in corso denunciano anche la crisi politica di un sistema che sembra rifiutare le regole del gioco democratico. Si rifiutano verdetti elettorali, si mina in radice la legittimità del voto, ovvero l’essenza dei diritti politici, svelando così l’ideologia autoritaria di sistemi che vantano invece orientamento democratico e liberale. Nella difesa a qualunque costo di un modello necessario al mantenimento della leadership economica, politica e militare statunitense, il sistema entra in rotta di collisione anche con la democrazia formale. Si ripropone il ricorso ai militari da parte di un capitalismo messo all’angolo dalla sua stessa crisi. Una vecchia storia. Una sporca storia.

Fabrizio Casari, giornalista professionista, esperto dell’area latinoamericana e caraibica, già capo redattore Esteri di Liberazione

L’articolo Un continente ad alta tensione proviene da Patria Indipendente.

Anno IV n. 69

In questo numero:

 

 

 

 

In copertina

DONNE

Natalia Marino

Il 23 novembre a Roma il corteo contro la violenza alle donne. La presenza delle donne dell’Anpi

L’editoriale

Sardine che volano e cantano “Bella ciao”

Gianfranco Pagliarulo

La nuda società civile in quanto cittadini-persone “si fa” politica intervenendo nel dibattito pubblico, proponendo un altro codice etico, negando l’idea della politica ridotta a gestione del presente e ponendo all’ordine del giorno la lotta per la scelta del futuro

In primo piano

NOI, ANTIFASCISTI EUROPEI

Redazione

Il nuovo Speciale cartaceo di Patria indipendente su di un anno di iniziative dell’Anpi e delle altre associazioni partigiane e antifasciste del Vecchio continente. È possibile acquistarne copia

Servizi

Documenti -Video

La sfida attuale e il cuore dell’Anpi

Carla Nespolo

La relazione della Presidente nazionale al Consiglio nazionale

Documenti – Video

Radiografia dell’Anpi: in buona salute

Carlo Ghezzi

La relazione del responsabile nazionale organizzazione dell’Associazione al Consiglio nazionale

Interviste

Una questione di humanitas

Irene Barichello

Maurizio Bettini, docente di filologia classica, autore del saggio “Homo sum. Essere “umani” nel mondo antico”, Einaudi editore, 2019, pp. 132, libro € 12, ebook € 7,99

Cronache antifasciste

“Io esco da qui “senza odio

Luiz Inácio Lula da Silva

Il discorso di Lula appena liberato: “Loro non hanno arrestato un uomo, loro hanno cercato di uccidere una idea

Approfondimenti

NATO 1 – Breve storia dell’alleanza

Manlio Dinucci

In occasione del 70° anniversario della fondazione della NATO (North Atlantic Treaty Organization) pubblichiamo su questo numero due brevi saggi scritti per Patria, che esprimono punti di vista diversi sulla storia dell’alleanza. Qui il testo del geografo, ricercatore e saggista Manlio Dinucci

 

Approfondimenti

NATO 2 – Riflessioni in margine ad un anniversario

Virgilio Ilari

In occasione del 70° della fondazione della NATO (North Atlantic Treaty Organization) pubblichiamo su questo numero due brevi saggi scritti per Patria, che esprimono punti di vista diversi sulla storia dell’alleanza. Qui il testo dello storico militare ed accademico Virgilio Ilari

 

Cittadinanza attiva

Spegnevano l’incendio nazifascista

Mariangela Di Marco

Aperta il 25 giugno a Roma la prima sezione Anpi dedicata ai vigili del fuoco della Resistenza e intitolata a uno di loro, Antonio Nardi, vittima dimenticata del nazifascismo

 

Librarsi – Interviste

“L’Isis è tra noi: è un modo di pensare”

Antonella De Biasi

Colloquio con Maha Hassan, scrittrice curdo-siriana oggi esule in Francia. Fascismo e discriminazione di genere. Aleppo e il ricordo della nonna armena

 

Approfondimenti

Riflettendo sulle giovani generazioni

Giuseppe Carlo Marino

Siamo nel pieno di una rivoluzione, segnata da un’alleanza organica tra la tecnologia e il capitalismo globalizzato. Gli effetti fra le nuove generazioni. La facile presa demagogica di neofascismi e razzismi. Greta e le “sardine”. Necessario riattivare un organico rapporto tra generazioni non contro le trasformazioni in corso, ma al loro interno

Inchieste

La Galassia nera su Twitter

Gruppo di lavoro Patria su neofascismo e web

Il social network ha una politica decisamente più lassista verso gli account del vasto mondo che raccoglie l’intolleranza, il razzismo, le varie declinazioni del nazionalismo estremo e del fascismo 

Servizi

CasaPound e Forza Nuova fuori da Facebook. Come e perché

Gruppo di lavoro Patria su neofascismo e web

Una vicenda positiva ma con alcuni lati oscuri. E rimane l’interrogativo: perché dev’essere un privato a cancellare le pagine fasciste e non lo Stato democratico?

 

Cronache antifasciste

In gestione all’Anpi il Parco della Pace

Fabio Vallon

A Trieste firmata dal Comune la concessione a titolo gratuito dell’area presso il Poligono di tiro di Opicina, dove una lapide ricorda cinque antifascisti fucilati

 

Terza pagina

Interviste, Librarsi

Bosconero, gli streghi. E i partigiani

Giacomo Verri

Intervista a Aldo Simeone, autore di “Per chi è la notte?”, Fazi editori, 2019, 280 pagine, euro 13.60

Pentagramma

Giovanna, la testimone combattente

Chiara Ferrari

Biografia-intervista a Giovanna Marini, che, con lo sguardo sempre rivolto agli strati più disagiati, ha saputo dipingere con la sua voce, attraverso il vasto patrimonio dei canti di tradizione orale, un grandioso affresco epico

Librarsi

Campo minato: il fumetto che va in guerra

Letizia Annamaria Dabramo

Le nuove frontiere del “graphic novel” fra storia e giornalismo. Tre casi: “Palestine” di Joe Sacco, “Persepolis” di Marjane Satrapi, Kobane Calling” di Zerocalcare

 

Forme

500 anni dopo Raffaello

Francesca Gentili

Una stagione di celebrazioni in varie città, a cominciare dalla sua città natale Urbino, in memoria dell’artista pilastro del patrimonio culturale del nostro Paese e dell’intera umanità, sepolto al Pantheon

 

Red carpet

L’irrinunciabile lotta per la verità

Serena d’Arbela

“L’ufficiale e la spia”, regia di Roman Polansky, con Jean Dujardin, Louis Garrel, Emmanuelle Seigner, Grégory Gadebois, Hervé Pierre, USA, 2019

Librarsi

Giaime, o il dovere morale dell’intellettuale

Valerio Strinati

La mina tedesca: il vero romanzo di Giaime Pintor”, Roma, Ensemble, 2019, pp. 204, € 16

 

 

 

 

 

Ultime da Patria

Approfondimenti

Gli ebrei “non ebrei” di San Nicandro

Stefano Coletta

La lunga e strana storia di un gruppo di persone umili e analfabete che, nel pieno del ventennio fascista, si converte all’ebraismo nel paese del subappennino Dauno

Cittadinanza attiva

I 100 anni di chi denunciò (fra i primi) la Shoah

Matteo Pierro

È il periodico dei testimoni di Geova “Svegliatevi!”, che negli anni 30 si chiamava “Golden Age” e poi “Consolation”. La diffusione delle prime notizie fin dal 1933

Profili partigiani

Renato Tisato, inquisito perché gappista

 Annalisa Alessio

Il partigiano pavese, accusato nel 1957 di aver fucilato alcuni gerarchi fascisti, risponde che erano fra i “responsabili della guerra civile” e rivendica a sé l’azione militare

Cittadinanza attiva

Ancona: inaugurata la nuova sede Anpi

Vera Stara e Daniele Fancello

Grande folla il 27 ottobre. Tra i molti ospiti, Antonio Mastrovincenzo, presidente dell’Assemblea legislativa della Marche, Enzo Giancarli consigliere Regionale, il rappresentante della prefettura di Ancona, sindaci, assessori e consiglieri comunali, i rappresentanti delle associazioni, di Cgil, Cisl e Uil, della Cia

 

Cronache antifasciste

Cuneo, 26 aprile 1945: il massacro

Stefano Casarino

Otto persone, sei ebrei, un partigiano e un operaio, prelevate dal carcere da una banda di fascisti in fuga, caricate su un camion e fucilate alla base della quinta arcata del Viadotto Soleri di Cuneo. Nessuna ragione, se non la violenza omicida e la vendetta

 

 

Patria il quotidiano

Impiccata dopo il fermo delle forze di sicurezza in Cile

Redazione

L’artista Daniela Carrasco, “el mimo”. Ni Una Menos: “Daniela è stata violentata, torturata, nuovamente violentata fino al punto di toglierle la vita”. Sabato 23 novembre manifestazione nazionale contro la violenza alle donne. La partecipazione del Coordinamento nazionale Donne dell’Anpi

Genova: no all’odio, sì alla cittadinanza alla Segre

Natalia Marino

Sindaco di centrodestra e Consiglio comunale fanno propria la proposta della minoranza di dar vita ad una commissione comunale speciale contro odio e intolleranza e di conferire la cittadinanza onoraria alla senatrice a vita. La dichiarazione del presidente dell’Anpi della città della Lanterna Massimo Bisca

Nella notte dell’odio

Mariangela Di Marco

Un mese di ordinario fascismo & razzismo nella vita politica e sociale italiana. Un’escalation preoccupante

La libreria che fa paura

Natalia Marino

Migliaia in piazza a difesa de “La pecora elettrica” a Centocelle a Roma, data alle fiamme da ignoti. Il comunicato dell’Anpi di Roma. Lo storico Davide Conti: «Anche grazie a quel quartiere la Capitale è Medaglia d’Oro al Valor Militare per la Resistenza»

Liliana Segre e “La pecora elettrica”

Gianfranco Pagliarulo

Due episodi emblematici della metamorfosi di una parte del Paese: la scorta a Liliana Segre, il rogo di una libreria a Centocelle

Il fazzoletto Anpi a quota 6.050 metri

Redazione

Sulla vetta del Thalo Zom, montagna della catena himalaiana del Pakistan, grazie a Andrea Bollati, Massimo Marconi e il catalano Jordi Gassiot. La formidabile tradizione dei partigiani alpinisti

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Impiccata dopo il fermo delle forze dell’ordine in Cile

Daniela Carrasco, “el mimo” (da https://www.rai.it/resizegd/640x-/dl/img/2019/11/ 1574399060999.00054805_daniela_carrasco.jpg)

Finalmente anche i media nazionali hanno dato la notizia della morte della trentaseienne artista di strada Daniela Carrasco, “el mimo”, trovata impiccata in un luogo all’aperto in un comune della città metropolitana di Santiago del Cile il 20 ottobre, cioè circa un mese fa.

Daniela era stata fermata dalle forze dell’ordine. Da quel momento si erano perse le sue tracce. La versione delle autorità è che si sia suicidata. Proprio come Giuseppe Pinelli. Viceversa Ni Una Menos – corrispettivo cileno di Non Una Di Meno – collettivo femminista che da anni combatte contro la violenza di genere, afferma che “Daniela è stata violentata, torturata, nuovamente violentata fino al punto di toglierle la vita”. Daniela, fino al momento del fermo, era impegnata al fianco delle manifestazioni di protesta.

La polizia in queste settimane ha operato una repressione violentissima e sadica.

Cile, la violenza delle forze di sicurezza contro i manifestanti (da https://www.repstatic.it/content/nazionale/img/2019/10/21/ 004108824-45c29527-6604-45af-a9c3-2d67cce4b61d.jpg)

Si contano più di 25 morti, centinaia e centinaia di feriti in gran parte accecati dai “perdigones”, cioè i pallini sparati sulla folla da armi da fuoco della polizia. Scrive Repubblica che “vengono sparati anche senza che ci sia un reale rischio, spesso ad altezza del viso e quasi sempre da distanza ravvicinata. Si calcola che almeno 200 persone siano state ferite agli occhi, alcuni hanno perso la vista”. A ciò si aggiungono drammatiche testimonianze delle torture e degli stupri dei fermati nelle caserme. Uno scenario così grave legittima l’unica versione possibile della morte di Daniela, quella fornita da Ni Una Menos.

Il Cile è oggi nelle mani del presidente Sebastián Piñera, uomo di destra. L’intero Paese è scosso da manifestazioni e iniziative contro gli intollerabili livelli di diseguaglianza determinati da una politica economica ultraliberista. Si riapre il tema della violenza dello Stato nel Cile dove nel 1973 si era imposta con la forza delle armi la dittatura militare di Pinochet, quando il legittimo presidente Salvador Allende era morto durante l’attacco militare al Palacio de la Moneda.

La drammatica morte di Daniela Carrasco, con tutta probabilità assassinata dai suoi sequestratori, uomini dello Stato, è una conferma del criterio molto relativistico con cui Paesi di democrazia liberale a regime economico liberista affrontano la questione dei diritti umani, a cominciare dal diritto alla vita, un tema che troppo spesso riguarda solo i diritti umani degli altri. Per di più, si tratta dell’ennesimo femminicidio, questa volta per mano istituzionale. Colpisce il silenzio dell’UE e del governo italiano, laddove sarebbero urgenti quanto meno i passi diplomatici necessari a contestare la deriva di barbara violenza in corso nel Paese sudamericano.

Daphne Galizia e il luogo in cui è stata assassinata (da https://www.articolo21.org/wp-content/uploads/2018/10/daphne-caruana-galizia-948941-1024×580.png)

È recente l’assassinio brutale di Hevrin Khalaf, segretaria generale del Partito Futuro siriano, da parte della soldataglia turca o dei macellai dell’Isis come conseguenza dell’invasione della Siria del nord est da parte delle truppe di Erdogan e l’omicidio a colpi di arma da fuoco di Almaas Elwan, ex attivista per i diritti umani a Mogadiscio. È di due anni or sono l’assassinio di Daphne Galizia, reporter di Malta. Il mandante, l’uomo d’affari Yorgen Fenech, è stato arrestato pochi giorni fa mentre cercava di lasciare Malta in barca, ma rimangono oscuri eventuali coinvolgimenti di personalità del governo. Ed è passato un anno dal sequestro in Kenia di Silvia Romano, di cui non si hanno notizie. Questo, per non parlare delle violenze e dei femminicidi quotidiani in situazioni di guerra e di pace.

Tanti buoni motivi, a cominciare dal sacrificio della cilena Daniela Carrasco, “el mimo”, per partecipare alla manifestazione contro la violenza alle donne promossa per sabato 23 novembre da Non Una Di Meno a Roma. L’Anpi ci sarà col suo Coordinamento Nazionale Donne (e anche con i suoi uomini). Appuntamento sotto il suo striscione alle 13.45 davanti alla chiesa di Santa Maria degli Angeli in piazza della Repubblica.

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NOI, ANTIFASCISTI EUROPEI

Come contrastare il dilagare allarmante in tutta Europa di formazioni neofasciste, neonaziste, razziste, sessiste, xenofobe? Nasce da questa domanda il nuovo numero speciale cartaceo di Patria Indipendente “Noi, antifascisti europei – Un anno di impegno europeista contro ogni oscurantismo, razzismo, nazionalismo”.

Aggiornato ai più recenti eventi, lo Speciale pubblicato in questo novembre 2019 offre analisi, diagnosi e il percorso avviato dall’Anpi insieme alle associazioni antifasciste e della Resistenza dei Paesi europei, anche dell’est, oltre che di altri continenti, a partire da un’anatomia dettagliata dell’orda nera, grazie alle testimonianze raccolte nel Forum internazionale “Essere antifascisti oggi in Europa – Emergenza democratica: una risposta unitaria e popolare a vecchi e nuovi fascismi”, organizzato a Roma nel dicembre 2018 dall’Associazione dei partigiani d’italia, presieduta da Carla Nespolo.

Il numero propone inoltre i documenti sottoscritti dai rappresentanti delle associazioni per la costruzione di un largo fronte democratico, siglati in occasione di eventi realizzati in Austria, Slovenia e Ungheria, senza dimenticare come nacque il progetto di una rete permanente (nel seminario milanese sui musei europei della Resistenza).

Una sezione dello Speciale, non a caso presentata nella prima parte, è dedicata alla Fir, la Federazione internazionale dei Resistenti, a cui l’Anpi aderisce fin dalla fondazione nel 1951, che terrà il 17° Congresso in Italia, a Reggio Emilia, dal 29 novembre al 1° dicembre prossimi.

Con questo numero si conferma la vivacità culturale e ideativa dell’Anpi e la sua significativa capacità operativa e soprattutto si fornisce un utile strumento per le future battaglie civili che attendono quanti hanno a cuore la democrazia in Italia, in Europa e nel mondo.

È possibile acquistare una copia dello Speciale cartaceo al costo di euro 2,50 cadauna scrivendo all’indirizzo e-mail comitatonazionale@anpi.it

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Genova: no all’odio, sì alla cittadinanza alla Segre

L’odg votato all’unanimità 1

Un colpo di scena, un via libera, e all’unanimità, niente affatto scontato l’istituzione a Genova di una commissione comunale speciale contro odio e intolleranza come quella creata in Senato su proposta dalla senatrice a vita Liliana Segre. E così il sì anche alla cittadinanza onoraria alla donna divenuta simbolo del riscatto dagli orrori della Shoah. Lo ha stabilito il 12 novembre scorso il parlamento locale, riunito a palazzo Tursi, al termine di una vicenda che molto racconta all’intero Paese.

Spiega Massimo Bisca, presidente dell’associazione provinciale dei partigiani: «Con questo atto il Consiglio ha contratto un obbligo impossibile da disattendere e ha stabilito un prima e un dopo nel dare risposta al sentire democratico della città Medaglia d’oro della Resistenza». Che qualcosa fosse cambiato nell’atteggiamento dell’Amministrazione guidata dal sindaco Marco Bucci lo si era capito già il 2 novembre. «Il Primo cittadino si è ben guardato dal mandare, come invece lo scorso anno per la commemorazione dei defunti, un rappresentante del Comune con tanto di fascia tricolore a omaggiare i repubblichini della Rsi – rivendica Bisca –. Dopo le proteste dell’Anpi, dei sindacati, delle forze politiche democratiche, le polemiche e l’indignazione corali suscitate da quella iniziativa, questa volta, seppure una corona è stata deposta, non c’era l’ombra di incaricati ufficiali».

L’odg votato all’unanimità 2

La cronaca dell’impegno civile antifascista ci porta al giorno successivo, 3 novembre. La città della Lanterna si prepara a una marcia silenziosa per commemorare l’anniversario dell’iniziò della deportazione degli ebrei genovesi, quando con un agguato nazifascista dentro la sinagoga, furono arrestate circa venti persone e proseguirono con altri arresti nei giorni successivi: di 261 persone avviate alla morte nei lager, solo in venti tornarono. «L’Anpi – continua Bisca – si è rivolta pubblicamente all’inquilino di palazzo Tursi con una semplice domanda: la partecipazione del Comune è frutto di un vero convincimento? Un dubbio legittimo se al contempo venivano portate corone a chi si è reso complice di quel crimine. Nel comunicato chiedevamo di dare una risposta con atti concreti, cioè con una sua presa di posizione positiva sulla richiesta avanzata in Consiglio comunale per l’istituzione di una commissione che ricalcasse esattamente quella proposta dalla senatrice a vita Liliana Segre». Aggiunge il presidente Bisca: «Inoltre abbiamo ricordato al sindaco Bucci che il prossimo 24 novembre Liliana Segre riceverà a Genova il prestigioso Premio Primo Levi».

Se infatti la proposta di conferire la cittadinanza onoraria a Segre era in cantiere, avanzata dalle opposizioni, si è ritenuto ancor più necessario fare un passo avanti. «La minoranza ha fatto propria la richiesta dell’Anpi di varare anche una commissione speciale contro l’odio e il razzismo». L’11 novembre, preparatoria alla discussione in Aula, si è riunita la commissione consiliare che è aperta alla cittadinanza e alle associazioni del territorio, e un folto gruppo di persone ha voluto presenziare e anche intervenire a favore della proposta. Una seduta a dir poco tempestosa: i consiglieri di Fratelli d’Italia hanno provato sul momento a mettere i bastoni tra le ruote, sollevando ragioni ostative a norma di regolamento, ma il dibattito era ormai di dominio cittadino.

L’odg votato all’unanimità 3

Un segnale importante è stato l’intervento sulla stampa locale di Seniores Costa, esponente di primissima fila di Forza Italia in città: «Nei giorni di ottobre sulla vicenda della commissione Segre in Senato, la posizione di Forza Italia a Genova era stata netta, di forte critica al gruppo parlamentare, sostenendo che su alcuni temi non ci possono essere né se né ma». Il 12 in Aula, una sorpresa niente affatto immaginabile fino alle ore precedenti: «La maggioranza di centrodestra ha accolto e votato l’odg con la proposta impegnativa ed esplicita avanzata della minoranza», dice Bisca. In altre parole, il centrodestra al governo della città ha accettato le proposte dell’opposizione conferendo la cittadinanza onoraria alla senatrice a vita e soprattutto «votando sì all’istituzione della commissione Segre, prendendo addirittura un impegno vincolante votato all’unanimità». Trentanove su trentanove hanno detto sì, e un lungo scrosciante applauso ha sottolineato il pronunciamento di Palazzo Tursi.

Una vittoria della democrazia che da Genova sembra mandare un messaggio a quelle forze politiche nazionali del centrodestra che mai in passato avevano messo in discussione la loro vocazione liberale, mentre in questi ultimi mesi, a parte qualche voce fuori dal coro, sono sembrate allinearsi alle parole d’ordine di Salvini e Meloni.

Una conferma è nelle ultimissime notizie. Sempre grazie all’Anpi, che – si sa – non si accontenta degli allori quando in gioco ci sono la democrazia e la memoria delle lotte per i diritti conquistati con la Resistenza. Massimo Bisca, coordinatore dei partigiani liguri, oltre che presidente genovese, ha preso carta e penna e oggi, 18 novembre, dalle colonne del principale quotidiano locale, il Secolo XIX, scrive al presidente di Regione, Giovanni Toti, affinché in occasione del 75° della Liberazione, fra una manciata di mesi, l’aula del consiglio regionale sia intitolata al partigiano Presidente della Repubblica Sandro Pertini, nato a Savona, e di cui proprio nel 2020 ricorre il 30° della scomparsa. Questa la risposta di Toti, affidata a una immediata nota stampa: “Sarei ben lieto che l’assemblea legislativa ligure intitolasse a Sandro Pertini l’Aula consiliare”. Continua Toti: “L’attuale giunta, del resto, fin dall’inizio del suo mandato ha valorizzato la figura di Pertini […]. Pertanto aderiamo con favore all’iniziativa lanciata dall’Anpi”.

Insomma su Genova, la città dove nel 1960 con la straordinaria mobilitazione dei giovani dalle magliette a strisce insieme ai lavoratori del porto e delle fabbriche impedì il congresso dell’Msi, sembra alzarsi una brezza che ha tutti i requisiti per divenire un “vento del Nord” e fischiare forte fino alle orecchie di Salvini e Meloni.

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Nella notte dell’odio

Nazifascismo. Ancora. Questa volta in provincia di Siena. Dodici estremisti di destra progettavano anche l’attacco alla moschea di Colle Val d’Elsa, la più grande della Toscana. A sventare il piano, l’intervento della polizia della città del Palio coordinata dalla Dda di Firenze, che ha portato a dieci indagati e a due arresti: Andrea Chesi e il figlio Yuri. Nella loro casa è stato scovato un arsenale: tritolo, polvere da sparo, ordigni della seconda guerra mondiale, e anche armi regolarmente detenute, carabine, fucili, pistole. E cimeli nazifascisti. Secondo la Procura, il gruppo puntava a realizzare «una struttura qualificata pronta all’azione».

Le indagini sarebbero partite dalle intercettazioni di alcune conversazioni sui social inneggianti all’odio razziale, al fascismo e al nazismo. Chesi padre è noto alle cronache locali per aver sfilato, due anni fa, a bordo del suo sidecar militare delle SS. Su Facebook dichiarava di essere il segretario della federazione senese del Movimento Idea Sociale, partito politico fondato nel 2004 da Pino Rauti, già leader di Ms-Fiamma Tricolore. Pare inoltre che Chesi si fosse candidato per le provinciali del 2009 in Alleanza Nazionale senza esser stato eletto.

Da https://www.scambieuropei.info/i-10-epitaffi-piu-divertenti-e-famosi/

Di certo amava farsi ritrarre in divisa mimetica, come testimonia una foto conservata in un album intitolato SS-Panzer-Division Das Reich. Uno degli scatti lo riprende mentre fa il saluto romano nel luogo dove fu ucciso Mussolini. Un altro è preso di fronte a un cartello dell’Anpi: con la mano sembra fingere di impugnare un’arma per spararci sopra.

Andando a ritroso, tra il 27 e il 28 ottobre in alcuni comuni italiani si sono tenute cene commemorative dell’anniversario della marcia su Roma, il giorno zero del calendario fascista. Commemorazioni a cui hanno partecipato anche rappresentanti delle istituzioni. È successo a Castel del Piano, in provincia di Grosseto, dove i commensali sono esponenti del partito Fratelli d’Italia. Con tanto di fasci littori e bandiera con effigi di Benito Mussolini. A denunciare quanto accaduto è stato Federico Badini, segretario del Pd del comune grossetano, dove nel 2014 si sono celebrati i settanta anni dalla Liberazione dal nazifascismo. Su questi fatti, alcuni esponenti del Pd hanno presentato un’interrogazione parlamentare destinata alla ministra dell’Interno Luciana Lamorgese.

Alla cena di Acquasanta Terme, nelle Marche, ha preso parte anche il sindaco di Ascoli Piceno, Marco Fioravanti, sempre di Fratelli d’Italia. Sui menu della serata, anche qui, presenti effigi del Duce e fasci littori. L’Anpi ha presentato un esposto in prefettura per chiedere di indagare sullo svolgimento dei fatti e depositato una querela per il reato di apologia al fascismo.

Proprio in queste terre, l’11 marzo 1944, i nazifascisti trucidarono 42 persone con il pretesto di stanare i partigiani della banda del capitano Bianco. A guidare la spedizione furono dei fascisti della provincia marchigiana e di Acquasanta, coperti da pastrani tedeschi e passamontagna per camuffarsi. Ma vennero riconosciuti. Gli uomini di Bianco riuscirono a fuggire e i militi tedeschi razziarono viveri e incendiarono gli abitati, scagliandosi sulla popolazione inerme.

A Predappio, in provincia di Forlì-Cesena e nota per aver dato i natali a Benito Mussolini, in tremila hanno sfilato davanti alla tomba del Duce. Con il beneplacito del sindaco Roberto Canali, il primo di centrodestra dal dopoguerra, che lo scorso luglio ha dichiarato: «Noi, come amministrazione comunale, abbiamo sempre auspicato l’apertura fissa della tomba perché per Predappio è un risorsa e fonte di turismo». Canali ha inoltre negato a due studenti il contributo previsto dal municipio per «un Treno della Memoria che ignora altri luoghi di oppressione, come il Muro di Berlino o le Foibe». Le quote necessarie a mandare i due ragazzi delle scuole superiori predappiesi in visita ad Auschwitz sono state versate dal Comitato provinciale Anpi di Forlì Cesena – che da tempo in realtà concorre alle spese del progetto – e dall’associazione GenerAzioni in Comune.

Squadristi (da https://it.wikipedia.org/wiki/ Squadrismo#/media/File:Squadristi.jpg)

Poche ore prima, a Collebeato, nel bresciano, un gruppo di persone ha lanciato un esplosivo contro il centro Sprar, il sistema di accoglienza per richiedenti asilo, e depositato nella cassetta della posta dell’abitazione del sindaco Antonio Trebeschi materiale esplosivo che, deflagrando, l’ha sbalzata a vari metri di distanza. Il raid si è concluso con scritte razziste sul municipio, con annessa svastica sotto la lapide in memoria dei partigiani. Bombe, nazismo e razzismo condensati in una notte.

Anpi e Fiamme Verdi, la formazione partigiana di ispirazione cattolica nata nel 1943 in provincia di Brescia, scrivono in una nota: «Invitiamo tutti a non lasciarsi assuefare alla banalità del male, a non cedere alle minacce e alle intimidazioni del nazifascismo che rialza la testa, a non tollerare che atteggiamenti di razzismo, sopraffazione e violenza tornino a diventare strumenti di lotta politica. […] Non fingiamo di non vedere i rigurgiti del fascismo e del nazismo che dettano l’agenda politica di alcune forze politiche».

Arriviamo al 30 ottobre.  Il Senato si deve esprimere  sull’approvazione della mozione per l’istituzione della Commissione straordinaria che «ha compiti di osservazione, studio e iniziativa per l’indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza nei confronti di persone o gruppi sociali sulla base di alcune caratteristiche quali l’etnia, la religione, la provenienza, l’orientamento sessuale, l’identità di genere o di altre particolari condizioni fisiche o psichiche» dichiara il testo. La votazione ha visto 151 favorevoli, nessun contrario e 98 astenuti dei partiti Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia. Al termine, mentre la parte destra dell’emiciclo rimaneva in silenzio, un lungo applauso è partito dalla parte sinistra per Liliana Segre, promotrice di questa commissione, che tempo prima così commentava: «Chi entra nel memoriale della Shoah trova scritta una parola: indifferenza. Da senatrice ho depositato un disegno di legge per istituire una commissione parlamentare bicamerale di monitoraggio e di controllo sugli hate speech, i discorsi d’odio. Un invito che il Consiglio d’Europa ha fatto ai 28 Stati membri, il nostro sarebbe il primo caso. Le parole d’odio sono l’anticamera della fine della democrazia. L’imbarbarimento del linguaggio è arrivato a livelli intollerabili».

La motivazione dell’astensione del centrodestra è spiegata nelle parole di Matteo Salvini: «Quello che per voi è razzismo, per noi non esiste», aggiungendo che si tratta di presunto razzismo e che una commissione del genere non ha senso di esistere perché in Italia non ci sono fascisti, dimenticando di esser stato ritratto a tavola, lo scorso maggio, con lo stato maggiore di CasaPound e di aver concesso la pubblicazione della sua biografia ad Altaforte, braccio editoriale della formazione neofascista. La Lega gode della simpatia dello squadrismo di CasaPound, monopolizza il suo slogan “Prima gli italiani” e continua a polarizzare in modo estremo l’opinione pubblica sui temi comuni ai due partiti.

L’esito della votazione in Senato sulla proposta di Commissione straordinaria

La costituzione di questa commissione ha portato, tuttavia, alla necessità di assegnare una scorta a Liliana Segre per le minacce e la mole di messaggi di odio e di insulti che riceve: circa 200 al giorno. Uno dei tanti dice «A casetta» sotto l’immagine di un forno, riferendosi alla terribile esperienza che la senatrice a vita ha vissuto nel campo di concentramento di Auschwitz.

Tutto questo perché si è esposta, perché ha preso una posizione nel dibattito pubblico in quanto vittima della Shoah, il genocidio di 6 milioni di ebrei di cui furono responsabili i nazisti e i loro alleati. Italia inclusa. All’età di 8 anni Segre venne espulsa dalla scuola che frequentava a Milano perché ebrea: era il 1938, anno dell’entrata in vigore delle leggi razziali. Alla discriminazione seguì la persecuzione. Nel 1943 fu deportata in Germania con il padre, che morirà poco dopo. Dei 776 bambini italiani di età inferiore ai 14 anni deportati ad Auschwitz, Liliana Segre è tra i soli 25 sopravvissuti.

L’esito della votazione in Senato sulla proposta di Commissione straordinaria

Un mondo rovesciato dove la testimonianza vivente degli orrori perpetrati dai nazisti, diventa bersaglio. Eppure Erich Priebke, ufficiale delle SS e condannato all’ergastolo per la strage delle Fosse Ardeatine del 24 marzo 1944, ha camminato – seguito da una scorta – tranquillamente per le strade di Roma, dove scontava la pena agli arresti domiciliari. Fino alla sua morte, nel 2013. Mai un’espressione di comprensione per le vittime o le loro famiglie: per cento anni, quanti ne ha vissuti. Il carnefice Priebke partecipò alla pianificazione e realizzazione dell’eccidio dove persero la vita 335 persone in rappresaglia all’attentato di via Rasella da parte dei partigiani. Si scelse la ritorsione del 10 a 1: dieci fucilati italiani per ogni tedesco ucciso. Alla fine la proporzione fu addirittura superata. Nel 1948 il comandante Herbert Kappler era stato condannato all’ergastolo per lo stesso crimine. Anche lui avrebbe dovuto scontare la pena in Italia, ma riuscirà a fuggire dall’ospedale militare del Celio dove era ricoverato. Morirà in libertà nel 1978.

«Quest’odio porta una firma: quella di Matteo Salvini e Giorgia Meloni, due guitti che stanno diffondendo odio e ignoranza e che hanno portato all’odio verso un simbolo così importante. La democrazia vive anche grazie a testimonianze come questa perché non riaccadano le stesse dinamiche autoritarie. Chi le ha vissute può portare l’allarme meglio di chiunque altro» chiosa lo scrittore Roberto Saviano sulla sua pagina social.

Una vicenda inoltre, quella della scorta armata a Liliana Segre, che continua a preoccupare le coscienze democratiche. Diversi consigli comunali, infatti, hanno proposto il conferimento della cittadinanza onoraria alla senatrice a vita. Ma non sono mancati i contrasti. «Manca il legame con la città di Pescara e dovremmo mettere in fila tante persone che hanno subito le stesse vicende» dichiara il sindaco Carlo Masci, di Forza Italia, negando la mozione avanzata dal centrosinistra. Poi, qualche giorno dopo, rilancia: «Il 27 gennaio, Giorno della Memoria, daremo la cittadinanza onoraria a Liliana Segre, all’Unione delle Comunità Ebraiche (Ucei), a tutti i sopravvissuti dei campi di concentramento e alla Brigata Ebraica». Mozione invece approvata all’unanimità, alla presenza di decine di cittadini, dal Consiglio comunale di Varese. In Aula però alcuni esponenti della formazione neofascista Dodici Raggi, meglio conosciuta come Do.Ra., hanno cercato di impedire il normale svolgimento della seduta. Bloccato dalla polizia, il gruppo ha insultato, in un comunicato, il vicario della questura, Leopoldo Testa, e le stesse forze di polizia, accusate di svolgere il loro compito per uno «stropicciato stipendio». Per questi fatti, il sindaco di Varese, Davide Galimberti, Anpi, Cgil e Uil hanno espresso solidarietà a Testa.

Lo scorso marzo, 52 militanti di Do.Ra. sono stati rinviati a giudizio dalla Procura di Busto Arsizio, che a dicembre 2017 ha disposto il sequestro della sede di Caidate, nel varesotto. Razzisti, xenofobi, si ispirano ai principi del nazionalsocialismo con negazione della Shoah, hanno per simbolo i dodici raggi del castello tedesco dove avevano sede le SS, celebrano il compleanno di Hitler con tanto di rituali del Terzo Reich in raduni dove partecipano centinaia di militanti che arrivano anche dall’estero. L’accusa è di aver tentato di ricostruire il partito fascista.

La quarta edizione della Mappa dell’Intolleranza, progetto dell’associazione Vox Osservatorio Diritti, dimostra ancora una volta come i social media diventino un veicolo privilegiato di incitamento all’intolleranza e all’odio verso gruppi minoritari, data la correlazione sempre più significativa tra il ricorso a un certo tipo di linguaggio e la presenza di episodi di violenza. Lo studio ha esaminato il periodo tra marzo e maggio 2019. «I dati emersi mostrano una drammatica correlazione tra il linguaggio dei politici sempre più caratterizzato da toni intolleranti e discriminatori con l’aumento dei tweet razzisti e xenofobi» spiega Marilisa D’Amico, co-fondatrice di Vox e docente ordinaria di diritto costituzionale all’università degli Studi di Milano. «Ciò non solo sembra creare un clima culturale sempre più ostile al diverso, ma legittima la diffusione dei discorsi d’odio lesivi dei principi di uguaglianza e di solidarietà, ai quali è ispirata la nostra Costituzione» continua D’Amico. La rilevazione riporta alcuni esempi. Tra questi, due sono particolarmente emblematici: quello del 23 marzo dove il giornalista Gad Lerner, in quanto ebreo, viene apostrofato e allontanato da un corteo di Forza Nuova a Prato. E quello del 27 marzo in cui Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, pubblica un post dove definisce l’ebreo americano George Soros usuraio. Nei giorni menzionati e in quelli successivi, l’antisemitismo online ha avuto picchi elevatissimi.

Ma non è ancora tutto. A Bologna due esponenti di Fratelli d’Italia – il parlamentare Galeazzo Bignami e il consigliere comunale Marco Lisei – in diretta Facebook hanno comunicato i nomi degli abitanti della case popolari esposti sui citofoni. Gran parte di loro è di origine straniera e vive in quelle case in maniera legittima, perché assegnate loro dal Comune. «Sulle case e i negozi degli ebrei i nazisti affiggevano cartelli che potessero agevolarne il riconoscimento. Oggi il censimento della razza che ruba agli ariani, si fa con telecamera e Facebook – chiosa sulla sua pagina social la legale Cathy La Torre, promotrice della campagna Odiare ti costa, che ha presentato una segnalazione al Garante della Privacy –. La diffusione di nomi, cognomi indirizzo di residenza degli assegnatari degli alloggi popolari per essere lecita deve ricevere il consenso degli interessati. Senza tali requisiti la diffusione viola la normativa in materia di protezione dei dati personali».

Il deputato Galeazzo Bignami e il consigliere comunale Marco Lisei, entrambi bolognesi, di Fratelli d’Italia, con Giorgia Meloni (da http://masterx.iulm.it/today/bologna-facebook-case-stranieri-denunciati/)

Dallo scorso settembre Facebook e Instagram hanno rimosso le pagine di CasaPound Italia e Forza Nuova – inclusi i profili dei loro dirigenti – perché «diffondono odio o attaccano gli altri sulla base di chi sono». Lo stesso trattamento hanno ricevuto anche le formazioni neofasciste Alba Dorata in Grecia e British National Party e Britain First nel Regno Unito. Cosa cambia tra le formazioni rimosse e quelle che continuano ad assumere gli stessi linguaggi? In molti in questi giorni se lo chiedono.

Va inoltre registrato quanto accaduto a Roma, nel quartiere Centocelle: roghi appiccati alla libreria la Pecora Elettrica, già danneggiata da un incendio nella notte precedente il 25 aprile, e appena tre giorni dopo, al bistrot Baraka. Poche settimane prima, dello stesso atto criminale era stata vittima anche la pinseria Cento55, poco distante dalla libreria. Gli inquirenti indagano sulla malavita organizzata che controlla lo spaccio nella zona, ma non si escludono intrecci con gruppi dell’estrema destra. Non sarebbe infatti la prima volta di connessioni tra criminalità e galassia nera. Basti pensare ai connubi negli stadi tra tifoserie violente, ambienti delittuosi e formazioni che si richiamano a ideologie fasciste e naziste, come attestano numerose inchieste della magistratura.

Il pannello di Rufina danneggiato

Agli episodi di maggiore rilevanza vanno aggiunti fatti minori, che destano tuttavia grande preoccupazione tra i cittadini. Segnaliamo, per esempio, quanto accaduto a Rufina, piccolo paese del territorio di Firenze, dove è stato danneggiato, nel tentativo di bruciarlo, un murale che l’Anpi aveva donato alla comunità locale ed esposto nella sala di attesa della stazione ferroviaria. «Sappiamo distinguere peso e importanza degli episodi che stanno accadendo nel nostro Paese – scrivono il sindaco Vito Maida e la sezione dell’associazione dei partigiani –. Resta però molto grave anche il tentativo di appiccare fuoco a un dipinto che rappresenta le tante Resistenze, a partire da quella compiuta dai partigiani per conquistare la libertà e la Costituzione a quelle di oggi, i migranti che arrivano con i barconi e sempre più spesso muoiono in mare, fino ai disoccupati giovani o meno giovani che cercano lavoro, passando per chi lavora senza diritti e servizi sociali».

Mariangela Di Marco

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